giovedì 19 settembre - Aggiornato alle 01:19

Papa Francesco scrive a Bassetti per i suoi 25 anni da vescovo: «Precedi il popolo nella carità»

Il messaggio del Santo Padre, del vescovo ausiliare di Perugia e di Bassetti durante la liturgia in Duomo

Il cardinale di Perugia e presidente Cei, Gualtiero Bassetti ha compiuto 25 anni di episcopato. Li ha festeggiati con la celebrazione di una santa messa insieme a tanti altri presbiteri, vescovi e insieme a tante persone della nostra comunità ma anche provenienti da altre regioni. Nel suo intervento Bassetti ha ricordato di essersi affidati alla Beata Vergine Maria: «Beata sei tu o Vergine Maria e degna di ogni lode, da te è nato il sole di giustizia, Cristo Signore”. Vi confesso che queste parole del canto al Vangelo, nella messa della Natività di Maria, mi hanno sempre aiutato a porre tutto il mio ministero episcopale “sub tutela Matris”. L’icona della Madonna delle Grazie di Duccio di Buoninsegna nella cattedrale di Massa Marittima, l’immagine indimenticabile della Madonna del Conforto ad Arezzo e infine la Madonna della Grazia, della scuola del Perugino nella nostra cattedrale, sono state per me il segno di una speciale protezione della Vergine, totalmente gratuita perché non meritata. “Sub tutela Matris”». Poi un pensiero a questi anni di episcopato: «Cari fratelli e sorelle, in questi giorni sono scorse sotto i miei occhi vecchie fotografie che ho sempre custodito gelosamente. Una di esse mi ha particolarmente commosso: mostra lo scambio della pace con i sacerdoti di Massa Marittima il 18 settembre 1994, durante il pontificale d’ingresso. Tanti di loro che mi sorridevano e mi stringevano forte hanno lasciato questa terra. Molti, con lacrime di commozione, posavano le loro braccia stanche sulle spalle, allora forti, di quel giovane vescovo che la Provvidenza aveva loro donato. Cari presbiteri, le mie braccia sono oggi più deboli e le forze diminuite, ma i palpiti del cuore, per voi e tutta la nostra gente, sono gli stessi. Dal giorno in cui, dopo 38 anni, ho lasciato la città di Firenze, posso dire che è iniziato per me un santo viaggio, senza ritorno. Il mio desiderio, Dio lo sa, sarebbe stato quello di spendere tutte le mie energie nella terra di Maremma, che per me non è mai stata “Maremma amara”, ma terra da amare, che si adattava bene alla mia persona. Provengo da una famiglia povera dell’Appennino tosco-romagnolo. Come tanti altri miei coetanei, ho vissuto da piccolo il dramma della seconda guerra mondiale. I miei genitori mi hanno trasmesso, assieme al timor di Dio, una fede semplice, ma robusta, che si esprimeva nel rispetto degli altri e nella solidarietà verso tutti. Il mio primo seminario, come per tanti di voi, sono stati babbo e mamma, i fratelli più piccoli, la nonna materna e tanti zii. Prima dell’ordinazione episcopale, ho vissuto con gioia per 28 anni la mia missione di prete che, pur con tanti limiti, ha voluto essere una consegna generosa a Cristo e ai fratelli. Con questo stesso spirito, ho cercato, per 22 anni, di portare avanti il mio compito di formatore nei Seminari di Firenze. I nomi e i volti dei miei alunni li porto scritti dentro di me, nella mia vita, e non sono ricordi del passato. Ora tre di loro sono vescovi in altrettante diocesi d’Italia, un quarto è Nunzio Apostolico. Improvvisa e per me inaspettata giungeva, a 52 anni, la chiamata di san Giovanni Paolo II che mi chiedeva di essere successore degli Apostoli, nella Chiesa di Massa Marittima-Piombino.

