Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:53

Peste suina, caso a breve distanza dal confine umbro. Governo: «Prolungheremo caccia al cinghiale»

Carcassa a Borgo Velino, nel Reatino. Il sottosegretario: «Periodo venatorio da tre a cinque mesi»

Un gruppo di cinghiali

di Dan.Bo.

Una carcassa di cinghiale affetto da peste suina è stata ritrovata nelle scorse ore nella zona di Borgo Velino, comune del Reatino a breve distanza dal confine umbro. A renderlo noto, giovedì, è stato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato: «L’Istituto zooprofilattico ha comunicato un nuovo caso positivo su una carcassa di cinghiale, questa volta nella zona di Borgo Velino in provincia di Rieti. I servizi veterinari della Asl – ha spiegato – hanno già attivato i protocolli operativi». Nel Lazio quindi salgono complessivamente a 14 i casi finora accertati di peste suina e «questo – ha aggiunto l’assessore – è il primo al di fuori della zona rossa», ovvero quella interna al Gra di Roma.

ECCO IL CALENDARIO VENATORIO 2022/2023

IL TESTO DEL CALENDARIO 2022/2023

Prolungamento Tra i provvedimenti che il Governo dovrebbe adottare nelle prossime ore c’è anche il prolungamento del periodo – tre mesi secondo la legge – in cui si può cacciare il cinghiale. Nel nuovo calendario venatorio 2022/2023 preadottato mercoledì dalla giunta si parla delle settimane che vanno dal 16 ottobre al 15 gennaio; periodo che, stando alle intenzioni del Governo, potrebbe essere allungato: «Abbiamo dato indicazioni a tutte le Regioni – ha detto giovedì il sottosegretario alla Salute Andrea Costa illustrando le nuove misure previste per eradicare la peste suina – di predisporre dei piani per una sensibile riduzione dei cinghiali fino al 50 per cento in alcune Regioni; vi è la proposta di un decreto che mi auguro venga approvato in tempi stretti per allungare il periodo venatorio in Italia da tre a cinque mesi».

CINGHIALI, DOPO 4 ORE AGRICOLTORI POTRANNO SPARARE

Cacciatori come alleati «Non ho paura a dire che i cacciatori sono i nostri alleati. L’eccessiva presenza di cinghiali sul nostro territorio nazionale – ha aggiunto – è un’emergenza, purtroppo la contrapposizione ideologica di questi anni tra ambientalisti-animalisti da una parte e cacciatori dall’altra ha prodotto un disequilibrio ambientale che oggi dev’essere ripristinato attraverso l’intervento dell’uomo». «I piani regionali per il depopolamento dei cinghiali – ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano della possibilità di un’apertura della caccia durante l’estate – partono da subito. Bisogna partire subito, in Piemonte abbiamo già abbattuto oltre duemila cinghiali». Per quanto riguarda l’Umbria, la giunta nelle ultime settimane ha prolungato di due mesi la caccia di selezione e ha predisposto un piano per il rafforzamento delle attività di controllo e contenimento.

CACCIA DI SELEZIONE, IN UMBRIA DUE MESI IN PIÙ DI TEMPO

CINGHIALI, RAFFORZATO IL CONTENIMENTO

Il sistema Del sistema di prevenzione e controllo delle malattie animali ha parlato giovedì, nel corso di un’audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche Vincenzo Caputo. Secondo il direttore «l’attuale sistema di prevenzione e controllo delle malattie animali in Italia è fatto benissimo sulla parte inerente le filiere, che sono ampiamente controllate e gestite dalle autorità competente, ma manca un modello strutturato per affrontare situazioni di alta complessità». Caputo ha fatto notare che per la gestione della peste l’Italia ha dovuto nominare un commissario «che sta incontrando le prime difficoltà perché i servizi territoriali che devono agire sugli animali che non hanno un padrone si trovano in condizioni di carenze tecnico-strutturali». «Questa cattiva gestione degli animali – ha detto – comporta la possibilità di danni all’ambiente, alle produzioni e all’industria che possono anche incidere sul Pil. Una spesa pubblica di modica dimensione permetterebbe di salvare diversi miliardi di euro ogni anno».

MAIALI, UMBRIA TRA LE REGIONI CON PIÙ CAPI E MACELLAZIONI

TEST E ABBATTIMENTI, COSA PREVEDE IL PIANO REGIONALE

Serve un’organizzazione «L’Italia – ha ribadito Caputo – non riesce a gestire alcune speci animali che a un certo punto assumono, sia per aspetti numerici che di malattie infettive, una dimensione non più rinviabile, come nell’attuale caso del cinghiale». Per Caputo il problema risiede nell’eccessiva parcellizzazione delle competenze da parte del sistema normativo, che le affida «di fatto a sistemi volontaristici» mentre il contenimento «alle pratiche venatorie». Una soluzione potrebbe essere quella di far nascere una struttura organizzata che metta insieme «tre attori: sanità, agricoltura e ambiente. In questa organizzazione vanno coinvolti sicuramente i medici degli animali, ma anche biologi, biostatistici e personale specializzato – ha detto – perché anche il montaggio e smontaggio delle reti e dei recinti dove praticare l’eradicazione richiede competenze altamente specializzate. È un compito che non può essere affidato ai volontari».

I commenti sono chiusi.