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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 04:11

Ricostruzione terremoto, architetti: «Il nuovo prezzario non riconosce il nostro lavoro»

Minacciano di rivolersi ai tribunali che significa ritardare i tempi dei cantieri

Pieve Torina, crolli della scorsa notte nel piccolo centro già fortemente danneggiato nell’Ottobre 2016 ©️Fabrizio Troccoli

Gli architetti scrivono al commissario Legnini chedendo di annullare o modificare l’ordinanza dello scorso luglio con la quale si sentono danneggiati per i loro compensi. Con il nuovo prezzario del “cratere”, viene chiesto ai professionisti – denunciano – «di adeguare i progetti presentati, ma anche i lavori in corso, applicando i nuovi prezzi. Tale attività è necessaria per consentire alle imprese di avere riconosciute le compensazioni degli aumenti delle materie prime, ma anche per avere prezzi allineati con i costi di mercato per i cantieri da avviare». Il lavoro di riadeguamento che dovrebbero compiere gli architetti sarebbe riconosciuto con importi che «non coprono neanche un costo orario dignitoso per l’impegno necessario a farlo e certamente non compensano le responsabilità che ci assumiamo. Non solo – continua Paolo Moressoni, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Perugia e membro del Tavolo Tecnico Sisma – sul maggiore importo dei lavori che ne scaturisce, non ci viene neanche riconosciuto l’adeguamento degli onorari relativi alle fasi di esecuzione ancora da svolgere nonostante le responsabilità si amplificano».

La denuncia Gli architetti oltre ad evidenziare come la documentazione da produrre in condizioni di ricostruzione sismica sia più impegnativa delle procedure ordinarie, richiedendo un gran numero di documentazione in più ricordano anche al commissario una lunga attività «svolta gratuitamente»: «Centinaia di migliaia di sopralluoghi, la manifestazione di interesse per consentire al Commissario di determinare la stima dei danni, stiamo facendo le domande per consentire di continuare a beneficiare delle Saed o dei contributi di autonoma sistemazione». Infine ribadiscono che gli adeguamenti riguardano tutti come ricorda l’Autorità Nazionale Anticorruzione «stabilendo che a fronte di un adeguamento dei prezzi dei lavori deve esserci parallelamente adeguamento automatico del compenso del professionista che tenga conto dei costi reali del servizio offerto in aderenza al principio dell’equo compenso previsto dalla Legge». Indicano come strada alternativa quella dei tribunali che potrebbe significare anche «ritardi nella macchina della ricostruzione».

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