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martedì 24 novembre - Aggiornato alle 19:16

Perugia, la Rsa «Seppilli» diventa struttura Covid: scatta il presidio. Salta incontro sindacati-Coletto

Mercoledì manifestazione di Cgil, Cisl e Uil: «Altra decisione senza coinvolgere il personale. Struttura è inadeguata»

La Casa dell'amicizia «Seppilli»

Un presidio per dire no alla possibilità che la Rsa «Seppilli» di Perugia venga trasformata in struttura Covid. A convocarlo, per mercoledì mattina alle 9 di fronte alla sede della struttura, sono Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl che parla di «decisione presa ancora una volta senza alcun confronto o coinvolgimento del personale e delle organizzazioni sindacali rappresentative». I sindacati sottolineano che c’è «grande apprensione nelle lavoratrici e nei lavoratori di quella struttura, vista la grave carenza di dispositivi di protezione e l’inadeguatezza della struttura stessa (mancanza di percorsi dedicati, di zone filtro per la vestizione, di docce per il personale, di formazione specifica e così via)».

Salta l’incontro Di questo e dei tanti altri problemi che il personale sanitario vive tutti i giorni i sindacati avrebbero voluto parlare martedì pomeriggio nel corso dell’annunciato incontro con l’assessore alla Sanità Luca Coletto, saltato «per non meglio precisati “impegni istituzionali”». «Riteniamo che in questo momento le lavoratrici e i lavoratori della sanità umbra dovrebbero essere la priorità per l’assessore – scrivono in una nota congiunta i sindacati – e per questo consideriamo estremamente grave il rinvio, anche perché, visti i tassi di crescita dell’infezione e la saturazione dei posti letto (non solo nelle terapie intensive, ma in tutti i reparti Covid), con conseguente annullamento anche di altre importanti attività ordinarie, c’è una grande urgenza di intervenire, ascoltando la voce di lavoratrici e lavoratori, che sono ogni giorno più esasperati».

Situazione insostenibile Più in generale la Cgil di Perugia parla di «situazione insostenibile» e di assenza di una seria programmazione da parte della Regione; il sindacato sottolinea la saturazione delle terapie intensive, la carenza di organico e le «scelte che mettono in serio pericolo non solo il personale sanitario e quello che vi ruota intorno», ma anche «tutti i cittadini, per i quali la risposta sanitaria (non solo per il Covid, ma anche per patologie più banali e comuni) allo stato attuale non è garantita». In particolare nel mirino finiscono le decisioni riguardanti Spoleto e Pantalla: «Intervenendo per tempo – dice la Cgil – e avendo come obiettivo l’ottimizzazione del sistema pubblico, nell’interesse del cittadino, si sarebbe potuto ragionare per i Covid hospital su soluzioni alternative alla sospensione di fatto dell’attività di importanti nosocomi, per esempio pensando all’utilizzo del patrimonio edilizio di ospedali chiusi recentemente». In conclusione la Cgil scrive che le risorse ci sono e che «andrebbero utilizzare per aprire una stagione di sviluppo e crescita del sistema sanitario della nostra regione: non possiamo assolutamente perdere questa opportunità».

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