lunedì 24 giugno - Aggiornato alle 23:42

Sanità, a Terni e Orvieto tecnologie avanzate ma M5s teme riorganizzazione servizi

Investimenti milionari per acceleratore lineare e risonanza magnetica, Fiorelli: «No ad accorpamento reparti tra ospedali»

Con un investimento di 2,5 milioni di euro, l’Azienda ospedaliera di Terni verrà presto dotata di un innovativo acceleratore lineare compatto per il trattamento radioterapico dei malati di tumore: lo ha reso noto nei giorni scorsi l’assessore alla Salute, Coesione sociale e Welfare, Luca Barberini, dopo che la Giunta regionale ha dato il via libera all’acquisto di questa nuova tecnologia sanitaria. Già tagliato il nastro all’ospedale di Orvieto, invece, per la nuova risonanza magnetica. Sul tema della sanità umbra interviene però il consigliere ternano Claudio Fiorelli del M5s che teme per l’annunciato accorpamento di cinque reparti di alta specialità tra gli ospedali di Terni e Perugia.

Oncologia Terni Con fondi propri dell’Azienda Santa Maria di Terni e un cofinanziamento regionale la nuova apparecchiatura è destinata alla struttura complessa di Radioterapia oncologica di Terni che, nel 2018 ha assistito oltre 1200 pazienti. Si tratta di una strumentazione molto evoluta e dotata dei più recenti avanzamenti tecnologici. Unisce le proprietà di un acceleratore lineare a intensità modulata a quelle di uno scanner elicoidale, consentendo di aumentare l’efficacia clinica dei trattamenti radioterapici, con un grado minore di tossicità e la massima tutela dei tessuti sani. Risulta particolarmente efficace nella cura delle neoplasie alla prostata, alla testa, al collo, al polmone al cervello e al pancreas”.

 Diagnostica e consultorio A proposito di investimenti in campo sanitario, l’ospedale di Orvieto è stato dotato di una risonanza magnetica di ultima generazione utile a migliorare la qualità, la sicurezza e l’appropriatezza degli esami diagnostici, in particolare in ambito oncologico e neuroradiologico. Il nuovo strumento, acquistato con un investimento di 900mila euro, è stato inaugurato giovedì alla presenza della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, l’assessore regionale alla Salute, alla Coesione sociale e al Welfare, Luca Barberini, il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, Imolo Fiaschini, dg della Usl Umbria 2 e il vescovo della Diocesi di Orvieto – Todi, monsignor Benedetto Tuzia. Contestualmente è stata inaugurata anche la nuova sede del Consultorio familiare della città, una struttura moderna, accogliente e funzionale, già pienamente operativa, con uno spazio particolare dedicato all’allattamento al seno e ai bambini.

Sanità umbra Riguardo il presidio ospedaliero di Orvieto, Barberini ha sottolineato che «nel nuovo piano sanitario ne sarà confermato il ruolo strategico nella rete dell’emergenza urgenza, che significa anche proseguire la politica degli investimenti per potenziare i servizi a favore dei bisogni di salute cittadini». A tale proposito, il direttore generale della Usl Umbria 2, Imolo Fiaschini, ha annunciato che “entro febbraio arriverà ad Orvieto un nuovo strumento radiologico polifunzionale ed è in acquisto una nuova Tac.

Politica Proprio sul piano sanitario regionale ha però da ridire il consigliere del M5s di Terni Claudio Fiorelli: «L’idea generale potrebbe presentarsi come un efficientamento dei servizi, eppure si parla di unificazione di cinque reparti di alta specialità presenti nelle aziende ospedaliere di Perugia e di Terni. Se si va a leggere nel dettaglio le discipline che si vogliono accorpare – prosegue il consigliere Fiorelli –  queste comprendono i direttori di strutture complesse che a Terni sono in via di pensionamento o che già hanno abbandonato il proprio posto di lavoro. Questa unificazione potrebbe celare un accentramento di un blocco di attività, servizi e competenze verso l’ospedale di Perugia, lasciando a Terni solo le briciole. Si sta parlando di discipline ad alta specialità, cardiochirurgia, neurochirurgia, chirurgia toracica, oncoematologia con trapianti e chirurgia oncologia. Vista l’importanza dei reparti e delle relative ripercussioni sulla cittadinanza, vorrei che, ci fosse una equa distribuzione e non un taglio a discapito dell’ospedale di Terni.  Bisogna comprendere che quando si sposta un paziente, perché non si può curare nella sua città di riferimento, viene compromessa anche la vita del nucleo familiare che subisce numerosi disagi. Oggi – conclude il consigliere – scontiamo la mancanza di una strategia che realmente tenga conto dei bisogni di Terni e dei suoi cittadini, e della reale parificazione, di questi, tra le due province».

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