lunedì 28 settembre - Aggiornato alle 07:57

Scuola, Marini incontra Ibm a New York: «Lavoriamo per portare modello P-Tech in Umbria»

Nell’istituto di Brooklyn che ha inaugurato un nuovo sistema con inserimento in azienda: «Interessati a fare da regione pilota»

La presidente Marini e gli studenti. Foto archivio U24

di Ivano Porfiri

«Mio padre lavora da McDonald’s, io farò l’ingegnere all’Ibm». Una frase che fa effetto a sentirsela dire specie se, come è capitato alla presidente Catiuscia Marini, a pronunciarla è un ragazzo di colore dietro il banco di una scuola in una delle zone meno scintillanti di New York. Siamo al 150 di Albany Avenue, in un edificio scolastico in cui si entra passando sotto al metal detector, non troppo lontani dagli edifici diventati modaioli dei Brooklyn Hights e Dumbo, a migliaia di chilometri dall’Umbria. Tuttavia, nel trolley la governatrice si è portata l’immagine di un istituto che mette insieme l’alta specializzazione tecnologica con l’emancipazione sociale. Un mix creato dal connubio tra scuola pubblica e investimento di un’azienda privata come l’Ibm che potrebbe attecchire anche nella nostra regione.

FOTOGALLERY: VISITA ALLA P-TECH

Connubio Umbria-Ibm Il seme è stato già gettato nell’anno scolastico 2017/18 in cinque istituti umbri, dove sono arrivati 20 TJBot, piccoli robottini collegati al sistema cognitivo Watson, che gli studenti dovranno programmare. Si tratta del primo progetto educativo della Fondazione Ibm Italia, con Regione, Ufficio scolastico regionale e Confindustria, che mira a «fare entrare le competenze digitali nei curricula degli studenti, affinché diventino una componente essenziale della formazione scolastica con ricadute positive sul territorio e sull’economia regionale», come ha spiegato il direttore della Fondazione Ibm, Angelo Failla, presentandolo di recente a Spoleto. Coinvolti l’Istituto industriale Campani di Spoleto, il Franchetti-Salviani di Città di Castello, il Di Betto di Perugia, il Ciuffelli di Todi e il Tacito-Metelli di Terni.

Visita alla P-Tech Grazie a questo contatto, in occasione del viaggio a New York per le iniziative di promozione turistica collegate alla settimana della Maratona, i vertici dell’Ibm hanno invitato la presidente umbra a visitare la P-Tech (Pathways in Technology Early College High School) ovvero il primo istituto in cui il Dipartimento per l’educazione della città di New York, la City University of New York, il New York City College of Technology e Ibm nel 2011 hanno messo in pratica un nuovo modello di istruzione con un ciclo di sei anni, che unisce i quattro dell’high school ai primi due del college. Per la consegna dei primi “Associate in Applied Science degree”, nel 2017, a Brooklyn c’era perfino Barack Obama. Nel frattempo le scuole sul modello del P-Tech sono diventate 70 (saranno cento nel 2018) con la prima esportata all’estero, nel 2016 in Australia. E ora si guarda all’Europa.

Un modello da importare «È stato davvero molto interessante – commenta Catiuscia Marini, accompagnata nella visita dal presidente dell’Ibm International Foundation Stanley S. Litow e ricevuta dal preside ‘rasta’ Rashid Davis – vedere come, in un contesto socialmente difficile, sia stato creato un modello didattico incentrato sulle competenze matematico-scientifiche e soprattutto sul connubio tra scuola e lavoro in grado di dare un futuro a questi ragazzi e ragazze». Ogni studente del P-Tech è seguito, oltre che dagli insegnanti, da un mentor dell’azienda (non solo Ibm) in cui fa esperienza con visite e stage. «Incontrando alcuni allievi – racconta Marini – mi ha colpito la loro visione di un futuro che trae spunto dalle competenze che stanno acquisendo qui. È un modello che sarebbe bello replicare in Umbria».

