giovedì 21 giugno - Aggiornato alle 12:36

Rifiuti, per altri sei mesi ‘export’ della Forsu nelle Marche: «E a pagare non siano i cittadini»

Dalla Regione ok a una proroga di sei mesi dell’accordo. E il Css potrebbe essere prodotto a Ponte Rio

L'impianto di Relluce

di D.B.

Una proroga dell’accordo di altri sei mesi, con l’auspicio che a pagare non siano i cittadini. La giunta regionale nelle scorse ore ha dato il via libera al prolungamento del patto con la Regione Marche (che sarebbe scaduto il 19 giugno) grazie al quale vengono portate, nell’impianto di Relluce (Ascoli) di proprietà di PicenAmbiente, fino a un massimo di 1.600 tonnellate al mese di rifiuti. In particolare si tratta della Forsu, cioè della frazione organica che rimane dal trattamento dell’indifferenziata; questa va sottoposta a un procedimento che si chiama biostabilizzazione che prevede, dopo un processo di selezione meccanica che separa rifiuti come ingombranti e inerti, un trattamento della parte umida che rimane in modo da trasformarla in frazione organica stabilizzata.

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Il patto E infatti l’accordo prevede che i rifiuti conferiti all’impianto Tmb gestito da PicenAmbiente siano sottoposti a trattamento meccanico biologico di biostabilizzazione per essere poi avviati allo smaltimento finale, a cura della Gest-Gesenu, in discariche umbre. Quanto costa tutto ciò? Mesi fa, durante le trattative per chiudere l’accordo, l’azienda aveva presentato all’Auri un conto da 155 euro a tonnellata. Una tariffa che non prevedeva però il ritorno in Umbria della frazione stabilizzata, cosa che dovrebbe abbassare un po’ la ‘bolletta’. Sul punto l’assessore regionale Fernanda Cecchini sottolinea che la giunta, nella delibera che dà l’ok al rinnovo, ha specificato che non ci dovranno essere «oneri aggiuntivi a carico dei cittadini». Insomma, a pagare dovranno essere le aziende, e si vedrà se succederà o no.

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Sicurezza strategica La proroga si è resa necessaria poiché «si sta protraendo la necessità di trattamento del sottovaglio da selezione», cioè perché gli impianti che dovrebbero occuparsi di ciò continuano a non farlo. Secondo le stime fornite da Cecchini poi, se il patto inizialmente prevedeva un massimo complessivo di 10 mila tonnellate, al 19 giugno la quota realmente ‘esportata’ dovrebbe attestarsi intorno alle 5 mila. «Si tratta – dice Cecchini – di una sicurezza strategica per tutto il sistema dei rifiuti dell’Umbria, tale da garantire la continuità del servizio di smaltimento, in un periodo di evoluzione del sistema regionale che tende non solo all’autonomia, ma addirittura al sovradimensionamento degli impianti che è necessario per ovviare a momentanei malfunzionamenti di uno o più impianti tali da rendere insufficiente la capacità di trattamento del sistema regionale complessivo. In questo modo l’Auri avrà la possibilità di progettare al meglio il futuro, attraverso il Piano d’ambito che è in fase di realizzazione, e Gesenu potrà far fronte alle proprie difficoltà».

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Css a Ponte Rio La giunta giudica poi positivamente due impegni presi da Gesenu, cioè la disponibilità ad accelerare «le procedure per il riutilizzo della discarica di Borgo Giglione da una parte e, dall’altra, di realizzare, nell’impianto di selezione di Ponte Rio una sezione di ulteriori trattamenti e raffinazione del rifiuto secco in uscita, per poterlo trasformare in Css e dunque poterlo collocare sul mercato del recupero energetico fuori dalla regione». Ponte Rio, dunque, potrebbe essere uno degli impianti in cui produrre il Combustibile solido secondario. «È assolutamente necessario – chiude Cecchini – che questa azienda programmi con molta attenzione il futuro e dunque metta in piedi tutti quegli investimenti utili alla gestione dei rifiuti di circa 300mila abitanti, sapendo che non sarà possibile continuare a collocarli in impianti come quelli di Casone e Belladanza che sono dimensionati per bacini di 60-70mila».

Twitter @DanieleBovi

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