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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 16:03

Pietralunga, 25 ragazzi da Treviso per il campo nella casa confiscata alla ‘ndrangheta

La casa con il terreno di Pian della Pilla

di Ivano Porfiri

Siamo abituati a vedere questo tipo di progetti in Sicilia, Calabria, Campania: ragazzi che prendono un bene confiscato alle mafie ridandogli vita. Stavolta accade in Umbria, al terreno di 95 ettari di Col di Pilla a Pietralunga, sottratto al patrimonio della cosca reggina dei De Stefano della ‘ndrangheta.

Terreno al Comune Il terreno di 95,125 ettari confiscato alla Safi srl a Col di Pilla è passato a fine marzo al Comune di Pietralunga dopo la confisca avvenuta con decreto del Tribunale di Reggio Calabria del 5 ottobre 2007, divenuto definitivo il 27 ottobre 2011. Quel giorno firmarono il sindaco Mirko Ceci, insieme al prefetto Vincenzo Cardellicchio alla presenza dell’Associazione “Libera” e dei vertici delle forze di polizia e delle istituzioni.

Arrivano i ragazzi Lunedì 1 luglio, secondo quanto spiega Libera, parte il progetto di recupero del bene confiscato: arriva a Pietralunga da Treviso il primo gruppo di 25 ragazze e ragazzi che parteciperanno ai campi organizzati dall’associazione, nell’ambito di «E!state Liberi 2013».

Quattro gruppi a luglio I ragazzi e le ragazze che arriveranno a Pietralunga lavoreranno sul terreno, per prepararlo al futuro riutilizzo, e trascorreranno una settimana in Umbria, incontrando familiari delle vittime di mafia e molti altri soggetti impegnati, ognuno nel suo campo, nella lotta alla criminalità organizzata. Dopo il primo gruppo, ne arriveranno altri tre, nella seconda e nella quarta settimana di luglio e poi ancora nella prima di agosto.

Il primo passo «L’obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie – spiega Libera – è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. Per noi di Libera Umbria si tratta di una prova importantissima: abbiamo l’opportunità di riprenderci un pezzetto del nostro territorio (il primo bene confiscato e restituito, ma ce ne sono altre decine che presto lo saranno) che era finito nelle mani delle mafie e di costruirci sopra un’esperienza di volontariato e formazione civile da condividere con giovani provenienti da diverse parti del Paese».

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