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martedì 24 maggio - Aggiornato alle 18:17

Nascite, in Umbria dal 2008 crollo del 42%: il dato peggiore del Centro. L’impatto della pandemia

Nel 2020 sono state poco meno di 5.300 e il calo prosegue anche nel 2021. In 20 anni quelli nati fuori dal matrimonio sono passati dal 7 al 41%

I piedi di un neonato

di Daniele Bovi

È l’Umbria la regione del Centro Italia in cui, nel 2020, si è registrato il più pesante calo delle nascite rispetto al 2008, anno dal quale è iniziata una discesa che non sembra arrestarsi e sulla quale, negli ultimi mesi, ha pesato anche la pandemia. Il dato emerge dall’ultimo report dell’Istat relativo a natalità e fecondità in Italia. Il 2008 in Umbria come in gran parte del paese ha rappresentato il picco in termini di nascite: 8.271 quelle registrate nella regione nell’anno segnato dall’inizio della crisi economica; una cifra che nel 2020 è scesa di oltre tremila unità: 5.268. In termini percentuali si tratta del 41,6 per cento in meno, il dato peggiore delle regioni del Centro, dove in media la flessione è stata del 36,8 per cento.

GRAFICI: I DATI DEGLI ULTIMI 20 ANNI 

Denatalità Il calo, evidenzia l’Istat parlando del quadro nazionale, «testimonia la difficoltà che hanno le coppie, soprattutto le più giovani, nel formare una nuova famiglia con figli; problematica diversa rispetto all’inizio del millennio quando la criticità riguardava soprattutto il passaggio dal primo al secondo figlio». Una denatalità proseguita anche nel 2021 e sulla quale, ovviamente, ha pesato anche la pandemia. Stando ai dati provvisori riferiti al periodo gennaio-ottobre, in tutta Italia il calo delle nascite è stato doppio rispetto allo stesso periodo del 2020: «Tale forte diminuzione – nota Istat – è da mettere in relazione al dispiegarsi degli effetti negativi innescati dall’epidemia da Covid-19, che nel solo mese di gennaio 2021 ha fatto registrare il maggiore calo di sempre (quasi 5 mila nati in meno, -13,6%)».

IN 10 ANNI L’UMBRIA RISCHIA DI PERDERE ALTRI 34 MILA ABITANTI

LE PREVISIONI DEMOGRAFICHE PER I PRINCIPALI COMUNI UMBRI

I numeri Nei primi dieci mesi del 2020 in Italia le nascite sono diminuite del 2,5 per cento, in linea con il ritmo del periodo 2009-2019 (in media -2,8 per cento). La discesa accelera in misura marcata nei mesi di novembre (-8,3 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno prima) e, soprattutto, di dicembre (-10,7 per cento), in corrispondenza dei concepimenti dei primi mesi dell’ondata epidemica. Venendo all’Umbria, nei primi dieci mesi del 2020 il calo rispetto al 2019 è stato più forte della media nazionale (-4,5 per cento), e lo stesso vale per i mesi seguenti: a novembre –9 per cento e a dicembre -14 per cento. Quanto al 2021, i dati provvisori del periodo gennaio-ottobre parlano di 4.342 nascite, con una flessione del 2,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020; solo con i numeri di novembre e dicembre si potrà fare un bilancio che – questo è certo – sarà nuovamente negativo per l’Umbria.

I GRAFICI CON LE PREVISIONI COMUNE PER COMUNE

Fenomeni strutturali Nel 2020 inoltre ci sono state ulteriori conferme riguardo a fenomeni ormai strutturali e che non riguardano di certo solo l’Umbria. Nell’anno della pandemia il 41,7 per cento dei bambini è nato fuori dal matrimonio; nel 2000 si parlava invece del 7 per cento e, nel 2010, del 20 per cento. Gli ultimi vent’anni sono stati anche quelli in cui si sono pienamente dispiegati gli effetti dell’immigrazione; fenomeno con cui l’Italia si confronta da meno tempo rispetto a quanto avvenuto in diversi paesi europei. Nel 2020 908 bimbi (il 17 per cento del totale) avevano cittadinanza straniera mentre nel 2001 erano 576, meno del 9 per cento del totale. Anche in questo caso però i numeri sono in calo: nel 2005 infatti i bimbi con cittadinanza straniera erano 1.180, 1.471 nel 2010 e 1.205 nel 2015. «L’apporto positivo dell’immigrazione – spiega Istat – sta lentamente perdendo efficacia man mano che invecchia anche il profilo per età della popolazione straniera residente».

Twitter @DanieleBovi

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