Sbarco in Umbria La volontà della Regione, da questo punto di vista, è di stringere ancora di più il legame creato con la Fondazione Ibm. Un nuovo incontro dovrebbe avvenire a Perugia il 20 novembre prossimo, in occasione del convegno “Sistema PAese 4.0”. «Il tema – sottolinea Marini – è quello di introdurre un sistema di competenze matematico tecnologiche che apra la strada al mondo del lavoro, ma anche di fornire alle imprese avanzate quelle risorse che oggi spesso faticano a trovare. Ovvio che il metodo P-Tech andrebbe calato nel sistema scolastico italiano. Intanto monitoriamo questo primo anno nei cinque istituti umbri, poi vedremo se, di concerto con l’Ufficio scolastico regionale, si potranno fare ulteriori passi avanti per fare dell’Umbria una regione pilota in questa sorta di modello di alternanza scuola-lavoro all’avanguardia».

5 risposte a “Scuola, Marini incontra Ibm a New York: «Lavoriamo per portare modello P-Tech in Umbria»”

  1. fabrizio ferranti ha detto:

    Alla signora Marini sfugge un particolare che già in Umbria ci sono stati 100 dipendenti IBM però il connubio non è stato considerato abbastanza importante visto che detti dipendenti sono oggetto di licenziamento tramite l’operazione Present Systems srl

  2. Mauro Rigutini ha detto:

    A questo fulgido esempio di lungimiranza politica, che corrisponde alla Presidentessa Marini, mi sento di dire che probabilmente, affaccendata come è a mantenere il suo didietro incollato alla poltrona di Palazzo Cesaroni, è sfuggito che IBM aveva già dal 1990 una società con sede a Perugia, chiamata Mediosystem, che si occupava di informatica nel mondo bancario. Dapprima funzionale al vecchio Mediocredito dell’Umbria, poi, a partire dal 1998, alle vecchie Casse di Risparmio dell’Italia Centrale (oggi tutte sacrificate sull’altare della Legge Amato). Queste persone, con forte professionalità riconosciuta in tutti gli ambiti, sono state prima vendute a Sistemi Informativi (società anch’essa di proprietà di IBM) e già da 10 anni si parla di farle fuori da parte di IBM in qualsiasi modo; le altre vendute da IBM a fine 2013 ad un gruppo milanese chiamato Present, che in questi gionon prova a rni ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 60 persone su 145. Mi viene da chiedere alla Presidentessa Marini: perchè invece di credere alle favole che racconta IBM non prova a chiedere conto alla multinazionale americana di quali siano le sue reali intenzioni di sviluppo in Umbria e per l’Umbria?

  3. Marilena Trottolini ha detto:

    Signora Marini mi associo ai commenti precedenti per ricordarle che l’BM aveva un centro di eccellenza a Perugia che era MEDYIOSYSTEM spa, dove i ragazzi delle scuole venivano in gita a visitare gli impianti , che negli anni 90 erano all’avanguardia nel settore IT.
    Tutto questoè stato piano piano smaltellato, comprese le altre professionalità di chi ci lavorava, nell’indifferenza delle istituzioni locali.
    Proprio oggi quello che rimane di quella eccellenza è oggetto di definitiva liquidazione, da parte del gruppo Present, attuale proprietario, che sta facendo il lavoro sporco, che non vuol fare la IBM e cioè licenziare i dipendenti.
    Signora Mrini si faccia dire da IBM cosa vuol fare in Umbria e in Italiaa.

  4. Marilena Trottolini ha detto:

    Signora Marini mi associo ai commenti precedenti per ricordarle che l’IBM aveva un centro di eccellenza a Perugia che era MEDIIOSYSTEM spa, dove i ragazzi delle scuole venivano in gita a visitare gli impianti , che negli anni 90 erano all’avanguardia nel settore IT.
    Tutto questoè stato piano piano smaltellato, comprese le altre professionalità di chi ci lavorava, nell’indifferenza delle istituzioni locali.
    Proprio oggi quello che rimane di quella eccellenza è oggetto di definitiva liquidazione, da parte del gruppo Present, attuale proprietario, che sta facendo il lavoro sporco, che non vuol fare la IBM e cioè licenziare i dipendenti.
    Signora Marini si faccia dire da IBM cosa vuol fare in Umbria e in Italia

  5. luigi Ramacciati ha detto:

    ah quando potevamo fregiarci del titolo “Una società del gruppo IBM” ! Peccato che nessun politico si sia accorto di noi allora. peggio poi oggi che ci mandano a casa perché ibm non ha più bisogno di una professionalità come la nostra

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