mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:35

Primo maggio, sindacati: «Umbria ha perso la sua identità, ripartire dal lavoro»

Sgalla, Sbarra e Bendini: «Lavoratori sulla gru per lo stipendio, perso il senso della nostra Costituzione»

«Continuiamo a chiedere con forza un progetto per l’Umbria, per ridare futuro alle giovani generazioni e permettere loro di restare qui, in questa bellissima terra che ha perso la sua identità».  Con lo sguardo all’Europa, ma i piedi puntati a terra per chiedere più sicurezza nei luoghi di lavoro, si festeggia a Piediluco il Primo maggio dell’Umbria organizzato da Cgil, Cisl e Uil a pochi giorni dall’ultima fotografia sugli infortuni e nel bel mezzo della «crisi istituzionale della Regione» seguita al terremoto di Concorsopoli, come ricorda Ulderico Sbarra, segretario regionale della Cisl.

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«Umbria ha perso la sua identità» Con lui sulle sponde del lago della Valnerina anche Claudio Bendini della Uil e Vincenzo Sgalla della Cgil che parla, invece, della protesta di ieri «quando tre lavoratori sono dovuti salire in cima a una gru per farsi riconoscere diritti e salari, se serve arrivare a questo – ha detto – si è perso il senso del primo articolo della Costituzione. La nostra nostra regione vive una difficoltà decennale, siamo tra le peggiori regioni italiane in termini di crescita, occupazione e sviluppo: serve un piano per l’Umbria e occupazione di qualità. Siamo qui per questo e per difendere diritti e sicurezza nei luoghi di lavoro». Da Piediluco non è mancato l’attacco al governo, con Sbarra convinto che «la direzione imboccata sia sbagliata, perché  – dice – con l’aumento del debito arrivano rischi di ricadute su lavoratori, con aumenti di tasse e tagli ai servizi. Il governo – dice il segretario regionale della Cisl – non parla di lavoro, crescita e produzione e siamo preoccupati anche dal fatto che non siamo più considerati interlocutori, al pari degli imprenditori». A parlare a Palazzo Chigi anche Bendini secondo cui questo primo maggio guarda all’Europa e serva a rimarcare i diritti, ma soprattutto deve aprire a un confronto col governo, cui chiediamo di convocarci per riflettere e operare nell’ambito della piattaforma presentate dalle organizzazioni per migliorare il lavoro e quindi la vita dei cittadini».

Due bandiere rosse a Terni La prima è stata ammainata dai lavoratori Fiom, la sigla dei metalmeccanici della Cgil, sulla croce di Forcella di Mezzo. La seconda è del circolo Pd di Collestatte che, con l’aiuto dei giovani del Jonas club di Terni, ha fatto sventolare la bandiera rossa sulla Penna dei Cocchi, come da tradizione trentennale. 

 

 

 

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