lunedì 17 febbraio - Aggiornato alle 17:57

Nuova Monteluce, un piano per uscire dalle sabbie mobili. Sullo sfondo un possibile compratore

Riunione tra Regione, Comune, banche e Bnp: in primis c’è l’obiettivo di tutelare le aziende locali

La piazza della Nuova Monteluce

di Daniele Bovi

Disegnare un percorso per tentare di uscire dalle sabbie mobili dentro le quali rischia di sprofondare la Nuova Monteluce e con essa, per anni, un pezzo importante di Perugia. Mercoledì a Palazzo Donini, sede della giunta regionale, intorno al capezzale dell’ex ospedale si sono ritrovati tutti gli attori coinvolti in un progetto pensato un’era geologica fa, quella prima dell’esplosione della crisi economica: le tre banche coinvolte nel progetto (compresa Intesa San Paolo che avrebbe voluto sfilarsi), la Regione (dalla presidente Tesei agli assessori Agabiti e Fioroni, oltre ai tecnici degli uffici), il sindaco di Perugia Andrea Romizi e i vertici del fondo Bnp Paribas. Assente solo l’Università di Perugia, che detiene parte del fondo insieme a Regione, Gepafin (la finanziaria di Palazzo Donini) e Bnp e che tornerà a essere coinvolta a breve.

Il quadro La situazione, per usare un eufemismo, è difficilissima: nei conti della Nuova Monteluce, dove molti dei progetti non sono stati realizzati, c’è un buco nei conti da 32 milioni di euro, i lavori sono fermi (quelli per la realizzazione degli appartamenti non sono mai partiti), una 30ina di aziende umbre aspettano di ricevere oltre 3 milioni di euro, molti operai sono senza stipendi da un paio di settimane, le banche non accettano più i titoli del fondo e per riavviare i lavori servirebbe un accordo, che non c’è, tra proprietà e istituti di credito. Sullo sfondo c’è invece la possibilità di una liquidazione che però lascerebbe sul campo morti e feriti: secondo una simulazione le aziende, che non vogliono questa soluzione, potrebbero recuperare circa il 70% mentre gli enti il 30%.

Possibile compratore Gli attori coinvolti cercheranno di evitare questo scenario e mercoledì si è provato a disegnare una rotta, l’impalcatura di un edifico che deve in primis tutelare le aziende locali. Fatto questo passo (sui contenuti concreti è stata imposta massima riservatezza vista la delicatezza del dossier) potrebbe entrare in scena un possibile compratore: «Se c’è realmente o no? A oggi – racconta uno dei presenti – non c’è alcuna formalità, ma qualcosa si muove». «Prima – aggiunge un’altra persona che ha partecipato alla riunione – dobbiamo però parlare coi fornitori locali. Un soggetto potrebbe esserci, ma dobbiamo costruire un quadro e poi vedere se intorno a questo possibile compratore si possono coagulare più realtà».

Serve tempo Il dialogo, dopo l’incontro interlocutorio di mercoledì, nelle prossime settimane andrà avanti su più piani e per vagliare le ipotesi servirà tempo: «Le soluzioni – spiega a Umbria24 Luca Panizzi di Bnp Paribas, che da anni segue il progetto – richiedono tempi lunghi. Ci sono alcune ipotesi sul tavolo ma dobbiamo aggiornarci. Comunque è positivo che il nuovo governo regionale abbia posto la massima attenzione sul dossier». Nel frattempo a Monteluce aspettano.

Twitter @DanieleBovi

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