mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:36

Nell’orto dove le verdure si coltivano da sole, parola di Padre Bio: «La natura sa già cosa fare»

Alexander Bobbi, 37 anni, tra musica e agricoltura: «Parlo coi contadini di 90 anni, ascolto le mie piante. Il mio vino senza aiuti? Ne puoi bere 2 litri senza stare male»

Padre Bio

di Sebastiano Pasero

Padre Bio ti accoglie a braccia aperte, ad Otricoli. E ti porta a conoscere l’agricoltura mistica: quella che dalla terra chiede solo quello che ti può dare, quella che sa aspettare senza forzare, quella che cura l’anima del contadino. «Il mio orto lavora da solo, i miei interventi sono minimali, è il merito di tecniche di coltivazione che ho riscoperto e affinato, tecniche che tengono sufficientemente lontano le erbe infestanti, i parassiti, le malattie. Il mio orto richiede poche innaffiature, perché la pianta, sia essa un rapa che un broccoletto, deve seguire il suo percorso, lei sa cosa fare, basta assecondarla».

Trovare il proprio percorso «Sì, anche io penso di aver trovato la mia strada, seguire le mie passioni, innanzitutto quella della terra, non chiedendo molto, perché per vivere basta poco». Padre Bio miscela considerazioni di vita a tecniche agricole: «Ho parlato con i vecchi contadini, non quelli di 70 anni, già contaminati dalla chimica, ma quelli con 90 anni e oltre, quelli che vengono da un mondo di sapere e conoscenze che nelle coltivazioni sistematiche di oggi si sono perse».

Più San Francesco che Savonarola Padre Bio è un uomo di 37 anni, Alexander Bobbi, che 10 anni fa ha lasciato Terni, per trasferirsi nell’incanto del centro storico di Otricoli, per consegnarsi a queste vedute da dipinto rinascimentale, nelle campagne a due passi dal paese, l’orto super biologico di Padre Bio: «Sono i miei amici a chiamarmi così, a me non dispiace anche se il mio nome d’arte è Bobby Roots». A Otricoli Alexander Bobbi, vive nelle vecchia casa dei nonni, segue le sue inclinazioni: l’agricoltura della natura, la musica con una piccola sala incisioni che raccoglie le sue composizioni, le produzioni alimentari: «Faccio pasta secca, partendo dai grani a basso glutine, perché è questo che dà problemi di digeribilità e di allergie alimentari. Faccio le marmellate, piacciono molto». Padre Bio non è un fanatico, non vuole convertire nessuno, la sua è una ‘predicazione’ che ricorda San Francesco, non certo Savonarola: «Non ho niente da insegnare, al massimo posso condividere. Nella musica propongo di suonare insieme, in agricoltura di coltivare insieme, il mio prossimo progetto è un orto sociale, ho già due adesioni, una signora di 60 anni e un ragazzo di 30 anni. Lavoreremo la terra, condividendo principi e tecniche, confrontandoci sul campo. Beh sì nel senso letterario della parola». Ride.

L’orto, quasi una visione magica Eccolo che appare, circondato da consistenti ruderi di epoca romana. «Siamo alle porte dell’antica Otriculum, questa era l’area cimiteriale». Dalla terra lavorata affiorano frammenti di vasellame, laterizi, ossi: «Non li raccolgo, li lascio dove li trovo, anche loro hanno un senso in questo disegno. Sono qui da secoli». La cosa ancora più originale sono i ‘cumoli’ di terra che affiorano nell’erba. «Il terreno cerco di dissodarlo il meno possibile, ma tre anni fa sono voluto andare oltre, ho deciso di fare questa agricoltura sopraelevata, invece di scavare ho creato questi cumoli di terra, di letame della mia cavalla Clara, di paglia, cumoli che rigiro quando sono arrivati ad esaurimento. Prima ci ho messo i semi e lasciato fare. In questo cumolo ci sono i broccoletti, nell’altro gli agli, poi le rape, i ravanelli, hanno resistito alcune piante, quelle che sanno fare a meno di tanta acqua, che sanno affrontare il freddo o il caldo, questo è un seme che recupero, quando il cumolo ha finito il suo ciclo, lo ritratto e risemino il seme, di fatto selezionato».

