mercoledì 7 dicembre - Aggiornato alle 17:58

Il Papa pressa i vescovi sulla fusione delle diocesi, parla Boccardo: «Abbattiamo barriere geografiche, ma senza allarmismi»

Bergoglio lo ha fatto all’assemblea Cei guidata da Bassetti. Il presidente Ceu: «Unire il territorio per essere più efficaci»

Monsignor Boccardo

di Daniele Bovi

«Il numero delle diocesi è eccessivo», ergo vanno diminuite. Le parole risalgono all’anno del Signore 1964, con Papa Paolo VI sulla Cattedra di Pietro. Insomma, la Chiesa discute a fasi alterne da decenni di questo argomento e in particolare di come riorganizzare nel migliore dei modi la propria articolazione territoriale. Il tema è tornato di stretta attualità nei giorni scorsi, durante l’assemblea generale della Cei, la Conferenza episcopale italiana guidata dal cardinale di Perugia Gualtiero Bassetti. Aprendo l’appuntamento, che si è tenuto questa settimana a Roma, Papa Bergoglio ha messo sul tavolo della discussione in particolare tre «preoccupazioni», ovvero la crisi delle vocazioni, gli scandali finanziari e la riduzione delle diocesi.

Le parole di Bergoglio «Non è facile», ha esordito il papa argentino facendo un esempio: «L’anno scorso – ha detto – stavamo per accorparne una, ma sono venuti quelli di là e dicevano: “È piccolina la diocesi… Padre, perché fa questo? L’università è andata via; hanno chiuso una scuola; adesso non c’è il sindaco, c’è un delegato; e adesso anche voi…”. E uno sente questo dolore e dice: ”Che rimanga il vescovo, perché soffrono”. Ma credo che ci sono delle diocesi che si possono accorpare». L’argomento il successore di Joseph Ratzinger lo ha già affrontato pochissimi giorni dopo la sua elezione, a fine maggio del 2013, parlando di «un’esigenza pastorale, studiata ed esaminata più volte», di «un argomento datato e attuale, trascinato per troppo tempo, e credo sia giunta l’ora di concluderlo al più presto». L’indicazione è dunque chiara e la Congregazione per i vescovi nel 2016 ha chiesto alle Conferenze episcopali regionali di elaborare un piano.

Ipotesi Anche quella umbra ha ovviamente inviato il suo che dovrà essere vagliato e approvato. Nel corso degli anni intorno all’argomento sono state formulate svariate ipotesi: una di queste parlava di una riduzione drastica, dalle attuali otto a quattro, forse addirittura tre, con Perugia-Città della Pieve e Terni-Narni-Amelia ovviamente inamovibili e Assisi «prelatura territoriale» sotto l’ombrello diretto della Santa Sede. Lo schema parlava di Città di Castello accorpata a Perugia (Todi idem se dovesse essere tagliata Orvieto, che in caso si unirebbe a Terni). In questo quadro Spoleto-Norcia potrebbe essere unità a Terni o a Foligno. Quale che sia davvero la soluzione del rebus, la Chiesa si muove con i suoi tempi e al di là degli incastri fra questo o quel territorio è importante capire la filosofia di fondo.

Parla Boccardo Monsignor Renato Boccardo, vescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, mantiene ovviamente il massimo riserbo sulle ipotesi ma a Umbria24 lo scenario alla base della possibile riforma lo traccia. «Il Papa – dice – ha più volte parlato dell’opportunità di ripensare il territorio per unire le forze e rendere più efficace la diffusione del Vangelo, senza operazioni chirurgiche o ingegnerie pastorali. Le forze del territorio le dobbiamo unire per essere più efficaci in un mondo dove tutto si sta unendo, con aspetti positivi e negativi. Dopo una riflessione lunga noi abbiamo presentato i nostri suggerimenti: le nostre proposte le abbiamo fatte, vedremo se, come e quando il Papa le approverà». Boccardo spiega di «aver guardato alla realtà della nostra regione, pensando innanzitutto a una più stretta collaborazione: anziché moltiplicare gli uffici cerchiamo di fare insieme ciò che è possibile; e noi che siamo piccoli in questo siamo facilitati».

Abbattere barriere Boccardo tiene poi a sottolineare che «il nostro impegno è lavorare insieme per abbattere le barriere geografiche. Sappiamo che il campanilismo è un aspetto sentito nella nostra regione, ma noi dobbiamo fare un’opera di educazione a favore delle nostre comunità; lavorare per educarle – ed educarci – ad allargare gli orizzonti. Il tutto però senza allarmismi e urgenze: non è che domani chiudiamo questa o quella diocesi; occorrono sensibilità, cultura dell’incontro e collaborazione». Non secondario in questo quadro il fatto che il monsignore è chiamato a guidare una diocesi duramente colpita dal terremoto: «Come vanno qui le cose? I ritardi conclamati – risponde – sono sotto gli occhi di tutti. La ricostruzione ritarda e mancano passaggi istituzionali fondamentali. Per fortuna ci sono le casette e una forma di vita dignitosa è stata recuperata, ma la ricostruzione di monumenti pubblici e chiese si trascina, e questo crea fatica e frustrazione».

Twitter @DanieleBovi

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