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lunedì 24 gennaio - Aggiornato alle 21:17

Perugia, caso teleriscaldamento: «Decine di bimbi al freddo nel silenzio delle istituzioni»

Lettera dei genitori della materna «Montessori», una delle scuole servite dalla centrale di Prepo: «Non ci sono pochi spicci per il benessere dei bambini»

La porta della centrale (foto Umbria24)

di Dan.Bo.

«Non ci sono “pochi spicci” da investire per la tutela e il benessere di 40 bambini cittadini del Comune e la “spesa” la devono conseguentemente sostenere loro adeguandosi a condizioni non idonee ai propri bisogni elementari e educativi». È questo un passaggio della lunga lettera che i genitori dei bambini della materna «Montessori» di Perugia hanno deciso di scrivere a proposito del caso, emerso nelle scorse settimane, della centrale di teleriscaldamento di Prepo.

LA STORIA DELL’IMPIANTO E LO STOP

La vicenda L’impianto dopo numerose vicende societarie è stato comprato da una società toscana, con l’obiettivo non di riattivarlo bensì di smantellarlo per venderne i pezzi; operazione ritenuta economicamente più vantaggiosa rispetto alla normale gestione delle utenze. In tutto la centrale serviva una ventina di condomini e anche due scuole, tra le quali proprio la «Montessori». Attraverso i propri rappresentanti i genitori ripercorrono le tappe della vicenda, ricordando che «la situazione di indisponibilità del teleriscaldamento e del coinvolgimento in questa della nostra scuola era già nota da tempo ed era stata comunque rappresentata dall’istituto in via formale al Comune con pec del 7 ottobre chiedendo gli interventi necessari per evitare di trovarci oggi – 1 dicembre 2021 – in questa situazione». Situazione vista la quale alcuni genitori non stanno mandando i bambini a scuola o stanno valutando la possibilità di iscriversi altrove.

LA CENTRALE SARÀ SMANTELLATA E VENDUTA

La lettera L’alternativa messa sul tavolo dal Comune era quella di un trasferimento negli spazi dell’ex asilo «Lilliput», molto più piccoli rispetto a quelli della «Montessori», senza un’area per la mensa e una sufficiente per la didattica (in passato la struttura ospitava 19 bimbi). Da qui il no di docenti e genitori, che hanno chiesto soluzioni alternative. Nel frattempo, le notizie sono balzate alla cronaca «nel silenzio più totale delle istituzioni che non sono intervenute in sostegno né economico, né morale di tutti i concittadini che stanno subendo i gravissimi disagi di questo sopruso». Il Comune ha poi fornito delle stufette elettriche nell’attesa del ripristino del riscaldamento condominiale, valutando anche la possibilità di installare un impianto a pompe di calore o un potenziamento dell’impianto elettrico.

Le ipotesi Nel frattempo però «le temperature sono scese e a oggi – scrivono i genitori – la scuola è fredda, le stufette in dotazione non sono più sufficienti e non è possibile implementarle per i limiti di tenuta dell’impianto elettrico». Nelle scorse ore nel corso di una riunione con il Comune è tornato sull’ipotesi del trasferimento al «Lilliput», scartando le altre a causa dei costi che, scrivono i rappresentanti, ammonterebbero a meno di 10 mila euro per le pompe di calore (ancora meno per il potenziamento della rete).

Situazione di emergenza «Il Comune – aggiungono – non si è attivato seriamente e non intende neppure prendere in considerazione interventi che comportino anche il minimo esborso, adducendo l’indisponibilità di qualsiasi euro e l’insussistenza di risorse di bilancio disponibili che francamente appaiono incomprensibili e inaccettabili a fronte del presentarsi di una situazione emergenziale quale quella in essere. Quindi – sordo a qualsivoglia altra soluzione – pretende di ottenere il nostro consenso per mantenere i bambini a una temperatura non adeguata o a trasferirli in locali non adeguati alle loro esigenze». A questo punto «non resta che incrociare le dita sperando che il prima possibile venga riattivato il riscaldamento condominiale. Nella totale assenza di attenzione/proposte risolutive da parte delle istituzioni ognuna per la propria competenza».

Twitter @DanieleBovi

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