lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 04:25

Spoleto, revocati i fondi per la ricostruzione della scuola Dante Alighieri ma c’è un’alternativa

Addio al polo scolastico di San Paolo, ma senza riassegnazione del contributo. Sindaco: «Ci sono risorse del Miur»

Scuola media Dante Alighieri terremotata (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Revocati e non riassegnati i fondi per la ricostruzione post sisma della scuola media Dante Alighieri e di quella dell’infanzia Prato fiorito, entrambe con un’inagibilità totale di tipo E e inserite nel primo piano scuole varato nel gennaio 2017.

Revocati ma non riassegnati La novità risulta contenuta in uno schema di ordinanza dal commissario Piero Farabollini e nella prima serata viene confermata direttamente dal sindaco Umberto De Augustinis, che frena le preoccupazioni spiegando che «per la riparazione dei danni provocati dal sisma della Dante e di Prato fiorito attingeremo alle risorse stanziate dal ministero dell’Istruzione per le quattro regioni terremotate. Se siamo tranquilli? Certo, è un elemento positivo, si è sbloccata l’impasse e quello del Miur è un intervento collaterale e sostitutivo». Questa, quindi, l’alternativa in campo per ricostruire le due scuole del centro cittadino su cui dopo lo stop alla delocalizzazione a San Paolo negli ultimi sei mesi era calata l’impasse, rotta oggi con la revoca e la mancata riassegnazione dei fondi per la ricostruzione delle due scuole nelle sedi originarie.

L’alternativa I fondi cui guarda il sindaco per riparare Dante Alighieri e Prato fiorito sono i 120 milioni di euro che il Miur ha messo sul tavolo i primi di maggio per il Centro Italia sconquassato nel 2016, ma le risorse sono ancora da agguantare, mentre a quasi tre anni dal sisma le due scuole sono rimaste senza fondi, si spera solo temporaneamente. Per quale motivo Farabollini non abbia riassegnato le risorse per la ricostruzione nelle sedi originarie come chiesto da De Augustinis resta da capire, ma giovedì mattina a margine di una conferenza stampa il sindaco aveva attaccato duro il commissario, definendo l’impasse sulle due scuole un «caso politico» senza però voler entrare nel merito. In ogni caso fin dalla decisione della giunta di stoppare la delocalizzazione a San Paolo e avviare il forcing per la ricostruzione nelle loro sedi originare erano emerse perplessità sulla praticabilità della riassegnazione dei fondi a due interventi di ricostruzione completamente differenti, mentre un’incognita pesante è sempre stata rappresentata dai costi sostenuti per la progettazione del polo scolastico, circa 300 mila euro che comunque sembrano destinati a finire nel cestino insieme al faldone delle carte di San Paolo.

@chilodice

 

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