di Chiara Fabrizi
«La ricostruzione della basilica di San Francesco è stata molto più facile di quanto non sarà quella di San Benedetto: ad Assisi era chiaro quello che si doveva fare, mentre qui a Norcia è molto più complesso ed è nostro compito indicare la strada ai progettisti». Così il prof Antonio Paolucci, già commissario governativo per la ricostruzione di Assisi e ora presidente della commissione che curerà il concorso internazionale per la progettazione degli interventi di San Benedetto, mercoledì a Norcia dove c’è stato spazio anche per il confronto con la cittadinanza: «Noi il terremoto lo vogliamo cancellare – ha detto una nursina – non lo vogliamo ricordare ogni giorno, vedendo una vetrata luminosa sulla basilica, noi San Benedetto lo rivogliamo cosi com’era».
VIDEO: PROF PAOLUCCI E VESCOVO BOCCARDO
VIDEO: LE PAURE DEI RESIDENTI PER LA BASILICA
Ricostruzione San Benedetto più difficile di Assisi E in questo senso molto dipenderà della coordinate che traccerà la commissione: «Non sono ancora definite, ma lo faremo nel prossimo futuro. Il nostro lavoro – ha spiegato Paolucci – consiste proprio nel fornire ai progettisti le dritte fondamentali, i confini insuperabili, i limiti da non violare e ciò che noi ci aspettiamo da loro per la ricostruzione di San Benedetto». Poi il paragone con Assisi «che – è andato avanti il prof – devo dire era in un certo senso molto più facile di quanto non sarà a Norcia: nel primo caso quello che si doveva fare era chiaro, occorreva consolidare la struttura lesionata e ricomporre le lacerazioni prodotte dal sisma sugli affreschi. Per San Benedetto – ha rilevato sempre Paolucci – il compito è molto più difficile, perché non è ancora chiaro come intervenire. Se la basilica di Norcia tornerà così com’era? Sarà difficile, ma il nostro compito è farla tornare all’uso liturgico e religioso, oltreché al godimento pubblico: come ci tornerà è oggetto proprio degli studi della commissione che presiedo».
Vescovo Boccardo e Marini A Norcia mercoledì anche il vescovo Renato Boccardo. A suo dire il cantiere di San Benedetto dovrà portare «non a un restauro né a una ricostruzione, bensì alla restituzione della basilica a Norcia e all’Europa, salvando un monumento di storia, di fede e arte, sul quale però i segni del terremoto rimangono evidenti: consegnare la basilica con quei segni significa rispetto per la storia e rivalutazione di quelle ferite che il terremoto continua a creare». Con loro anche la presidente Catiuscia Marini che ha assicurato come «sulla ricostruzione di San Benedetto ci sia una attenzione molto particolare sia della città, sia da parte di tutti gli osservatori. La modalità che sarà seguita per la definizione del progetto e successivamente della fase di ricostruzione – ha detto – darà vita a un ‘cantiere’ di notevole interesse per il recupero e per la messa in sicurezza di questo monumento, così come di tutto il patrimonio storico-artistico danneggiato dal sisma».
Residenti: «No basilica del terzo millennio» Quindi la voce dei nursini, raccolti in piazza San Benedetto per un’assemblea. A prendere la parola una residente, che interpreta il sentimento di molti e incassa un grande applauso: «In noi nursini è la paura di avere una chiesa che non è più la nostra chiesa. Noi il terremoto lo vogliamo cancellare non lo vogliamo ricordare ogni giorno vedendo una vetrata luminosa, noi vogliamo San Benedetto cosi com’era». E ancora lei: «Ci spaventa il concorso internazionale, che forse allungherà i tempi, che forse avvicinerà professionisti interessati solo a mettersi in mostra con un progetto innovativo, mentre noi vogliamo un progetto che riconsegni la basilica quanto più vicina a quella che avevamo, non vogliamo una Norcia del terzo millennio».
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