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giovedì 18 agosto - Aggiornato alle 01:19

Psicologi, il richiamo del presidente dell’Ordine umbro: «Siamo troppi, servono limiti molto seri agli accessi»

Lazzari lo ha spiegato nel corso di un convegno sulle cronicità al quale hanno partecipato anche medici e infermieri

Davide Lazzari

«O si crea una laurea di cultura psicologica che non porta alla professione accanto a quella professionalizzante, prospettiva che mi sembra complicata, o si mette un limite molto serio agli accessi». Le parole sono di David Lazzari, presidente dell’Ordine psicologi Umbria in un’intervista rilasciata in occasione del convegno «Cronicità, professioni e persone: integrarsi per integrare», che si è tenuto nei giorni scorsi a Terni e che ha messo insieme medici, psicologi e infermieri. Tra i tanti temi affrontati da Lazzari c’è appunto anche quello del numero elevato di professionisti in servizio o che si stanno formando: «Se da un lato – spiega – abbiamo l’Università che pensa solo a sfornare laureati e dall’altra l’Ordine che cerca di governare la professione il problema non si risolve. Come se in una azienda – mi si perdoni il paragone – chi produce e chi gestisce la rete di vendita non si parlassero, o agissero in contrasto: che futuro avrebbe questa azienda? È ovvio che tutti dobbiamo farci carico del problema, non si può dare un titolo professionalizzante a prescindere dal mercato di quella professione. Questo è un tema di sopravvivenza per la professione e una grande prova di solidarietà tra accademici e professionisti».

Il dio-mercato non basta La decisione di mettere un limite compete ovviamente allo stato ma intanto l’Ordine mette sul tavolo la proposta e sottolinea che «è sbagliato avere un rapporto cittadini-psicologi che non ha eguali al mondo, è sbagliato affidare al “dio-mercato” di regolare tutto». Qualche numero aiuta a capire: dieci anni fa c’erano, sostiene il presidente, 50 mila psicologi iscritti all’Ordine, mentre oggi sono raddoppiati «e se pensiamo – continua – che ci sono oltre 60 mila studenti nei corsi di laurea tra cinque anni saremo oltre 150 mila, una crescita fuori controllo. Chiunque conosce le regole del mercato: quando c’è inflazione c’è svalutazione. Si rischia di avere migliaia di giovani frustrati e delusi». Una svolta per la professione è arrivata con l’inserimento tra i Lea (i Livelli essenziali di assistenza) dell’assistenza psicologica «non solo – dice Lazzari – nei settori più tradizionali, ovvero minori e adulti con disturbi nella sfera psichica, dipendenze, ma anche per persone con disabilità, con patologie croniche e – un aspetto molto significativo – con “disagio psichico”. Siamo riusciti ad avere delle norme che ci proiettano molto in avanti e questo è un fatto di civiltà oltre che una grande opportunità per la professione. Adesso – a livello nazionale e nelle regioni – dobbiamo lavorare per riempirle di atti concreti».

I nuovi Lea L’inserimento tra i Lea creerà secondo Lazzari maggiori posti di lavoro e in questo ambito il presidente sottolinea come «pubblico e privato non sono opzioni alternative, anzi dobbiamo fare in modo che si potenzino. Per l’attuazione di queste nuove norme creare nuovi posti e far entrare giovani colleghi nel pubblico comunque non basterà, dobbiamo aprire anche in campo psicologico alle convenzioni con i liberi professionisti. È un tema di lavoro fondamentale». Complessivamente il presidente vede buone prospettive per la professione dato che «il bisogno di buona psicologia c’è e crescerà ancora. Ma, attenzione, non è scontato che si traduca in lavoro e spazi per gli psicologi. Dobbiamo saper dimostrare che siamo gli interpreti migliori, che abbiamo strumenti efficaci e flessibili, adatti ai diversi contesti e situazioni». Quanto al tema oggetto del convegno di Terni Lazzari interpreta l’unione tra psicologi, medici e infermieri come il «il crescente riconoscimento di ciò che facciamo non solo per il benessere ma per la salute in generale. Questa è la conseguenza delle evidenze scientifiche sul ruolo degli aspetti psicocomportamentali per la salute, che sono cause della salute e delle malattie, e di impatto degli interventi psicologici e psicoterapici, in grado di agire non solo sulla salute psichica».

Il convegno Stando ai dati forniti durante il convegno quasi la metà della popolazione residente in Umbria, tra le regioni con più over 65, è affetta da una malattia cronica. Addirittura un residente su quattro, quindi oltre 200 mila persone, ha due o più patologie. E i numeri sono in crescita. Un contesto in cui, è stato sottolineato durante l’appuntamento, tra le cure necessarie risulta sempre più importante l’assistenza psicologica anche alla luce del nuovo Piano nazionale della cronicità e l’attenzione agli aspetti e bisogni psicologici prevista nei nuovi Lea. Ma proprio per i numeri in crescita «affrontare le patologie croniche comporta un approccio nuovo rispetto ai tradizionali modelli di assistenza». La linea da seguire «è quella della “alleanza terapeutica”, sia verso la persona, che tra i professionisti e i servizi coinvolti».

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