sabato 20 ottobre - Aggiornato alle 08:35

San Bevignate, Romizi chiede un tavolo per fermare l’opera ma il vero nodo è la richiesta di danni

Il sindaco prende posizione con un post su Facebook. Bori chiama in causa Barelli e Moriconi, Nevi vuole il caso in Regione

La ricostruzione grafica del progetto

di D.B.

Un tavolo tra Comune, Regione, Adisu, Sovrintendenza e Università «per parlare del futuro del sito di San Bevignate». A chiederlo, con un post su Facebook, è il sindaco di Perugia Andrea Romizi che nel pomeriggio di giovedì ha scelto il social network per prendere una posizione sull’argomento. Un caso, quello della mancata costruzione del collegio, tornato al centro della cronaca dopo le dimissioni dell’amministratore unico, il professor Luca Ferrucci, e la nomina al suo posto del dirigente della Regione Maria Trani. A sollecitare il Comune a prendere una posizione era stata proprio la Regione, per bocca dell’assessore Antonio Bartolini, nel corso della presentazione del nuovo commissario straordinario. «I cittadini – dice Romizi nel suo post – già in passato hanno espresso la loro ferma contrarietà al progetto di un nuovo studentato, in un’area così carica di valori storico culturali. Tanto più oggi che sarebbe da considerarsi un progetto inattuale e privo di utilità, a fronte delle diverse esigenze che conseguono agli importanti mutamenti che negli anni hanno interessato Università e città. Ciò anche in coerenza ad una nuova idea di città, tesa a prediligere il recupero e la valorizzazione degli spazi esistenti piuttosto che il consumo di nuovo suolo».

LA NOMINA DI TRANI E IL PRESSING DELLA REGIONE SUL COMUNE
NUOVA MONTELUCE, ECCO IL NUOVO STUDENTATO

Romizi Il problema, in realtà, non è la costruzione del collegio, di fatto ormai uscita dal novero delle possibilità e sulla quale tutti sono contrari. Nel giro di pochissimi giorni infatti, a meno di sorprese a oggi non preventivabili la Soprintendenza, come spiegato a Umbria24 da Marica Mercalli, emetterà un nuovo parere negativo; quindi, nessuna ruspa al lavoro. Il vero problema sta nel capire come uscirne indenni, o meglio, chi dovrà pagare i danni (di certo oltre un milione di euro) che il gruppo di imprese che hanno legittimamente vinto l’appalto chiederà. È tutto qui il gioco del cerino in corso tra Regione, Comune, Università, Adisu e Soprintedenza e i vari supporter. Intanto dopo la conferenza stampa di Trani e Bartolini anche la politica torna a prendere posizione sul caso. Il consigliere comunale pd Tommaso Bori sostiene che «non esistono scappatoie tra cavilli e ricorsi, la questione è di scelta politica. Dopo averla ignorata per 4 anni, va affrontata e risolta. Riteniamo necessario richiamare il Comune di Perugia e l’Università degli Studi sull’urgenza di chiarire, con atti ufficiali e non attraverso proclami a mezzo stampa, la loro posizione ufficiale rispetto allo studentato di San Bevignate».

SOPRINTENDENTE: «NUOVO PARERE? VALUTAZIONE NEGATIVA»

L’attacco a Barelli Bori ricorda che ormai del collegio si parla da 15 anni e che, in termini di numero di studenti e mancati spostamenti delle facoltà della Conca, il mondo è cambiato, tanto che ora lo studentato è nato poco più su, nella Nuova Monteluce, e proprio nei prossimi giorni sarà consegnato. Poi, parte l’attacco al vicesindaco urbano Barelli: «Costruì la sua candidatura – scrive – proprio sulla questione di San Bevignate, in maniera del tutto strumentale, alternando conferenze stampa a comizi elettorali e fiaccolate nell’area del progetto: ieri, nel 2014, da oppositore tuonava contro il Comune di Perugia a cui addossava tutte le responsabilità dicendo che “certe aree devono essere intoccabili”, oggi, nel 2018, dalla poltrona di governo ha cambiato totalmente versione sostenendo che l’amministrazione comunale non può incidere e concedendosi un’assordante silenzio sulla vicenda. Ma il vice-sindaco Barelli ha una grande responsabilità: non aver fatto nulla per quasi 4 anni, nella speranza di trovare scorciatoie legali o che qualcun’altro risolvesse la questione al suo posto per poi rivendicarne i meriti. Ma le concessioni edilizie sono in capo al Comune di Perugia e se lui, il sindaco o la giunta ritengono di volerle revocare è nelle loro facoltà».

L’ULTIMA SENTENZA SUL CASO

Nevi Bori tira in ballo anche il rettore Franco Moriconi dato che l’Ateneo è proprietario del terreno: « ravvisa ancora la necessità dello studentato a San Bevignate? Essendo l’Università proprietaria del terreno ha nelle proprie disponibilità la possibilità di rescindere il protocollo». A intervenire sul caso, dal fronte opposto della barricata, è anche il consigliere regionale Raffaele Nevi (FI): «A breve – dice – presenterò una mozione per far si che dello Studentato di San Bevignate se ne discuta all’interno dell’Assemblea legislativa umbra. Ormai anche alla luce di autorevoli interventi di esponenti del Pd si sta consolidando l’idea, da me condivisa, di evitare in tutti i modi la realizzazione di quell’opera frutto di una amministrazione di centrosinistra poco attenta ad ascoltare i cittadini e poco interessata a preservare quella che Cucinelli chiama la bellezza dei luoghi. Certamente bisogna fare tutto ciò evitando possibilmente contenziosi legali e problemi alle casse pubbliche. Soprattutto evitando pietosi tentativi di scaricare le proprie responsabilità politiche su altri nel tentativo di confonderle, che invece sono tutte in capo al vecchio e nuovo centrosinistra». Il gioco del cerino continua.

Twitter @DanieleBovi

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