domenica 22 settembre - Aggiornato alle 14:25

Rifiuti fuori regione, partita da sei milioni: battaglia su chi dovrà pagare il conto. Il nodo del nuovo cda Gesenu

Del caso si è parlato a Palazzo dei Priori nel corso di un incontro tra Comune e azienda. Auri studia l’ipotesi dell’arbitrato

La discarica di Borgogiglione (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Chi paga il conto? La domanda su chi dovrà mettere mano al portafogli per coprire i costi aggiuntivi sostenuti per smaltire fuori regione parte dell’immondizia dell’Ato 2 a causa dello stop di Pietramelina e del fermo di Borgogiglione, è da giorni al centro dei discorsi nei palazzi della politica e negli uffici che si occupano del dossier. Del caso si è parlato nuovamente lunedì mattina a Palazzo dei Priori, dove intorno a un tavolo si sono seduti il sindaco Andrea Romizi, il suo vice Urbano Barelli, i dirigenti del Comune Vincenzo Piro (Ambiente) e Dante De Paolis (Bilancio), l’avvocato Giuseppe Caforio e ciò che rimane del consiglio di amministrazione di Gesenu dopo le dimissioni di Alessandra Fagotti, ovvero il presidente Luca Marconi e il consigliere Alessandro Formica. Il nodo, ovviamente, sono i costi aggiuntivi, all’incirca dai 100 ai 150 euro a tonnellata, sostenuti per smaltire fuori regione quella frazione di rifiuti che, dopo lo stop imposto in seguito alle inchieste, non si possono più trattare in alcuni impianti.

La bolletta Il conto per l’intero sistema, almeno secondo le stime fatte durante la riunione, sarebbe intorno a sei milioni di euro e di questi alcune centinaia di migliaia di euro sono in capo al solo Comune di Perugia. Nero su bianco la giunta comunale ha scritto, nell’ultimo Piano economico finanziario di Gesenu approvato, che a pagare la bolletta dovrà essere Gesenu, senza scaricare i costi sui cittadini; concetto ribadito anche nel corso del summit. La richiesta di fatturazione aggiuntiva è stata già inviata da Gesenu-Gest all’Ati che per il momento ha stoppato il dossier girando tutto all’Auri, l’Autorità unica regionale per l’acqua e i rifiuti che sta passando al setaccio tutte le clausole contrattuali. L’ipotesi principale per risolvere la contesa? Al momento pare essere quella di un arbitrato. Quanto agli impianti a proposito di quello di Pietramelina stando alle promesse fatte da Gesenu, dovrebbe riprendere a funzionare nei primi giorni di giugno.

Nodo cda Poi c’è la partita di Borgogiglione, e in particolare dell’impianto refitted: nelle ultime ore Tsa, l’azienda che gestisce la raccolta e lo smaltimento nell’area del Trasimeno, ha depositato il ricorso al Tar in cui lamenta l’erronea applicazione delle linee guida Ispra a proposito dei collaudi, chiedendo la sospensione della determina dirigenziale 202 del 2017. In tutto ciò il sindaco Romizi nei prossimi giorni dovrà risolvere anche un altro problema, quello del rinnovo del consiglio di amministrazione di Gesenu. Marconi e Formica sono in scadenza e contestualmente all’approvazione del bilancio, prevista per il 30 giugno, il primo cittadino dovrà prendere una decisione. Le scelte sono due: confermarli entrambi (sempre che vogliano restare, il che è tutt’altro che scontato) e riempire la casella lasciata vuota da Fagotti oppure cambiare tutto.

Twitter @DanieleBovi

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