di Chiara Fabrizi
«Non mi preoccupa solo il gesto di violenza dei vigliacchi, per i quali non ci deve e non può esserci più spazio, ma l’indifferenza delle tante persone perbene». Con queste parole il magnifico rettore dell’Università di Perugia, Maurizio Oliviero, firma l’accordo con sei associazioni del territorio, da Libera…mente donna a Omphalos, e apre «con enorme orgoglio» il primo sportello antiviolenza di un ateneo italiano, «per abbattere almeno una parte – dice – di quel muro di indifferenza che fa più rumore della violenza». Con lui il questore di Perugia Antonio Sbordone, che ha rilevato come «malgrado gli sforzi non riusciamo ad avere risultati significativi e i dati non sono più sostenibili: gli autori e le vittime sono sempre più giovani, in alcuni casi anche giovanissimi».
Nasce lo sportello antiviolenza dell’UniPg Il progetto coordinato dalla prof Silvia Fornari e di cui sono responsabili anche i prof Mirella Damiani ed Emidio Albertini, è un servizio universitario nato dalla volontà di offrire uno spazio di ascolto e di relazione d’aiuto rivolto agli studenti, alle studentesse e a tutto il personale dell’ateneo, contro ogni forma di violenza o discriminazione nei confronti di donne e uomini. Il servizio è attivo al numero 0755853990 attivo ogni giovedì dalle 8 alle 18 e anche se, dice Mario Tosti, responsabile delle risorse umane dell’Università di Perugia, «non sappiamo quante volte squillerà, siamo sicuri di aver dato un segnale: l’ateneo è un luogo sicuro per tutti, donne uomini, stabilizzati e precari». Per concretizzare il risultato fondamentale è stato l’impegno dell’associazione temporanea di scopo che con propri operatori gestirà lo sportello. Sei le realtà del territorio che hanno risposto alla chiamata dell’Università di Perugia, si tratta di Libera…Mente Donna ets, Libertas Margot, Omphalos LGBTI, Donne Contro la Guerra, Accademia Pietro Vannucci e Forum Donne Amelia. «Sappiamo che molte denunce ancora non vengono presentate, ma – ha detto la prof Fornari – ma soffocate nelle mura domestiche: queste persone devono sapere che non sono sole, che possono rivolgersi agli operatori in grado di assisterle, anche per situazione vissute a cui non riescono a dare un contorno preciso. Il problema – ha concluso – è sottostimato, in alcuni casi perfino sbeffeggiato, e il fatto che si parli di violenza soltanto il 25 novembre e l’8 marzo rende chiaro quanto la strada da percorrere sia ancora lunga».
