giovedì 18 luglio - Aggiornato alle 02:47

Pietramelina, viaggio nel rinnovato impianto pronto a ripartire tra pochi giorni. Ecco come viene prodotto il compost

Per la riapertura atteso il via libera della Regione, la società: «Ok anche il progetto per la nuova Pietramelina, porteremo la capacità a 70 mila tonnellate»

La vasca dell'impianto di compostaggio

di Daniele Bovi

Pochi giorni, probabilmente due o tre settimane e l’impianto di Pietramelina, ovvero uno degli ingranaggi strategici del sistema regionale dei rifiuti, fermo ormai da dicembre, potrà riprendere a funzionare e quindi a produrre compost. Il punto su quello che Gesenu chiama «manutenzione straordinaria» lo hanno fatto i vertici della società giovedì mattina accompagnando la stampa all’interno dell’impianto: «Più che una Pietramelina 2 – spiega Luciano Piacenti, da qualche mese nuovo direttore degli impianti al posto di Giuseppe Sassaroli, finito al centro dell’inchiesta – sulla quale stiamo ancora lavorando, una Pietramelina 1,5». Insieme a lui il presidente dell’azienda Luca Marconi, l’altro membro del cda rimasto dopo le dimissioni di Alessandra Fagotti (Alessandro Formica), il direttore dell’impianto Alessandro Crispolti insieme ad altri tecnici e ingegneri.

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La manutenzione Per la Pietramelina «1,5» l’azienda ha investito circa 450 mila euro in primis per la manutenzione straordinaria del sistema di «insufflazione forzata a pavimento» del bacino di compostaggio. L’impianto di Pietramelina infatti, che si trova accanto alla discarica ormai chiusa, è un capannone il cui cuore è la grande vasca dove viene accolto l’umido di una ventina di comuni dell’ex Ati 2. Dentro, nonostante siano ormai sei mesi che non si vede neanche un chilo di immondizia, l’odore è dolciastro e acre al contempo: sul fondo dell’enorme vasca inclinata c’è il pietrisco e sotto un nuovo sistema di canaline per la raccolta del percolato. Qui i rifiuti vengono mossi costantemente da un grande macchinario; sopra di essi ci sono sei grandi ventilatori, anche questi sostituiti con altrettanti più moderni insieme ai quadri elettrici.

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Manca il via libera In tutto nella vasca i rifiuti rimangono un mese prima di terminare la maturazione e l’affinamento per altri due mesi all’esterno; insomma, per produrre il compost servono all’incirca 90 giorni. Tra 40 e 45 mila le tonnellate che ogni anno l’impianto potrà accogliere una volta che Regione e Arpa daranno il via libera. Il messaggio che giovedì l’azienda ha voluto lanciare però è chiaro: «Noi siamo pronti, aspettiamo solo il via libera». «L’azienda – assicura Piacenti – è cambiata e sta facendo bene le cose, questa sospensione è servita per far ripartire un impianto essenziale. L’efficienza di Pietramelina è aumentata e ci aspettiamo un compost di migliore qualità». Oltre alla vasca i lavori hanno riguardato anche il tetto, bonificato dall’amianto, la verifica statica dell’edificio, le condotte di distribuzione dell’aria, la manutenzione dei pilastri di sostegno e il rifacimento dei pluviali di scarico delle acque piovane; ultimo punto in agenda il nuovo asfalto del piazzale, che verrà steso la prossima settimana.

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Più puliti Con le ultime prescrizioni poi i rifiuti che arriveranno a Pietramelina dovranno essere più ‘puliti’: la parte non compostabile non dovrà superare il 10 per cento (e qui entra in gioco la capacità delle famiglie e dei comuni di ‘produrre’ un buon rifiuto) mentre come imposto da Arpa il 30 per cento dovrà essere composto da rifiuti verdi, come ad esempio gli sfalci; una percentuale che prima era del 17 per cento. Sollecitato dai giornalisti Piacenti ha parlato anche del vero e proprio revamping di Pietramelina, che sarà la versione 2 dell’impianto: «Ci sarà – ha detto il tecnico – ed è in corso l’istruttoria in Regione; diciamo che oggi siamo alla versione 1,5». Una ‘nuova’ Pietramelina potrà accogliere più rifiuti rispetto a quelli attuali, arrivando a una capacità di 70 mila tonnellate all’anno.

Costi e polemiche La ripartenza di Pietramelina permetterà di non portare più fuori regione i rifiuti come sta accadendo da dicembre, anche se rimane da capire chi pagherà il conto (salato), se i cittadini con le bollette o le aziende; il braccio di ferro, duro, è tutto qui. Con la stampa Piacenti non si sbilancia e non parla di cifre, anche se indiscrezioni emerse nel corso di una riunione dei giorni scorsi parlano di sei milioni di euro: «Da parte nostra – dice – abbiamo consegnato tutto all’Auri, stiamo valutando i costi e avremo risposte nei prossimi giorni». Non è mancata poi, da parte di Gesenu, una nota polemica su questo versante: «Avevamo chiesto più disponibilità ad altri impianti nella regione – dicono – ma non c’è stata; poi però vediamo, come nel caso di Viterbo, che vengono accolti rifiuti da fuori regione».

Twitter @DanieleBovi

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