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Pronto soccorso di Città della Pieve, arriva anche il ricorso della Regione: «Servizi sono garantiti»

Ad annunciarlo l’assessore Barberini: «La sentenza del Tar non può essere attuata». Lega e M5s: «Riapritelo»

Un'ambulanza (foto Fabrizio Troccoli)

di D.B.

Dopo l’Usl Umbria 1, anche la Regione. C’è pure la firma di Palazzo Donini sul ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar dell’Umbria che, nelle settimane scorse, dando ragione al sindaco di Montegabbione ha disposto la riapertura del pronto soccorso di Città della Pieve, chiuso a marzo 2017 insieme ai reparti di Medicina e Neurologia. A renderlo noto è stato l’assessore regionale alla sanità Luca Barberini rispondendo martedì in consiglio regionale a due interrogazioni sul tema presentate da Lega (Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini) e M5s (Maria Grazia Carbonari e Andrea Liberati); atti con cui le opposizioni chiedono alla Regione di dare seguito a quanto deciso dai giudici amministrativi. «Quella sentenza – ha spiegato Barberini – non può essere attuata perché non esiste un pronto soccorso strutturato in senso clinico se non c’è dietro un ospedale vero e proprio. Per questo abbiamo presentato ricorso, per far capire che c’è una contraddittorietà nella sentenza del Tar, che riconosce la legittimità della chiusura di alcuni reparti e poi chiede un pronto soccorso che può esistere solo con un ospedale che lo sorregga». Insomma, se non ci sono reparti nei quali ricoverare i pazienti che passano dal pronto soccorso a che serve quest’ultimo?

LA SENTENZA DEL TAR

Il Pps In realtà quello dell’ospedale umbro non era un vero e proprio pronto soccorso ma un «Pps», ovvero un «Punto di primo soccorso», una differenza non da poco dato che in una struttura del genere le emergenze più importanti, ovvero i codici gialli e rossi, non possono essere trattati. Anche le risorse, umane e tecnologiche, sono estremamente limitate; insomma, il «Pps» serve solo per codici bianchi o verdi, per un dito rotto o giù di lì, mentre per tutto il resto bisogna andare a Castiglione del Lago se non a Perugia. Come prima, rimane operativo il servizio che garantisce il trasporto di codici gialli o rossi verso le altre strutture. Secondo l’assessore «il Tar non ha tenuto conto che il soccorso e l’emergenza sono garantite» attraverso quello che è stato fatto nel corso del tempo, cioè «la creazione di un presidio di prima assistenza poi trasformato in punto di primo soccorso inserito nel dipartimento di emergenza della Asl 1, in collaborazione con Castiglione del Lago».

Servizi garantiti «La casa della salute di Città della Pieve – aggiunge – avrà h24 e per tutto l’anno due medici, due infermieri, autisti in servizio e in reperibilità. Nel primo soccorso ci sono spazi e posti letto per l’osservazione temporanea. C’è un sistema per gli esami di laboratorio e per attivare consulenze specialistiche. A Città della Pieve non c’è nessun abbandono, dato che sono presenti una Residenza protetta di oltre 50 posti letto, è stata attivata una Rsa con 20 posti letto, durante la settimana ci sono medici specialisti per le prestazioni ambulatoriali. Sarà poi attivata una postazione di diagnostica con un punto per le risonanze. Esiste dunque un presidio con livelli elevati di assistenza, sia per l’emergenza che per l’attività territoriale programmata. Doteremo quel territorio anche delle postazioni per l’atterraggio dell’elisoccorso, anche di notte e con condizioni meteo difficili».

Lega e M5s Non soddisfatti della replica sia la Lega che il Movimento. Secondo Mancini il Tar «non si occupa di medicina, ma analizza le procedure. E scrive che la decisione di chiudere il presidio appare contraddittoria perché la stroke unit era una eccellenza nazionale. Inoltre non è stata valutata la possibilità, prevista dal decreto 70, di mantenere ospedali in zone disagiate. Nel decidere la chiusura non si è tenuto conto dell’orografia del territorio. È inopportuno che il ricorso sia stato presentato dalla Asl, doveva essere la Giunta a prendere le decisioni». «Il Tar – ha aggiunto Liberati – ha ordinato l’immediata riapertura del Pronto soccorso. La politica deve prendersi la responsabilità di assumere iniziative di buon senso. Il Tar ha spiegato che il diritto alla salute in quella zona è compromesso a causa dell’orografia. Il ricorso al Consiglio di Stato è sbagliato e immotivato».

Twitter @DanieleBovi

2 risposte a “Pronto soccorso di Città della Pieve, arriva anche il ricorso della Regione: «Servizi sono garantiti»”

  1. Anna Stefani ha detto:

    Sono contenta che si possa avere un punto salute a Città della Pieve per tutti i cittadini ringrazio chi si è adoperato per il risultato grazie soprattutto al Sindaco di Montegabbione se lo merita Anna Stefani

  2. Renzo Baglioni ha detto:

    La Regione ha deciso la riorganizzazione sanitaria territoriale senza tener conto della normativa che la stessa Regione si e’ data in merito alle procedure di partecipazione previste e che andavano attivate prima del riordino generale.In particolare ha ignorato anche una legge nazionale il DM 70.Che poi sia anche una ASL a fare ricorso e’ assolutamente censurabile,essendo una Azienda che non ha titolarita’ programmatoria ed avrebbe dovuto acquisire anche il parere obbligatorio delle Conferenze dei Sindaci e dei Servizi.Un bell’esempio di come affossare ala legge 833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale,che questi politici vogliono colpevolmente ignorare.

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