di C.F.
In Umbria il primo anno di Covid ha anche portato a un “pareggio” tra matrimoni e separazioni. Se poi sul piatto si mettono anche i divorzi, la bilancia pende tutta dalla parte degli addii. Sì, perché se la pandemia ha fermato gli sposi, compresi quelli che avevano già prenotato banchetti e viaggi di nozze, l’Istat rileva che non c’è stata una altrettanto brusca frenata da parte di quei coniugi sfibrati dal legame. La fotografia statistica diffusa nelle ultime ore, però, racconta pure che in Umbria quasi tre nozze su quattro sono state celebrate con rito civile, ma anche che in questa regione dove si registra la quota più elevata di matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è straniero, ovvero più di uno su quattro.
INTERATTIVO: MATRIMONI, SEPARAZIONI E DIVORI DAL 2007
Matrimoni dimezzati e le separazioni pareggiano Seppur fortemente condizionato dal virus, però, a far sgranare gli occhi è il saldo tra matrimoni e separazioni, che è positivo soltanto grazie a una coppia. Sì, perché nel 2020 l’Istat ha contato 1.251 matrimoni, con una flessione sul 2019 del 49,9 per cento, praticamente un dimezzamento, mentre 1.250 sono state le separazioni contate nel 2020 tra i provvedimenti di separazione emessi dai tre tribunali dell’Umbria e gli accordi di separazione extragiudiziale registrati dagli Uffici di Stato civile dei Comuni, con una flessione che sull’anno precedente è decisamente più contenuta, che sfiora appena il 12 per cento. Dal pareggio si passa alla debacle delle relazioni coniugali se si contano anche i divorzi, che nel 2020 sono stati 1.029, con una flessione del 9,3 per cento.
Tre su quattro sono riti civili Di sicuro, però, non si può dire che chi ha scelto di convolare a nozze nel primo anno di Covid non ha compiuto un atto di fede, perché il 74 per cento dei matrimoni del 2020, vale a dire 927, sono stati celebrati in municipio, mentre il 26 per cento, ovvero 324, in chiesa. Se complessivamente i fatidici sì sono stati dimezzati dal Covid rispetto all’anno precedente, confrontando i valori specifici ci si accorge che per i riti civili la flessione è del 33 per cento (si è passati da 1.401 del 2019 a 927 del 2020), mentre per quelli religiosi è del 70 per cento (si è passati da 1.095 a 324). Il 74 per cento di matrimoni officiati da un pubblico ufficiale è, peraltro, la quota più rilevante mai segnata dalla serie storica pubblicata dall’Istat, che in Umbria ha registrato il sorpasso dei riti civili su quelli religiosi nel 2017, mentre nel 2004 non raggiungevano il 31 per cento.
Matrimoni con e tra stranieri Un altro record dei matrimoni del 2020 in Umbria è quello della nazionalità di almeno di uno dei due sposini. Sì, perché a fronte di 1.251 riti sono stati 187 (14,9 per cento) quelli in cui il neo marito era italiano e la neo sposa straniera, 61 (4,9 per cento) quelli in cui lei ha scelto un coniuge di altra nazionalità e 75 (6 per cento) quelli in cui entrambi gli sposi erano stranieri. Complessivamente si tratta di 323 riti, che equivalgono a più di un matrimonio ogni quattro di quelli celebrati in Umbria, ovvero il 25,8 per cento, il dato più alto del Paese.