Il messaggio di Bassetti Non dimenticherò mai alcune espressioni del Card. Silvano Piovanelli durante la consacrazione episcopale: ‘Oggi, il vento dello Spirito soffia particolarmente in questa basilica di San Lorenzo. Si rallegra la Chiesa di Firenze, che vede un suo figlio scelto dallo Spirito di Dio; si rallegra soprattutto il presbiterio fiorentino e in modo particolare la Chiesa di Massa Marittima-Piombino… Accogliete con gioia e gratitudine questo nostro fratello Gualtiero, che noi vescovi, con l’imposizione delle mani, associamo al collegio apostolico…’. Dopo cinque anni, fui destinato alla Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Una Chiesa segnata dalla presenza di san Francesco, con le due famose terrazze sull’Europa: Camaldoli e La Verna, così definite dal venerabile sindaco di Firenze Giorgio La Pira. Infine, l’ultima chiamata ad essere pastore di questa nostra Chiesa perusino-pievese. Non sono mancate, in questi anni, pene, tribolazioni e croci, ma abbiamo sempre cercato di affrontarle alla luce del Risorto e con grande speranza. Il Signore ha fatto maturare in questo tempo, nella nostra Chiesa, numerose vocazioni al presbiterato e alla vita religiosa e, grazie a Dio, una pastorale giovanile che sta portando i suoi frutti. Ormai non appartengo più né alla mia Firenze né ad altre Chiese, anche se mi sento ad esse legato da vincoli di riconoscenza, di affetto e di preghiera. Ora la mia famiglia siete voi, carissimi. Questo popolo bello che è davanti a me, fatto di famiglie, di giovani, di bambini e, lasciatemelo dire, di tante speranze. Vi assista sempre la mano protettrice del Padre, vi illumini il volto del Risorto e quello della sua e nostra Madre. A chi è solo, deluso, forse stanco della vita, agli sfiduciati, a chi si sente abbandonato da tutti o ha subito ingiustizie, alle famiglie, soprattutto a quelle dove mancano pane e lavoro, a tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito, a tutti coloro che, per un motivo o per un altro, hanno perso la speranza, per la durezza del cuore dei fratelli, a chi non ha un tetto dove abitare e soprattutto a chi non ha mai ricevuto un gesto di amore, lei, la Vergine Maria, Madre della Grazia, lei che continua a generare i suoi figli, lei che asciuga le loro lacrime, sia per tutti segno di consolazione e di sicura speranza. Amen!»

Il messaggio del Papa A Bassetti è stato consegnato  il messaggio di Papa Francesco: «Mi congratulo con te, venerabile fratello, che, «fondato nella carità», unisci all’amore di Dio la cura del prossimo, e al desiderio di giustizia la virtù della misericordia (cfr. Leone Magno, Sermoni, 95,6); e queste qualità, che ritengo fondamento di ogni vera sollecitudine sacerdotale e della mia stessa sollecitudine pastorale, riconosco con gioia particolare a te. Con questa Lettera ti esprimo i sensi del mio affetto. Hai iniziato il tuo ministero sacerdotale nell’anno 1966 nell’arcidiocesi metropolitana di Firenze, esercitando sin dall’inizio un’opera premurosa per il bene delle anime. I delicati incarichi di responsabilità pastorale presso le scuole e nei seminari fiorentini hanno arricchito il tuo apostolato e maturato la tua esperienza, in seguito confermata dall’incarico a te affidato di Vicario generale. Avendo accumulato una discreta esperienza, nell’anno 1994 san Giovanni Paolo II ti nominò Vescovo di Massa Marittima-Piombino e, dopo cinque anni, ti destinò alla Sede di Arezzo – Cortona – Sansepolcro; il mio venerato Predecessore Benedetto XVI, considerata la tua opera in queste comunità ecclesiali, nell’anno 2009 ti chiamò fuori della Toscana a ricoprire l’incarico di Arcivescovo Metropolita di Perugia – Città della Pieve, che a tutt’oggi eserciti lodevolmente. Nel 2014 ho voluto innalzarti al Collegio cardinalizio, col titolo di Santa Cecilia. Non voglio poi tralasciare l’incarico di presidente della Conferenza Episcopale Italiana che degnamente eserciti e la premurosa attività da te svolta presso vari uffici della Sede Apostolica. Vedendo il tuo servizio rivolto a Dio e al suo popolo e adornato di tante opere di carità, riconosco in te un pastore che rinnova il sacrificio dell’umana redenzione e precede il popolo santo di Dio nella carità, lo nutre con la parola, lo conferma con i sacramenti, e che, spendendo la vita per Cristo e la salvezza dei fratelli, si adopera per conformarsi all’immagine dello stesso Cristo e continuamente testimonia la fede e l’amore nel Signore (cfr. Messale Romano, Messe rituali, IV, 2, Prefazio). Ricorrendo, dunque, questa speciale occasione, prego Dio affinché, rendendo felicissimo il tuo anniversario, sparga su di te, Venerabile Fratello, la sua misericordia e ti protegga sempre con la sua grazia, ti confermi servo e testimone della carità divina e della verità nel mondo e fedele ministro di riconciliazione. Desidero infine accompagnarti con la mia Benedizione Apostolica, che ti imparto, da trasmettere poi ai diletti figli del gregge di Perugia – Città della Pieve, a tutti i partecipanti alla celebrazione del giubileo ed a coloro che hai cari nel cuore, dai quali chiedo preghiere affinché possa compiere con zelo e sapienza il ministero petrino.

