sabato 8 agosto - Aggiornato alle 16:48

Ospedale di Terni, microsfere radioattive contro il tumore al fegato

Radioembolizzazione, procedura mininvasiva eseguita al Santa Maria su paziente 73enne

 

Applicato, per la prima volta all’ospedale di Terni, un trattamento di radioembolizzazione per un tumore al fegato su un 73enne abruzzese; entra così a regime una  procedura terapeutica mininvasiva altamente innovativa, che viene eseguita in pochi centri di riferimento nazionali e in nessun altro ospedale dell’Umbria. Il traguardo è stato raggiunto grazie al lavoro multidisciplinare delle equipe mediche dirette da Giovanni Passalacqua (Radiologia),  Fabio Loreti (Medicina Nucleare), Mariano Quartini (Epatologia) e Marco Italiani (Fisica Sanitaria).

La radioembolizzazione o Tare Si tratta di una procedura mini-invasiva  che prevede l’infusione di microsfere radioattive di ittrio 90 direttamente nell’arteria epatica e nei vasi tumorali; in altri termini una radioterapia dall’interno nel fegato e nel tumore, indicata in casi particolari e molto selezionati. L’obiettivo è il rilascio di microsfere radioattive nel letto tumorale tramite la rete arteriosa. Tale risultato- fanno sapere dall’ospedale –  è frutto di un approccio clinico integrato e multidisciplinare che coinvolge diverse figure professionali: il radiologo, l’interventista, il medico nucleare, il fisico medico e l’epatologo.  Insomma, un lavoro di squadra e di precisione volto a definire la giusta quantità di radioattività da somministrare e a creare la radiotossicità necessaria per colpire il tumore, con tecnica mininvasiva, preservando da qualsiasi danno i tessuti sani e riducendo gli effetti collaterali sul paziente.

Neoplasie epatiche La metodica costituisce un’opzione terapeutica aggiuntiva rispetto alle terapie sistemiche già conosciute (chemioterapia e farmaci  neo-angiogenetici) e alle metodiche di radiologia interventistica (come  la termoablazione o  la chemioembolizzazione) nei casi in cui il tumore è più avanzato. La radioembolizzazione riesce infatti ad ottenere spesso una remissione parziale della malattia, con allungamento dell’aspettativa di vita. I pazienti destinati alla radioembolizzazione sono individuati e successivamente presi in carico dal reparto di Gastroenterologia ed Epatologia, ove avviene la selezione, il ricovero ed il follow-up dei  pazienti.

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