mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 03:49

Neonati in astinenza da cocaina e altre droghe: «Gli dobbiamo dare il metadone»

Il grave fenomeno denunciato anche a Perugia: «Quando abbiamo sospetti procediamo a esami» e purtroppo sono confermati

Neonati all'ospedale di Perugia (foto F.Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Neonati in crisi di astinenza da cocaina o persino da eroina o hashish. E’ il fenomeno balzato sulle cronache nazionali per la concomitanza di 4 neonati ricoverati nello stesso momento al Casilino di Roma, e che trova conferma anche a Perugia. «Purtroppo il fenomeno esiste anche a Perugia», spiega a Umbria24 Stefania Troiani, responsabile dell’unità di Terapia intensiva neonatale al Santa Maria della Misericordia. «Noi siamo il centro di riferimento regionale e ci capitano una decina di casi all’anno».

Stefania Troiani, responsabile Terapia intensiva neonatale ospedale Perugia

Il fenomeno a Perugia Parliamo di neonati che presentano sintomi di forte inquietudine, irritabilità, agitazione. Piermichele Paolillo, vicepresidente della società italiana di neonatologia e primario al Casilino spiega, trovando conferma anche nell’esperienza testimoniata da Troiani a Perugia, «che all’inizio stanno bene, la sindrome di astinenza neonatale inizia dopo un po’. Il bambino diventa agitato, irritabile e bisogna usare barbiturici per sedarlo». Se il neonato non ha sintomi particolari, fondamentale per intercettare il problema, spiega Paolillo a Repubblica, è il ruolo delle ostetriche che anche durante il parto colgono segnali nel comportamento dei genitori.

Metadone per superare crisi «I neonati – spiega Troiani a riguardo dell’esperienza perugina – stanno davvero male, devono essere trattati con metadone, anche per diverse settimane, per fare passare la crisi». E il pericolo non è soltanto legato alla condizione di malessere del neonato nella fase di crisi, ma ai danni, anche di natura neurologica, che possono verificarsi durante le fasi di crescita. Non è difficile dedurre che, con ogni probabilità, si tratti di bambini raggiunti dalle sostanze durante la gravidanza, per via dell’utilizzo di droga da parte del genitore. Che spesso, ascoltato dai medici, tende a minimizzare o a indicare come saltuarie le sue abitudini o persino circoscritte a pochi giorni precedenti al ricovero del figlio. «Se abbiamo un sospetto – dice ancora Troiani – noi facciamo gli esami opportuni, senza chiedere consensi ai genitori perché, nel sospetto, il medico è autorizzato. Il passo successivo, una volta accertata la presenza di sostanze nel bambino, segnaliamo il caso al tribunale dei Minori. Da quel momento, come struttura, diventiamo noi i tutori del bambino, fino alla decisione del giudice».

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