Il vino senza ‘aiuti’ Gli organismi geneticamente modificati, i laboratori israeliani da dove escono meloni e pomodori che hanno bisogno della solo umidità notturna del deserto, sono lontani da Otricoli milioni di anni luce: «Qualcuno pensa che sia io il matto, con i capelli rasta e strane idee in testa, ma io penso che la follia sia invece in queste manipolazioni che stanno cambiando dinamiche millenarie», dice Padre Bio che neanche in questo caso si infervora. Dal suo grande maglione blu, che ricorda una tonaca, tira fuori le chiavi di casa. Il vino rosso riempie i bicchieri. Il “miracolo” di Padre Bio è un Sangiovese Carbernet senza ‘aiuti’ e che pure non ha difetti: «In campagna abbondano vini quasi imbevibili e per di più pieni di chimica. Questo risultato invece è possibile trattando la vigna solo con verderame, calce e zolfo. Trattando il vino senza neanche il sostegno dei bisolfiti ma solo con i lieviti naturali che aiutano i lieviti presenti nel vino stesso. E poi la gradazione, raggiungo i 14 gradi, per renderlo stabile, ma assicuro che puoi berne fino a due litri senza averne problemi».

La pasta che non gonfia In Padre Bio anche le quantità tendono all’infinito: «Se mangi due etti di pasta industriale scoppi, se bevi due bicchieri di vino commerciale hai mal di testa. Una volta, invece, con un mio amico abbiamo mangiato due chili della mia pasta, con quattro litri di vino, e stavamo benissimo. Ma forse erano un po’ meno, sto parlando del vino», scherza ancora. Alexander Bobbi è fiero della sua pasta prodotta con l’aiuto di una macchina in bronzo e ottone, e poi essiccata a freddo per due giorni. «Uso grani prodotti da aziende agricole della zona, macinati al mulino a pietra che si trova qui vicino, a Santa Maria della Neve. Uso farine semintegrali». Pappardelle, fettuccine, linguine, lumachelle, che rivende ad alcuni ristoranti: «Prima facevo le consegne, soprattutto degli ortaggi, avevo ristoranti a Terni e in Valnerina. Ma ora ho smesso, chi vuole i miei prodotti viene qui, così si rende conto di tutto quello che c’è dietro, mangiare non è solo consumare».

La carciofaia e Monica Padre Bio si rattrista solo quando parla della sua salute: «Ho avuto un colpo di sole importante la scorsa estate, sono stato molto male, ancora oggi non sto al 100%. Mi hanno detto che se non avessi avuto un cuore in forma, avrei potuto rimanerci». Alexander si muove nel suo orto, quasi un ettaro, come una guida: «Segui i miei passi». Arrivati davanti alla carciofaia, si ferma come se fosse una delle pareti un opus reticolatum della zona: «Ha resistito alla neve, perché l’ho coperta con la paglia, mi dà carciofi che sono grandi più del pugno della mia mano». Mostra le foto Padre Bio, perché anche i miracoli hanno bisogno di prove. Il sole sta per tramontare tra i ruderi e l’orto: «No, non mi sento solo, sto in un luogo pieno di vita, quando sono stato male mia madre è venuta ad aiutarmi. E poi c’è Monica, la mia ragazza. Lei vive a Terni, non è appassionata di agricoltura, semplicemente mi vuole bene».

4 risposte a “Nell’orto dove le verdure si coltivano da sole, parola di Padre Bio: «La natura sa già cosa fare»”

  1. bobby roots ha detto:

    per restare in contatto, info, o seguirci :

    https://www.facebook.com/bobby.roots

    grazie Sebastiano

  2. Rita ha detto:

    Ti stiamo

  3. Letizia ha detto:

    Anche a me piace coltivare fare l orto

Rispondi a Rita Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.