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mercoledì 21 ottobre - Aggiornato alle 20:28

Rocchetta, Tar boccia cambio di destinazione: «Doveva essere coinvolta la Comunanza»

Ennesimo capitolo della complessa vicenda sui pozzi gualdesi: si valutano nuovi ricorsi

Photo by Jonathan Chng on Unsplash

di Iv. Por.

Illegittimo il cambio di destinazione d’uso di alcune particelle di terreno della montagna gualdese che mette in discussione il prolungamento della concessione a Rocchetta dopo il 2022. Viene così parzialmente accolto l’ennesimo ricorso della Comunanza agraria dell’Appennino gualdese che bloccherebbe ancora l’ampliamento con tanto di investimento che l’azienda vorrebbe fare. Tuttavia, nella sentenza pubblicata lunedì 28 settembre il giudice amministrativo respinge anche tutta un’altra serie di ricorsi, in un quadro molto complesso, e riafferma come l’illegittimità sia ristretta al cambio di destinazione d’uso e non incida sulla concessione per coltivazione del giacimento di acque minerali in essere con scadenza 2022.

Si valuta ricorso Mentre la Comunanza canta vittoria, comunque, Rocchetta insieme a Comune di Gualdo e Regione Umbria (i tre soggetti hanno sempre fatto fronte unico per portare avanti la proroga e quindi l’investimento per ampliare gli investimenti dell’azienda) stanno leggendo attentamente le carte per valutare la possibilità di un ulteriore appello. Va poi ricordato che c’è un altro fronte giudiziario sui pronunciamenti del Tribunale per gli usi civici contro cui è stato già presentato appello.

La sentenza La prima sezione del Tar dell’Umbria, con la sentenza di lunedì, riunisce tre ricorsi, provando a mettere ordine su una vicenda non certo semplice. Oggetto del contendere è la determinazione dirigenziale del 5 ottobre 2017 la Regione Umbria con cui ha autorizzato “a sanatoria” il mutamento di destinazione d’uso dei terreni in cui insistono i pozzi denominati R1 e R5 esplicitando che gli stessi “sono stati riacquisiti in gestione dalla Comunanza agraria appennino gualdese a seguito della sentenza n. 9/2016 del Commissario per la liquidazione degli usi civici per il Lazio, Toscana e Umbria”. Nella parte motiva l’Amministrazione, dopo aver espressamente riconosciuto l’appartenenza dei terreni alla Comunanza, ha “ritenuto … che il Comune di Gualdo Tadino sia titolato a chiedere in sanatoria il cambio di destinazione dei terreni in argomento, consentendo alla Comunanza Agraria di riacquisire le gestione dei beni in regola con la normativa sugli usi civici”; il mutamento di destinazione è stato, quindi, accordato per una durata pari a quella della concessione regionale per lo sfruttamento del giacimento di acqua minerale, in quanto funzionale all’attività dei pozzi, valutato, tra l’altro, che l’utilizzo dei terreni ai fini dello sfruttamento dell’acqua minerale non inficia in alcun modo l’esercizio dei diritti di uso civico.

Comunanza da coinvolgere Ad avviso del Collegio, invece, il provvedimento regionale si presenta «viziato e contraddittorio laddove, pur avendo espressamente riconosciuto l’appartenenza delle aree in oggetto in capo alla Comunanza Agraria Appennino Gualdese, ricostituita dal 2014, e che il ruolo di supplenza esercitato dal Comune di Gualdo Tadino fosse esaurito al momento della proposizione dell’istanza di mutamento da parte dello stesso Comune, ha ritenuto di poter autorizzare il mutamento “a sanatoria” all’esito di un procedimento che non ha visto il coinvolgimento della Comunanza stessa». Alla Comunanza «quale riconosciuto rappresentante istituzionale del bene civico, avrebbe dovuto essere riconosciuta la spettanza dell’iniziativa nel procedimento in esame; anche a voler ritenere ammissibile, alla luce della peculiarità della vicenda de qua, il ruolo d’impulso esercitato dal Comune, non può ritenersi comunque legittimo il totale esautoramento dell’attuale gestore».

Pozzo e concessione Vengono invece respinte alcune istanze della Comunanza. Inammissibili, ad esempio, le contestazioni su particelle non oggetto del cambio di destinazione, come l’area su cui insiste il cosiddetto “pozzo storico”. Così come il Collegio ritiene opportuno evidenziare come «l’illegittimità non incida sulla concessione per coltivazione del giacimento di acque minerali in già essere con scadenza all’anno 2022, in quanto i relativi provvedimenti, come già evidenziato, non tempestivamente gravati, sono inoppugnabili».

 

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