venerdì 10 luglio - Aggiornato alle 04:10

Rifiuti, gara a sei per il nuovo piano d’ambito: le associazioni presentano 17 proposte

A fine mese la decisione dell’Auri. Il coordinamento «Rifiuti zero» alla giunta regionale: «Umbria deve promuovere economia circolare»

La discarica di Borgogiglione

Sono sei gli studi di progettazione che si stanno occupando della redazione del nuovo piano d’ambito regionale dei rifiuti, e a fine mese arriverà l’assegnazione da parte dell’Auri, l’Autorità regionale per i rifiuti e l’idrico. Anche di questo si è parlato sabato durante una videoconferenza, organizzata dalle tante associazione ambientaliste umbre del coordinamento Umbria rifiuti zero, alla quale ha partecipato anche il direttore di Auri Giuseppe Rossi. L’appuntamento è servito in primis a presentare, alla giunta regionale, il pacchetto di proposte delle associazioni per il piano d’ambito: «Certi che le esperienze virtuose maturate in altri contesti regionali e la stessa normativa europea siano la base da cui partire – è stato detto sabato – l’Umbria deve promuovere e valorizzare le buone pratiche dell’economia circolare e della riduzione dei rifiuti».

Il pacchetto La proposta, in 17 punti, prevede di dare priorità assoluta agli obiettivi di prevenzione e riduzione dei rifiuti, attuando le buone pratiche già elaborate e sperimentate con successo in altri contesti, esigendo il correlativo impegno massimo dei gestori; implementazione e incentivazione del compostaggio domestico e di comunità visto che la frazione organica-umida incide per il 30% circa della produzione ed è quello che crea più problemi di raccolta e decoro urbano; implementazione e incentivazione dei centri del recupero/ riuso collegandoli alle filiere della riparazione; raccolta differenziata porta a porta su tutto il territorio, fissando obiettivi stringenti per i Comuni e i gestori sulle quantità di rifiuti residui; tariffazione puntuale nel più breve tempo possibile con l’obiettivo di far pagare solo ciò che non si differenzia; impianto di trattamento a freddo dei rifiuti residui con recupero di materia seconda, o “fabbrica dei materiali”, a servizio di tutto il bacino regionale e, infine implementazione del progetto plastic free in tutta la ragione.

No al Css Se tutte queste «buone pratiche» diverranno realtà, non ci sarebbe più bisogno di realizzare un impianto per la produzione del Css (il Combustibile solido secondario), «anche per mancanza di materiale, che resta comunque un’operazione finalizzata a mantenere in vita l’incenerimento e una dinamica opposta a quella raccomandata dall’economia circolare definita dalle normative europee». Quanto alle discariche, tutte in via di esaurimento, «le volumetrie a oggi disponibili vanno considerate riserve strategiche e non deve autorizzato nessun ampliamento né devono essere previsti nuovi impianti di discarica sul territorio regionale». Infine per garantire che i risultati attesi nella gestione dei rifiuti siano effettivi, controllabili e duraturi, «occorre avviare un cambio di prospettiva anche nell’economia regionale e puntare a valorizzare le esperienze di economia circolare, sperimentando l’attivazione di alcuni “ecodistretti” ognuno con le sue caratteristiche e vocazioni ma coinvolgendo tutti i soggetti interessati al territorio come “bene comune” e attuando i principi di trasparenza e partecipazione. Perché aspettare un’altra occasione per “far ripartire l’Umbria?

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