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lunedì 16 maggio - Aggiornato alle 20:11

Peste suina, in Umbria in campo anche un’app e la simulazione per la ricerca delle carcasse

La Regione ha fatto il punto sulle diverse attività e ha ribadito che la caccia in braccata è sconsigliata: «Va tutelata filiera fondamentale»

Un cinghiale

di Daniele Bovi

Dall’app alla «simulazione in campo». Sono queste due delle ultime iniziative sulle quali la Regione sta lavorando a proposito di una possibile diffusione della Peste suina africana in Umbria. Del tema si è discusso giovedì nel corso della conferenza stampa con cui i vertici della sanità hanno fatto il punto sull’andamento della pandemia. L’assessore alla Sanità Luca Coletto ha spiegato che Puntozero (la società in house frutto della fusione tra Umbria salute e Umbria digitale) sta progettando una app che consentirà di segnalare facilmente la presenza di una carcassa di cinghiale mediante foto e geolocalizzazione, in modo da allertare i servizi veterinari delle Usl.

App e simulazione Alla conferenza stampa era presenta anche il dirigente della Regione Salvatore Macrì, che ha spiegato come sia in corso l’organizzazione di una «simulazione in campo per la ricerca attiva di carcasse». In particolare con la collaborazione delle associazioni di categoria e degli Atc «simuleremo la possibile infezione e il ritrovamento di una carcassa di un animale positivo, con tutte le fasi che vanno dal rintracciamento dell’animale morto agli accertamenti diagnostici». Analisi che vengono svolte dal Cerep, il Centro di referenza nazionale pesti suine che è inquadrato all’interno dello Zooprofilattico Umbria-Marche. «Con gli Atc – ha concluso Macrì – stiamo individuando le zone per la simulazione ed entro metà febbraio dovremmo essere pronti».

PSA, COSA PREVEDE IL PIANO REGIONALE

Il Piano In più ci sono le diverse attività previste dal Piano di sorveglianza e prevenzione, già illustrate dalla Regione nei giorni scorsi, che prevede in particolare la sorveglianza passiva delle popolazioni di cinghiali, il numero unico regionale (07581391), i controlli sulle carcasse (193 quelli fatti nel 2021, tutti negativi) e il tavolo fra i diversi assessorati coinvolti. «Ci siamo attivati con una task force – ha assicurato Coletto – per monitorare la situazione anche con le Regioni vicine; per ora la Psa è ben distante dall’Umbria e speriamo che la situazione non cambi. La nostra priorità è tutelare una filiera che occupa un posto fondamentale nell’economia dell’intera regione».

MAIALI, UMBRIA TRA LE REGIONI CON PIÙ CAPI E MACELLAZIONI

L’audizione Nelle scorse ore in un’audizione di fronte alla Seconda e Terza commissione del consiglio regionale, alla quale oltre a Coletto hanno partecipato anche il dirigente Umberto Sergiacomi e rappresentanti di Cia, Coldiretti e Confagricoltura, è stato ricordato che se l’Umbria diventasse zona infetta «scatterebbero misure quali il divieto di attività venatoria di qualsiasi tipologia, con deroga per la sola caccia di selezione, azioni di ricerca delle carcasse e smaltimento delle stesse. I ministeri hanno previsto il divieto assoluto di movimentazione nella zona infetta di prodotti a base di carne, la macellazione immediata dei suini negli allevamenti familiari e programmata nei centri di allevamento, il divieto di movimentazione dei suini a eccezione che per la macellazione».

PROROGA DELLA CACCIA, IL NO DI MORRONI

Le polemiche sulla caccia Quanto alle ipotesi di ampliamento del periodo di caccia – oggetto negli ultimi giorni di uno scontro tra la Lega e l’assessore Roberto Morroni – il dirigente ha ricordato «che l’attività venatoria è una cosa e il contenimento un’altra: l’attività venatoria è sconsigliata dai Ministeri perché le attività di caccia svolta in braccata favoriscono l’erraticità dei capi, infatti dove il virus viene rilevato viene chiusa la caccia. Resta in vigore fino al 15 marzo la caccia di selezione». Quanto al prolungamento deciso dal Molise lì, è stato spiegato, ci sono stati 17 giorni di piogge incessanti, «un terzo della durata della stagione venatoria, ed è stato quindi deciso di aumentare l’incisività del prelievo. Non possiamo certo andare contro la legge 157 – ha aggiunto Sergiacomi – semmai intervenire a livello nazionale per ampliare gli interventi previsti dalla legge».

PESTE E CACCIA, MORRONI DI NUOVO NEL MIRINO DELLA LEGA

Morroni Concetto ribadito per l’ennesima volta giovedì anche da Morroni: «Le affermazioni dei colleghi della Lega sul mio conto, mi dispiace doverlo rilevare, risultano del tutto infondate». Morroni ricorda che la legga 157 prevede un massimo di tre mesi (fra ottobre e gennaio) per la caccia al cinghiale e che quelle di controllo e contenimento «le ho sempre sollecitate fino a potenziarle anche grazie all’introduzione della caccia di selezione al cinghiale che questo assessorato ha voluto e perseguito nell’ambito di una volontà politica (questa, sì) tesa a farsi carico del problema del forte sovrannumero di questa specie selvatica e dell’impegno a conseguire una riduzione della sua presenza». Nel corso dell’audizione, le associazioni degli agricoltori hanno chiesto una intensificazione delle attività di controllo e della caccia di selezione, così come di altre attività mirate a evitare spostamenti degli animali.

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