sabato 8 agosto - Aggiornato alle 19:11

Rifiuti, Commissione Ecomafie: «Programmazione inefficace e mancata chiusura del ciclo»

La relazione finale dell’organismo parlamentare accende un faro sui diversi problemi dell’Umbria

Rifiuti dopo il processo di selezione

di Daniele Bovi

Pur in una situazione complessivamente «non deteriore», i membri della Commissione Ecomafie chiedono a istituzioni umbre, forze dell’ordine e magistratura «di anticipare possibili nuove criticità ricercando e condividendo, nel rispetto delle rispettive competenze, una visione comune dei problemi e un’efficace condivisione di informazioni». Si chiudono così le oltre 160 pagine in cui la commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali, passa al setaccio la situazione dell’Umbria; una relazione, depositata nei giorni scorsi, che va dal ciclo dei rifiuti alla tutela delle acque, dalle diverse vicende giudiziarie alle criticità ambientali legate ai rifiuti fino alla situazione della conca ternana e al ruolo di Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. L’approfondimento sulla situazione umbra è stato deliberato nel febbraio 2019 e la relazione è il frutto della serie di audizioni fatte nel corso del tempo.

I rifiuti Uno dei capitoli più importanti è quello che riguarda i rifiuti, settore in cui «è emerso un certo grado di inefficacia della programmazione, essenzialmente determinato dalla mancata elaborazione di una visione a lungo termine delle problematiche legate alla gestione dei rifiuti urbani da parte dell’ente di governo regionale, che in parte si è limitato ad emanare provvedimenti correttivi di alcuni obiettivi e alcuni indirizzi del risalente Piano regionale, in parte ha demandato scelte pianificatorie ad altri soggetti (Auri, comuni, gestori)». I problemi, oltre a una chiusura del ciclo sulla quale al momento non ci sono certezze e a un’autosufficienza limitata delle attuali discariche, sono essenzialmente tre: il primo riguarda una raccolta differenziata che, pur essendo notevolmente aumentata nel corso dell’ultimo decennio, «risulta scarsamente qualitativa» soprattutto in alcuni territori, il che comporta una notevole quantità di scarti.

I problemi Il secondo è il sovradimensionamento delle potenzialità degli impianti di compostaggio e digestione anaerobica, alla quale si affianca una carenza nel trattamento delle frazioni secche e nella biostabilizzazione della frazione organica dell’indifferenziata (la cosiddetta Forsu, al centro di numerosi problemi nel recente passato). Il terzo è relativo all’assenza di una chiusura del ciclo «in linea con i principi europei dell’economia circolare e la previsione del contenimento dei conferimenti in discarica fino a non più del 10 per cento del totale dei rifiuti prodotti a partire dal 2030»; una chiusura del ciclo sulla quale la giunta, nel corso dei prossimi mesi, dovrà prendere una decisione. La discarica, a oggi, risulta ancora «la principale opzione praticata e praticabile tanto che che da quando è stato approvato il Piano regionale vigente, nel 2009, per far fronte alle esigenze di smaltimento ed evitare la crisi complessiva del sistema, scongiurando pertanto possibili situazioni emergenziali, è stato necessario ampliare le volumetrie delle discariche esistenti».

Le acque Per quanto riguarda invece il ciclo delle acque, dei cinque agglomerati al centro della procedura di infrazione risalente oramai al 2014, secondo quanto riferito alla Commissione dal Commissario unico alla depurazione, tre non risultano ancora conformi; una situazione «da non sottovalutare ma sicuramente emendabile in presenza di un serio coordinamento tra tutti i soggetti preposti». Un problema che caratterizza più aree del territorio umbro è poi quello della presenza di solventi clorurati in falda, una conseguenza «del trattamento superficiale di metalli in realtà produttive che merita una particolare assiduità di controlli, non routinari, considerata la natura cancerogena di quei composti». «Attenzione estrema» viene sollecitata sull’inquinamento delle falde che si trovano sotto gli impianti di Ast, mentre un faro viene accesso anche sull’«impatto ambientale significativo» prodotto dagli allevamenti e sulla «rilevante questione della contaminazione da mercurio del fiume Paglia».

Illeciti e conca ternana Nel corso delle diverse audizioni con magistrati e forze dell’ordine è emerso poi un contesto di «adeguata prevenzione e repressione degli illeciti» e l’assenza di collegamenti strutturali con la criminalità organizzata; gli illeciti, nella maggior parte dei casi, sono commessi da piccole e medie imprese che preferiscono affrontare il rischio delle sanzioni piuttosto che i costi di una gestione corretta. Controlli vengono sollecitati anche riguardo agli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti; un fenomeno non rilevante ma sul quale occorre comunque tenere la guardia alta. Un ampio capitolo è dedicato alla situazione della conca ternana, per la quale viene sollecitata «una visione costante della situazione, basata su dati raccolti con continuità, su basi scientifiche, e che consentano interventi conformativi e correttivi in sede di amministrazione attiva ma anche l’approfondimento circa la presenza di patologie riconducibili all’inquinamento ambientale».

Twitter @DanieleBovi

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