Il messaggio del vescovo Salvi A Bassetti il saluto del vescovo ausiliare di Perugia mons. Marco Salvi: «E’ con profonda gioia nel cuore che le manifestiamo i nostri sentimenti di augurio e di serenità in questo giorno in cui ricorda la sua consacrazione episcopale, avvenuta 25 anni or sono nella basilica di San Lorenzo in Firenze. Da tutta la diocesi siamo convenuti, sacerdoti e laici, per unirci alla preghiera di lode e di ringraziamento, che da questa cattedrale si eleva stasera al Signore. La sua è una vita donata, come quella di tanti sacerdoti. Ma la Divina Provvidenza ha voluto riservare a lei la strada del formatore e del pastore, con la responsabilità di guidare altri fratelli. Da Firenze a Massa Marittima ad Arezzo e poi a Perugia, si intuisce nella sua vita un filo invisibile, che solo Dio conosce, e che si dipana negli anni, chiedendole sempre più uno spirito di donazione e oblazione. Con la venuta a Perugia, in un certo senso la sua missione di vescovo ha assunto non solo una valenza regionale, essendo metropolita e per un periodo presidente della CEU, ma addirittura nazionale e mondiale, quando dal Santo Padre Francesco, nel 2014, lei è stato creato cardinale di Santa Romana Chiesa e poi nominato, nel 2017, presidente della CEI. In tal modo non solo è cambiata la sua vita, arricchendosi di molteplici esperienze, ma anche la vita dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. C’è voluto un grande sforzo da parte sua per assumere con energia i suddetti impegni e carichi, ma il Signore le dà forza e la Santa Vergine, alla quale si è sempre affidato, la sostiene. Anche noi cerchiamo di starle vicino e aiutarla nei suoi doveri a servizio della Chiesa italiana e universale. A fronte di questo enorme carico di lavoro e di responsabilità, non ha mai voluto mancare agli impegni diocesani, alla sollecitudine verso tutte le parrocchie piccole e grandi. La sua presenza, costante e generosa, è cuore della pastorale. Ci è di grande aiuto la sua premura di padre e di fratello, che sa sempre consigliare e ammonire, tessere quei fili di comunione e di carità, anche quando si sono sfilacciati. Non possiamo dimenticare la sollecitudine per i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, i malati e i poveri… Noi, Eminenza, preghiamo per lei in questo giorno carico di emozioni e di ricordi. Il Signore la ricolmi del suo amore e la conservi in salute e in generosità».

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