martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 13:29

Papa Francesco, i vescovi umbri: «Come il Poverello di Assisi quel nome per riparare la Chiesa in rovina»

Papa Francesco

di Ivano Porfiri

Con «immensa gioia» i vescovi dell’Umbria rendono grazie al Signore per aver donato alla sua Chiesa e al suo popolo il 265° successore dell’Apostolo Pietro, Papa Francesco I.

Riparare la chiesa in rovina I vescovi «salutano il nuovo Pontefice, che porta il nome del Santo di Assisi, Patrono d’Italia, affidando alle sue preghiere le Chiese e le popolazioni della terra che ha dato i natali al Poverello, che rinnovò la Chiesa attraverso la carità. Proprio a Francesco il Signore chiese di riparare la sua Chiesa in rovina. Per la seconda volta consecutiva – aggiungono i vescovi – un Papa porta il nome di un santo della nostra terra. Le Chiese dell’Umbria hanno accolto l’elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio al Soglio Pontificio, con il nome di Francesco I, con il prolungato suono delle campane delle cattedrali e delle seicento e più chiese parrocchiali della regione».

Bassetti: sorprese di Dio belle e imprevedibili Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale umbra e vice presidente della Cei: «Lo Spirito Santo è colui che fa il Papa e alla fine ci accorgiamo che è sempre quello che il Signore voleva per un determinato tempo storico della Chiesa. Le sorprese di Dio sono sempre belle e imprevedibili». Mons. Bassetti lo dice nel commentare l’elezione di Papa Francesco I ai microfoni di «Umbria Radio», nella diretta con «InBlu». «Papa Francesco – afferma Bassetti – mi sembra che si sia preparato anche allo stile che deve essere la Nuova evangelizzazione, presentandosi in maniera molto semplice, come Vescovo di Roma e, in quanto Vescovo di Roma, presiede nella carità tutta la Chiesa». Soffermandosi sull’«atto di umiltà» compiuto dal Santo Padre, mons. Bassetti dice che si tratta di un «gesto profondamente conciliare, di riconoscere nel popolo santo di Dio il soggetto della Chiesa». Infine, «il nome, che è tutto un programma – commenta –, perché Francesco è la persona umile, Francesco è colui che esprime più di ogni altro nella Chiesa il senso della fraternità, il senso dell’accoglienza. Oggi c’è un mondo talmente ferito, che veramente questo gesto di fraternità e di accoglienza, che subito il Papa ha fatto anche dandosi il nome di Francesco, è stato colto dal cuore di tutta la gente».

Benedetto e i santi Francesco L’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo ha appreso dell’elezione del nuovo Pontefice a Parigi, dove si trova con la delegazione nursina per le Celebrazioni Benedettine. «Con tutta la Chiesa – ha affermato – ringraziamo il Signore per l’elezione di Papa Francesco e gli chiediamo di assisterlo con i doni dello Spirito nella missione di guidare il popolo di Dio e di confermarlo nella fede». In merito alla scelta del nome “Francesco”, mons. Boccardo si è così espresso: «Penso che la storia e il messaggio di Francesco rimangano sempre attuali. Allo stesso tempo, però, a me piace ricordare che, accanto a Francesco d’Assisi, probabilmente il Papa ha pensato anche ai grandi ‘Francesco’ della storia della Compagnia di Gesù: penso a Francesco Saverio, a Francesco Borgia. Dunque, una grande tradizione di spiritualità e di testimonianza cristiana. Il Papa ha parlato della evangelizzazione. Noi siamo naturalmente sensibili al fatto che il Papa abbia scelto di chiamarsi Francesco. Tra l’altro l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia si gloria di essere la terra natale di san Benedetto: è bello anche il legame tra Papa Benedetto e, oggi, Papa Francesco, due pontefici che portano il nome di questi santi che hanno segnato la storia della Chiesa e dell’Europa. Diventa per noi, in Umbria, un appello pressante a rinnovare la nostra fede al Vangelo». L’Arcivescovo Boccardo ha infine voluto ricordare che l’elezione di un papa non è guidata da logiche umane, come già espresso da alcuni cardinali alla vigilia del Conclave: «Il Papa lo fa lo Spirito Santo, non lo fanno i sondaggi, l’opinione pubblica o i giornalisti».

Cancian: gioia via sms Subito dopo l’elezione di Papa Francesco, quale successore dell’apostolo Pietro, mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, utilizzando il sistema dei messaggi Sms ne ha inviato uno al clero, ai religiosi e alle religiose, ai rappresentanti del Consiglio Pastorale, e a tutti i fedeli laici che abitualmente sono iscritti alle newletter diocesane. Questo il testo: «La Chiesa Tifernate esulta di gioia e ringrazia il Signore per il dono sorpresa di Papa Francesco. Appuntamento per tutti Domenica 17 marzo, ore 18.30, per la celebrazione già in programma della stazione quaresimale. Attendo tutti: clero, religiosi e religiose e tutti coloro che vogliono partecipare +Domenico Cancian».

