mercoledì 20 novembre - Aggiornato alle 23:40

Riscaldamento globale, in Umbria temperatura su di oltre due gradi in 10 anni

Ganapini di Arpa: «Dobbiamo agire, non esiste un pianeta B», Centro studi Ezio Vanoni di Terni: ‘Dal dialogo all’impegno’

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«L’Umbria, in dieci anni, ha visto aumentare di +2,2 gradi centigradi la propria temperatura. Nei fiumi sta cambiando radicalmente la popolazione ittica».  Poi la frecciata ai negazionisti: «Cercano di fare del tutto per farci credere che gli asini volino. La realtà è che dobbiamo fare presto e affrontare i problemi. Un ‘pianeta B’ non c’è». Così Walter Ganapini, direttore generale Arpa Umbria, è intervenuto al’hotel Michelangelo di Terni, dove si è dibattuto sul tema ‘Dal dialogo all’impegno (per un futuro sostenibile della comunità ternana)’, tavola rotonda organizzata dal Centro studi Ezio Vanoni e dall’associazione Pensare il domani, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2019, promosso dall’Asvis, assieme a Cesvol, alla Enne di Narni, PagineSì e Novamont.

Teleriscaldamento Prendendo spunto anche dall’enciclica di Papa Francesco ‘Laudato si’, si è parlato della necessità di intervenire per un nuovo modello sostenibile che salvi l’ecosistema e anche dell’impatto da parte della cultura cattolica nei confronti di questo tema. «La forza del Papa – ha detto ancora Ganapini – è stata quella di sintetizzare in modo straordinario tutto il tema e di portarlo fuori da un mercato della politichetta quotidiana, tenendolo alto sul piano morale. Per questo, Papa Francesco è profondamente temuto. Bisogna tenere conto in assoluto del tempo. Le priorità, le sappiamo bene. A Terni c’è urgenza a fare subito il teleriscaldamento perché c’è parecchio calore che circola in città e bisogna mettere le mani sul verde urbano. La città ha radici importanti nel settore manifatturiero, è il cuore della chimica verde italiana, l’acciaieria diventa la prima a chiudere il cerchio sul recupero delle scorie».

Sviluppo sostenibile Renata Natili Micheli, coordinatrice del centro studi Vanoni, ha introdotto i lavori e spiegato: «Il nostro centro studi è quello che per primo ha tentato questa sperimentazione dal basso. Siamo a un tornante, nella storia del Paese. Un tornante difficile. Cerchiamo di mettere insieme un pensiero laico ed un’aspirazione cattolica». A coordinare il dibattito è stato Giacomo Porrazzini, che ha posto domande e questioni ai relatori per sviluppare la tavola rotonda. «Questo evento – dice – chiude un festival che porta una organizzazione che ha come obiettivo quello di portare in Italia un modello di sviluppo capace di seguire le indicazioni dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dedicata allo sviluppo sostenibile. Affrontiamo anche le questioni di questa città, che ha perso lavoro, ma ha perso anche il suo apparato commerciale. Terni ha bisogno di un nuovo sviluppo, che dovrà essere sostenibile».

Laudato si Gianni Bottalico, di Alleanza per lo sviluppo sostenibile, lancia una sfida per informare meglio i popoli, su un problema molto sentito da molti, ma non ancora ben recepito da tutte le componenti sociali: «Affrontiamo temi di cui ancora ha conoscenza solo un 20% della popolazione. Gli incontri su questi temi, sono ancora un po’ da élite. Per questo, con la nostra assciazione vogliamo scendere tra la gente. Non si tratta solo di cambiare gli stili di vita. La sfida, è molto più ampia. Si tratta di informare e di lavorare perché ci sia una nuova visione. Bisogna pensare in una modalità nuova. C’è da fare un discorso particolare pure con le istituzioni. Il tema è capire come far entrare questo argomento nell’agenda politica del nostro paese».

Ambiente e povertà Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo sostenibile, aggiunge: «Va evitato il rischio di restare in discorsi troppo generici, non cogliendo il vero spirito dell’enciclica di Papa Francesco. L’agenda 2030, se non coglie bene il tema della sostenibilità ecologica, rischia di restare solo una sorta di petizione. Nell’enciclica ‘Laudato sì’ di Papa Francesco, c’è grande padronanza delle tematiche ambientali, ponendo l’accento sul carattere epocale della crisi climatica. Oggi abbiamo sviluppato un modello ad altissimo consumo di energia e di materiali. In proiezione, nel 2050 arriveremmo ad un raddoppio di utilizzo dei materiali. In questo secolo, sono aumentate di 20 volte le emissioni pro capite di gas serra. Adesso bisogna individuare le priorità e muoversi tempestivamente. Non cogliere ora nuove possibilità di sviluppo, vuol dire compromettere tutto. Attenzione, perché il danno ambientale penalizza di più le componenti più povere. Una suddivisione tra tutti delle riorse e dell’accesso ai beni, è fondamentale». Anche Fra Riccardo Lufrani, teologo e docente all’Università Lumsa di Roma, ha fatto riferimento all’enciclica ‘Laudato sì’: «Il Papa ci invita ad impegnarci, a gettarci nella mischia, senza paura e con coraggio. Con un linguaggio molto diretto e chiaro. C’è chi sostine che questa enciclica, diventata tra l’altro un best seller in Svezia, sia stata fondamentale per la conferenza di Parigi. Serve una visione Cristiana ben formata del mondo, per costruire una grande civiltà basata sull’amore».

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