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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 15:54

Patto tra l’Università di Perugia e la Procura generale. Rettore: «Pronti a tornare in presenza al 100%»

Sottani e Oliviero si impegnano per progetti comuni, formazione e anche bilancio di responsabilità sociale

Il procuratore generale Sottani e il rettore Oliviero

Patto tra l’Università di Perugia e la Procura generale della Corte d’Appello per la formazione e l’informazione intorno a tematiche di interesse condiviso, sulle quali potranno anche essere elaborati progetti comuni all’esito di attività di valutazione e monitoraggio. Lo prevede l’accordo quadro sottoscritto mercoledì mattina dal rettore Maurizio Oliviero e dal procuratore generale Sergio Sottani che apre le porte dell’ufficio giudiziario anche a stage, tirocini, tesi di laurea e dottorati per gli studenti dell’Ateneo umbro.

Rettore: «Pronti a tornare in presenza al 100%» E per loro c’è anche un’altra novità. Il rettore, infatti, a margine della conferenza stampa ha affermato all’Ansa che l’Università degli Studi di Perugia «è pronta» alla ripresa della didattica in presenza al 100 per cento. L’orizzonte segna appena un paio di settimane, precisamente alla fine di ottobre: «Da sempre abbiamo sostenuto – ha ricordato il rettore – che la vera vita universitaria, la formazione, la didattica e la ricerca non sono a distanza. La situazione pandemica in questo momento ci conforta e da circa due settimane, insieme anzitutto alle associazioni studentesche, stiamo elaborando un nuovo protocollo. Credo che entro la fine di questo mese torneremo gradualmente alla presenza piena e totale. Lo faremo con prudenza perché al di là del bisogno del pieno recupero in presenza degli studenti, abbiamo come priorità la tutela della salute loro, dei docenti e dei collaboratori». Sul green pass, che in Università è già obbligatorio per tutto il personale e anche per gli studenti, il rettore ha spiegato che «la comunità dell’Università degli Studi di Perugia sta reagendo con un senso di grande attenzione e rispetto alle norme sul Green pass».

Patto tra l’Università di Perugia e la Procura generale Per quanto riguarda l’accordo quadro tra l’Ateneo umbro e la Procura generale, comunque, entro il 13 novembre le due istituzioni sono chiamate a costituire un comitato di coordinamento composto da sei persone, tre saranno nominate dall’Università e altrettante da Sottani, che opereranno nell’incarico a titolo gratuito. «Compito di un ufficio giudiziario è quello di render conto del proprio operato alla propria collettività e per questo è necessario rendere trasparente i meccanismi decisionali, i mezzi impiegati, le risorse utilizzate e i risultati che si ottengono» ha detto il procuratore generale, aggiungendo che «la collaborazione con l’Ateneo perugino è finalizzata anche alla redazione del bilancio di responsabilità sociale, per la raccolta della giurisprudenza locale, da rendere disponibile all’utenza locale, sempre nel rispetto dei diritti di riservatezza dei soggetti coinvolti nelle vicende giudiziarie, oltre che per lo studio della possibilità di godere dei vantaggi dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia, al fine di verificare quanto la giustizia predittiva sia concretamente utilizzabile dal giudice come persona fisica».

Bilancio di responsabilità sociale In particolare, sul bilancio di responsabilità sociale la dirigente amministrativa della Procura generale, la dottoressa Luisa Lucia Marsella ha sottolineato che l’operazione «consentirà di mettere in luce gli aspetti del lavoro compiuto dall’ufficio giudiziario che di solito rimangono in ombra rispetto alla funzione di amministrazione della giustizia, ovvero le azioni svolte quale centro di costo e stazione appaltante, nonché di evidenziare le economie che si originano dalla corretta gestione di tali attività». A spiegare che con la convenzione si intende anche «avviare un processo che consentirà sia ai nostri ricercatori eccellenti sia ai nostri giovani, di entrare in contatto con le attività della Procura» è stato il rettore Oliviero, che giudica «sempre più necessario creare percorsi sia di ricerca innovativa che di scambio di ‘buone pratiche’, al fine di favorire la trasparenza e la conoscenza da parte della collettività delle attività che si svolgono nelle università, negli uffici, nelle procure. Si tratta – ha concluso – di un accordo ampio che consentirà una serie di collaborazioni in vari ambiti scientifici e formativi».

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