martedì 23 luglio - Aggiornato alle 17:38

Nuovo rettore, parte l’Oliviero 2.0: «Stavolta progetto più trasversale. Sanità, delega a rotazione»

Il professore si ricandida: «Refrain Oliviero-politica? Nessuno oggi può ripeterlo. Moriconi? Abbiamo idea di Università più aperta»

Maurizio Oliviero (foto U24)

di Daniele Bovi

Nessuna grande sala, niente ospiti, zero polemiche, più trasversalità e angoli arrotondati. Il Maurizio Oliviero 2.0, quello che scende di nuovo in campo per il rettorato, parte dalla stanza 39 di Giurisprudenza, cioè dal suo piccolo ufficio tra i libri, le foto di Umbria jazz, il volto di Rita Levi Montalcini e qualche souvenir di università straniere, all’insegna di quell’internazionalità («anche se oggi la parola è invecchiata, si potrebbe dire transnazionalità») che sarà ancora uno dei tratti dominanti dell’Oliviero in versione 2019. Quello che ha imparato da quanto non ha funzionato sei anni fa: «Stavolta il progetto è molto più trasversale. Quell’evento alla Notari con i vertici delle istituzioni? Chi c’era – dice rispondendo ai giornalisti – ricorderà che nella sala piena oltre al sindaco e alla presidente della Regione c’erano consiglieri e parlamentari di altri orientamenti; da lì però è partito il refrain Oliviero-politica. Forse sono stato imprudente e ho esposto il fianco? Stavolta nessuno però potrà dirlo». Il che però non significa rinnegare la politica: «Un conto è l’affiliazione partitica, un’altra il dialogo con la politica, intesa come confronto e ricerca delle soluzioni».

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Progetto condiviso Chiuso quel capitolo Oliviero, docente di Diritto pubblico comparato a Giurisprudenza, parte «dalla sede più naturale. Ho chiesto ai colleghi di non venire ma la mia non sarà una candidatura individuale, dietro c’è un percorso ragionato. Serve un progetto condiviso che possa mettere insieme anime diverse che abbiano voglia di spendersi, e dò anche la mia disponibilità a fare un passo indietro per raggiungere questo obiettivo. Abbiamo bisogno di unità e positività». Certi angoli insomma, rispetto all’Oliviero che nel 2013 puntava sulla «discontinuità netta», sono smussati e non potrebbe essere diversamente dato che il mondo nel frattempo è cambiato. Il programma vero e proprio, da sottoporre a tutte le componenti dell’Ateneo, arriverà solo tra una settimana o due, nel frattempo ci sono «quattro o cinque punti forti punti forti che dobbiamo cominciare a condividere».

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Campus europeo e sanità La «dimensione internazionale» rimane una delle chiavi di volta della proposta del docente di Diritto: sul tavolo c’è l’accordo, firmato insieme ad altre 18 università europee di dimensioni simili (tra i 20 e i 30 mila studenti), per creare «un campus europeo. Noi vorremmo esserne capofila perché oggi la dimensione europea è quella minima di partenza. È una cosa da fare subito, nel primo anno». Una dimensione internazionale fondamentale anche su altri fronti: «Il nostro progetto è quasi indispensabile: le risorse non arriveranno dal territorio, dobbiamo stare sui tavoli internazionali». Lungo i corridoi dell’Ateneo c’è chi parla di un Oliviero ottimamente posizionato tra gli studenti dell’Udu e anche dentro Medicina, alla quale dedica parole importanti: «La convenzione – spiega – va chiusa nel primo anno e il rettore sarà il garante di tutto quello che riguarderà le trattative». Il professore pensa a una «delega collegiale» concordata con i Dipartimenti interessati per affrontare le tematiche della sanità nell’ambito di una commissione paritetica con le istituzioni. Poi Oliviero punta a una «delega a rotazione rappresentativa di sensibilità diverse».

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Deleghe e personale E a proposito di deleghe, «non mi presento con squadre già fatte, voglio non più di sette deleghe e a turnazione. Non credo che la governance interpretata solo da un rettore potrà guidare l’Università nei prossimi sei anni, ci sarà bisogno di tutti». Nel programma anche una «verifica di fiducia» a metà mandato sulle cose fatte o da fare. Il primo elemento citato da Oliviero però è quello dei giovani («va recuperato il senso di orgoglio e di appartenenza a questa università»), seguito dai temi che riguardano il personale, cioè «il motore dell’Ateneo: fino a quando non ci sarà dignità qualitativa e retributiva non ci saranno concorsi per assumere altri dipendenti; oggi ci sono eccellenze invisibili, e a quelli oggi contrattualizzati al 70% vorremmo offrire una chance, ad esempio la possibilità di valutare se entrare o no nel tempo pieno». Oliviero parla poi della programmazione, dell’importanza dei precari («sono la nostra forza, quelli che attraggono risorse») e in particolare della riduzione della dinamica dell’upgrading delle carriere. Stop poi alla ripartizione a pioggia delle risorse per la ricerca di base e valorizzazione della qualità.

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Chi vince prende tutto Quanto alla ricerca, «oggi non può essere solo un ufficio con una persona e due o tre collaboratori. Le strategie – sottolinea – non erano quelle che avevamo immaginato: i linguaggi sono diversi a seconda dei Dipartimenti, quindi avremo bisogno di personale legato ai diversi settori». E ai giornalisti che gli chiedono un giudizio sul rettorato di Franco Moriconi, Oliviero risponde così: «Il nostro progetto era diverso, non dico migliore o peggiore. Ha rappresentato la sua idea di università, noi ne abbiamo una diversa, più di apertura». Poi il professore sottolinea un aspetto importante a volte sottovalutato da chi inforca le lenti politiche per leggere le dinamiche universitarie: «Ogni tanto ho sentito parlare di opposizione dura, ma qui non siamo in parlamento, qui chi vince prende tutto».

Il 2013 Rispetto al 2013 infine l’ex numero uno dell’Adisu vede delle differenze: «Allora – dice – c’erano candidature molto più forti e caratterizzate. Oggi non è il momento di scontri fratricidi. Ci sono molte candidature? Mettersi a disposizione è una scelta di passione e se ce ne sono molte significa che c’è una comunità sana. Da parte nostra non faremo polemiche, ogni candidato avrà la forza del suo progetto, che saranno diversi, e dopo il primo turno discuteremo insieme nell’interesse dell’Università». Per lo juventino Oliviero la partita inizia ufficialmente oggi, più importante di quella dei bianconeri contro l’Atletico.

Twitter @DanieleBovi

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