giovedì 18 luglio - Aggiornato alle 03:21

Quattro anni senza David Raggi: commuove Terni la poesia anonima sull’albero

I versi in piazza dell’Olmo dove il ventisettenne venne ucciso da Amine Aassoul condannato a 30 anni

Nella foto David Raggi e la poesia affissa su un albero di piazza dell'Olmo

Una poesia “affissa” su un albero di piazza dell’Olmo per ricordare David Raggi, il ventisettenne ucciso da Amine Aassoul, condannato per il brutale omicidio a trenta anni di carcere. Il testo è anonimo, nessuna firma in calce ai versi scritti a mano dall’autore che, con grazia, declama il dolore di Terni da quattro anni senza David. L’assassino Amine Aassoul è stato condannato a trenta anni di carcere in via definitiva e nelle ultime ore il tribunale di Roma, in base alla legge 122, ha riconosciuto 7.200 euro di indennizzo ciascuno al papà, alla mamma e al fratello del giovane ucciso: «La vita di mio figlio – è stato il drammatico commento di papà Walter – vale meno di quella di un cane da caccia».

TUTTO SULL’OMICIDIO RAGGI
OMICIDIO RAGGI: L’EBOOK DI UMBRIA24

Della tua città alla folla quella sera ti presentasti,
facendo chiamar più volte il tuo nome,

verso più volte detto in quello slargo
così piccolo che nessuno l’avrebbe detto abbastanza
per proporti sulla bocca di tutti;
così allegro, che nessuno illuderebbe d’esser luogo di pace.

Chiamasti un destino dal nome straniero
per un insolito cambio fare:
lui ti prese le ventisette estati che sul tuo viso avevano trovato giugno
e ti diede a quattro inverni.

A lasciarti su labile carta
ci pensò un fiato gelido,
che ti levò sopra la sicurezza
del riparo contro il ghiaccio del momento.

Apprezzato com’eri,
decidesti di dar il colore a quelle pietre,
dalle quali ora nascono fiori e pianti.

silenzioso com’eri,
volesti andare senza fiatare,
stesso sentire che la tua immagine lascia negli occhi dei cari.

E una gola si spaventò di far diversamente,
le mancò l’aria per chiamarti ancora una volta,
le voci di tutti ebbero paura di venire alle tue orecchie.

Rimase solo uno sconfitto senso,
una stinta mossa rifugiatasi in una scena muta.

Così, nel chiassoso buio della sera,
venisti corrotto da un sonno profondo.

Tanto grande è il tuo ricordo
che il peso ti negò ‘l posto fra pagine coperte;
allora t’adocchiò la prima,
tu, corteggiato,
cedesti alle lusinghe delle sue righe.

Fu a quel tempo che t’avvicinò la prima,
menzognera promessa alla quale, sognante, ti dai ancora.

I commenti sono chiusi.