Un abbraccio da Assisi «Da Assisi un grande abbraccio, affettuoso e filiale, a te, Papa Francesco, nuovo vicario di Cristo». Inizia così il messaggio del vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo Domenico Sorrentino, che prosegue: «Questa Chiesa che diede i natali al Poverello ti saluta con i suoi accenti di gioia e di lode: “Laudato si’, mi Signore, cum tucte le tue creature, Laudato si’ per il nuovo Padre e Pastore che hai dato alla tua Chiesa. Siamo con te, caro Santo Padre. “Tu es Petrus”! Siamo con te come l’unica Chiesa di Gesù, nostro Signore e Salvatore. Tu ce lo rappresenterai come Buon Pastore. Avrai molto da fare. Forse da soffrire. Ma sappiamo che Gesù è al timone della sua Chiesa. Noi ti seguiremo, nell’affetto e nell’obbedienza. Ed esprimiamo fin d’ora la fiducia che, come tanti tuoi predecessori, fino all’amato Benedetto XVI, anche tu venga presto in questa Città dove Francesco continua a dire con tutto se stesso, alla Chiesa e al mondo, il Vangelo che salva. Viva Gesù! Viva il Papa!».

Papa dei tempi moderni Il vescovo di Gubbio mons. Mario Ceccobelli ha commentato: «E’ subito entrato nei tempi moderni, ha salutato al folla con un buonasera e poi alla fine del suo discorso con un buonanotte, cogliendo la realtà e la semplicità. Di scelta del nome Francesco è come una carta d’identità per quello che sarà il suo servizio, segno che per lui è un importante punto di riferimento, è un uomo che non viene dalla diplomazia, ma dall’esperienza concreta. Ho sentito che è laurealo in chimica, è stato vescovo e cardinale, non dimentichiamo che proviene da un popolo che racchiude sacche di povertà notevoli, conosce quindi anche le realtà più difficili. Ho molto apprezzato l’approccio con la folla dei fedeli, il fatto che abbia chiesto la benedizione al popolo e di pregare per Benedetto XVI ho notato inoltre che non ha mai fatto accenno al papato, ma che ha tenuto a sottolineare anche per se stesso l’essere vescovo di Roma».

La comunità lo ha atteso pregando Il vescovo di Foligno mons.Gualtiero Sigismondi ha così commentato: «Da Benedetto XVI a Papa Francesco: nell’arco di un mese il vento impetuoso e gagliardo dello Spirito ha fatto sentire la sua forza! Con il suo gesto di “infallibile umiltà” Benedetto XVI ci ha ricordato che la Chiesa è di Cristo, che la Chiesa è viva; con la scelta del nome il nuovo Successore di Pietro indica alla Chiesa un duplice modello: quello di san Francesco d’Assisi, “uomo dal cuore semplice, umile e libero”, e quello di san Francesco Saverio, il più grande missionario dell’epoca moderna, cresciuto alla scuola di sant’Ignazio di Loyola, come il nuovo Papa. La Comunità diocesana ha atteso l’elezione del Vescovo di Roma in preghiera, presso la Chiesa di Santa Maria Infraportas, che nella Cappella dell’Assunta custodisce una memoria del passaggio dei Principi degli Apostoli. Subito dopo la “fumata bianca” è stato commovente vedere il grande concorso di fedeli che ha riempito Piazza San Pietro, così come è stato disarmante il gesto compiuto dal nuovo Papa, che si è inchinato dinanzi al popolo romano per ricevere l’abbraccio della preghiera che da tutta la Chiesa si è levata per lui a Dio».

Svolta per il Pontificato «E’ stata una scelta che segna una svolta nella concezione del Pontificato». Lo dichiara mons. Ernesto Vecchi, vicario della diocesi di Terni-Narni-Amelia, che aggiunge: «E’ importante che le prime parole di papa Francesco siano un porsi al servizio del popolo nel quale vede la presenza di Dio. In questa elezione c’è lo Spirito di Dio che ha dato un segnale forte alla Chiesa. La scelta del nome Francesco vuol dire mettere insieme, dopo tanti secoli, la gerarchia con la profezia, una sintesi perfetta tra la grandezza e il potere che Francesco d’Assisi ha sempre rispettato, vivendo però la sua fede nella profezia e nella libertà dal denaro e dai piaceri di questo mondo, sempre capace di parlare sia ai potenti che al popolo. Una scelta che fa capire che non è la contrapposizione tra le parti del globo, ma un’integrazione tra la parte del mondo che possiede i beni e chi non li possiede quella che garantisce un futuro, un’integrazione sotto la regia di Dio, un’integrazione globalizzata per l’umanità che, senza Dio, rischia di frammentarsi».

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