lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 03:03

Caso scuola Carbonesca, se responsabilità non fa rima con umanità

di Maurizio Troccoli Diritto allo studio e diritto allo studio sotto casa, il caso della cuola di Carbonesca mette il dito nella piaga del problema delle piccole scuole nelle piccole frazioni montane, alimentando la confuzione

di Maurizio Troccoli

Il caso della scuola di Carbonesca solleva una problematica sul diritto allo studio, materia sulla quale molti paesi in Europa si sono interrogati lasciando emergere un ventaglio di posizioni e opzioni contrastanti tra loro, rispetto al rapporto tra responsabilità collettiva e diritti individuali. Quella di Carbonesca è una piccola vicenda che in qualche modo riflette la condizione di numerose piccole frazioni umbre e italiane alle prese con il rischio di vedersi chiuse le strutture che ospitano pochi studenti. A riguardo c’è chi sostiene che l’estenuante difesa della sopravvivenza delle piccole scuole possa determinare il problema di confondere il presunto diritto allo studio, con il diritto allo studio sotto casa. Questa impostazione ha determinato in Italia il pullulare di scuole in ogni dove garantendo così la presenza della scuola a danno spesso della qualità dell’istruzione. In Italia e, quindi anche in Umbria, la spesa per l’istruzione si compone di due voci, l’una di gran lunga prevalente sull’altra: ovvero il costo per gli stipendi agli insegnanti che quasi azzera gli investimenti sulla qualità dell’istruzione. Avere meno scuole, quello che prende il nome di «accorpamento» scolastico, potrebbe, secondo il parere di molti, secondo numerosi modelli sperimentati in Europa e secondo i dati Ocse, liberare risorse a favore di una didattica di qualità. Si potrebbe quindi non commettere un azzardo nel pensare che investire in un adeguato servizio di trasporto pubblico per portare bambini e ragazzi in scuole migliori e più efficienti, più grandi e magari dotate di palestre, laboratori ed altro, oltre a significare un risparmio per molti piccoli comuni potrebbe significare un investimento sicuro verso la formazione dei propri piccoli cittadini. Ecco perchè in molti denunciano il fatto che si confonda la presunta difesa al diritto allo studio con l’inoppoprtuna pretesa al diritto allo studio sotto casa.

Ma a Carbonesca sarebbe accaduto qualcosa che estremizza le posizioni contrastanti tra chi rivendica la libertà e l’autonomia della scelta della migliore istruzione per i propri figli e chi, invece, rivendica il diritto di tenere in vita una scuola con pochi bambini, scadendo in quella che una mamma definisce «discriminazione», qualcun altro definirebbe «assenza di umanità» ed altri ancora considerano «responsabilità». Ovvero il pieno rispetto della regola secondo cui su uno scuola bus sale soltanto chi ne ha il diritto, ovvero gli studenti della scuola media di questa frazione che non avendocela sotto casa, sono costretti ad andare in quella del comune prossimo. Diritto che non ha un bambino di una scuola primaria che invece la scuola ce l’ha sotto casa e sceglie, per motivi personali, di andare nella scuola primaria del comune vicino. E’ vero le regole vanno rispettate. E per farlo c’è una proloco che si mette in contatto con l’autista di quello scuola bus – come scrive lo stesso presidente della proloco – accertandosi che le regole vengano rispettate e che quindi su quel pulmino salgano solo i ragazzi della scuola media e non i bambini della scuola primaria. Lo stesso presidente della proloco si premura di contattare anche il comune chiedendo di essere coerenti con gli stessi accordi dell’anno precedente ovvero di non derogare rispetto al trasporto dei soli ragazzi della scuola media. Tradotto: di non fare salire su quel bus i due o tre bamini di quella frazione che hanno scelto di andare alla scuola primaria nell’altro comune, là dove quel bus è diretto per trasportare i ragazzi delle scuole medie della stessa frazione. A tale premura – secondo quanto riportato dal presidente della proloco – risponderebbe appunto il Comune di Gubbio che rassicura la proloco  sul fatto che nulla è cambiato e che quindi i bambini della scuola primaria su quel bus non devono salire, ovvero devono provvedere da se ad andare a scuola nell’altro comune. Tutto legittimo ovviamente, tutto nelle regole. Ma a cosa è dovuta tanta premura? E’ dovuta al fatto che chi sceglie di mandare i propri figli in un’altra scuola «mette a repentaglio la sopravvivenza della scuola di Carbonesca», così scrive il presidente della proloco convinto che gravi sulla mamma di quella bambina o sulle altre mamme che fanno la stessa scelta, la responsabilità di determinare il rischio chiusura per quella scuola e quindi scrive: «Crediamo che garantire il diritto allo studio di un intero bacino di utenza di 19 bambini sia prioritario per questa amministrazione», come se altrimenti fosse compromesso il diritto allo studio. In una piccola località puntare il dito contro una singola mamma potrebbe tradursi in una reale discrimanazione da parte di quelle altre mamme che invece lottano affinchè quella scuola resti in piedi. Ma questo può essere motivo di ulteriori approfondimenti. Quello che invece resta in gioco è la responsabilità di chi amministra e l’umanità verso una bambina che chiede alla propria mamma perchè quel bus l’ha lasciata a piedi. Ci si chiede cioè se il rispetto delle regole non possa essere garantito senza che si determinino spiacevoli accadimenti interpretati come «discriminatori» e se la responsabilità del nuovo sindaco di Gubbio, Diego Guerrini, non possa tenere conto innanzitutto dell’umanità verso due o tre piccoli cittadini del suo comune e, in secondo luogo, del dovere di preservare una mamma da pesanti accuse, i cui esiti possono essere imprevedibili, di essere cioè la responsabile di un presunto rischio di chiusura della scuola, che è determinato da scelte del governo per «politiche di efficienza del sistema scolastico», sicuramente opinabili, nonostante vadano valutate -secondo il parere di chi scrive – nell’ottica dei sacrifici che il Paese è chiamato a compiere, e, infine, se non sia il caso di marcare una differenza rispetto a quanto avvenuto in passato sia con l’amministrazione Ercoli, sia con la stessa amministrazione Guerrini viste le conferme che sarebbero giunte alla proloco di Carbonesca. Un appunto sia consentito sul titolo del precedente articolo pubblicato su Umbria24 verso il quale il presidente della proloco storce il naso: ci si augura che i titoli non voglia suggerirceli.

 

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