lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 00:28

Perugia, i Radicali: «Studentessa rinuncia a casa dopo che la proprietaria scopre che è lesbica»

di Michele Guaitini e Andrea Maori*

Lei si chiama Maria. È una ragazza di 25 anni, studentessa universitaria cui manca poco per laurearsi, la quale si è trovata un lavoretto per finanziarsi gli studi. L’università dista parecchi chilometri da casa per cui ha bisogno di una stanza nella città sede della facoltà. L’altra si chiama Susanna, una signora che potremmo definire di medio alta borghesia, in pensione dopo aver ricoperto un ruolo lavorativo di un certo prestigio e divenuta ora efficiente affittacamere. Maria trova l’annuncio per una stanza in una casa, da condividere con altre ragazze vicino all’Università così contatta Susanna. Si incontrano, parlano di tutto ciò di cui si parla durante una normale trattativa per un affitto e trovano l’accordo su tutto, anche sul prezzo. Trattativa liscia come l’olio, cui segue una richiesta di amicizia su Facebook da parte di Susanna.

Qualcosa non va Siamo in agosto, Maria lascia una caparra di 50 euro con l’accordo che il 15 settembre avrebbe preso possesso della stanza. Nel frattempo Susanna si mostra molto attiva su Facebook nel proporre a Maria offerte di lavoro, le più disparate e, soprattutto, lontano da Perugia. Sollecita gentilezza. Ci si avvicina al 15 settembre e Maria, non avendo sentito più nulla da Susanna, la contatta per confermare il suo arrivo nella casa e per mettersi d’accordo per la consegna delle chiavi. È a quel punto che qualcosa comincia a non quadrare. Susanna nicchia, si dimostra evasiva e davanti alle richieste di chiarimento di Maria per quelle titubanze, le dice: «Meglio se ci vediamo, vorrei parlarti a voce».

C’è un problema Appena si incontrano, le cose non dette al telefono prendono forma. Susanna fa: «Se vuoi, parliamo del tuo problema». Problema? Sì c’è un problema: Maria è lesbica. Susanna se n’è accorta ficcanasando nel suo profilo Facebook. Sai, per quanto mi riguarda non sarebbe un problema, figurati, ho tanti amici omosessuali. Però… cosa potrebbero pensare le altre ragazze? Sai, vengono da famiglie bene del sud… sono tradizionaliste e io devo pensare alla serenità della casa… Magari posso provare a parlarci prima, vediamo come si mette la cosa…». A quel punto Maria, che rivendica il diritto di poter vivere la sua vita senza doversi vergognare o giustificare i suoi orientamenti sessuali, rinuncia alla casa. Susanna le restituisce la caparra facendole capire che 50 euro le potranno far comodo! Coscienza sistemata.

Una storia vera Favola? No, una storia vera. Non è accaduta a Teheran, non è accaduta nell’Italia bigotta di qualche decennio fa. È successo a Perugia, Anno Domini 2015. P.S.: Maria nel frattempo ha trovato un’altra stanza, divide la casa con alcune studentesse, vivono in armonia e non si è mai introdotta di soppiatto nel loro letto. Susanna probabilmente avrà affittato la stanza ad una ragazza eterosessuale, o almeno tale in apparenza, e nulla turberà la serenità della casa, delle altre coinquiline, delle famiglie bene del sud, dell’Italia conformista e bacchettona in cui ancora viviamo.

*Segretario e tesoriere di Radicaliperugia.org

2 risposte a “Perugia, i Radicali: «Studentessa rinuncia a casa dopo che la proprietaria scopre che è lesbica»”

  1. lord1 ha detto:

    Incredibile, scrivete un articolo contro l’omofobia e lo chiudente col più classico degli stereotipi razzisti? cosa c’entrano le famiglie bene del sud???? la signora susanna di dove è? di teheran? di canicattì? di Perugia? e chi affitta camere a perugia? solo studenti meridionali o anche gente da città di castello o terni?
    e siamo sicuri che il problema reale fossero le altre inquiline della signora Susanna o non piuttosto solo la signora Susanna?
    forse è tempo che si inizi a combattere ogni forma di discriminazione, che sia sessismo, razzismo, classismo, e si inizi anche dai giornali a diffondere valori quale il rispetto, l’educazione, l’onestà.

  2. Mezzo Secolo ha detto:

    Sarebbe un episodio di omofobia, ma in Italia non c’è l’aggravante di omofobia per i reati di razzismo verso i gay quindi non c’è bisogno di scomodare le altre nazioni o evocare epoche passate siamo in Italia nel 2015 e tuti dovremmo essere consapevoli di come è l’Italia cioè l’ultimo dei paesi industrializzati considerati “Civile” , più volte sanzionato dalla U E per milioni di euro proprio per violazione dei diritti umani, persino in centro America e sud America hanno i diritti civili sia i gay che le coppie di fatto etero, qui solo i politici e i giornalisti hanno questi diritti, qui siamo tutti uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

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