giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 16:09

Narni, la Diocesi di Terni e l’acquisto del castello di San Girolamo che oggi cade a pezzi

Una vista del castello di San Girolamo

di Marco Torricelli

Un albergo. Con grande sforzo di fantasia, ma mica è colpa sua, l’esca che la Diocesi di Terni – quando il vescovo era monsignor Vincenzo Paglia – ha messo davanti alla boccuccia del Comune di Narni, affamato di soldi, è stata quella usata ovunque o quasi: un bellissimo ‘progetto’. Meglio: un sogno. Nel cadente castello di San Girolamo, raccontarono, faremo un bell’albergo.

L’albergo Sì, l’ennesimo. Mai realizzato. Un po’ come al Santa Monica di Amelia, per dire. Uno dei tanti casi all’esame di monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico inviato dal Vaticano che, proprio esaminando questa storia, potrebbe capire meglio come mai la Diocesi sia piena di debiti, ma contemporaneamente ricca di proprietà. Inutilizzate.

Il prologo Siamo alla fine del 2010 e il Comune di Narni annuncia che cederà il castello – per un milione e 760 mila euro – all’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, che risulta essere il capofila di una ‘cordata’ composta da Edilizia Marconi di Todi, B&P e Società Iniziative Immobiliari di Terni. Il gruppo annuncia che darà vita alla società ‘Il Castello di Narnia’, che fa tanto film.

Le coincidenze Ci sono un bel po’ di coincidenze, come sempre. B&P fa capo ai costruttori Baldelli (quello, tra le altre cose, delle Orsoline di Terni e del Santa Monica di Amelia) e Perotti, mentre Società Iniziative Immobiliari è composta da Luca Galletti, il sempre presente della Curia e Paolo Zappelli, anche lui tra i collaboratori del vescovo, monsignor Vincenzo Paglia. L’Edilizia Marconi, invece, la cui storia si intreccia spesso con quelle delle altre, è la stessa che sta effettuando lavori di sbancamento, a due passi dal castello, nell’area in cui sorgerà un supermercato (quello sì, poi realizzato e, oggi, perfettamente funzionante: Superconti).

La pre-vendita Passano un po’ di mesi e poi, alla fine di maggio del 2011, il comune vende. A comprare è la Società Iniziative Immobiliari di Galletti e Zappelli, che annuncia la propria volontà di cedere il tutto alla società ‘Il Castello di Narnia’, capitale sociale 50 mila euro, nella quale, intanto, sono confluite altre vecchie conoscenze: la Isam immobiliare, che partecipa anche alla faccenda del Santa Monica di Amelia, la Umbria Gestioni Immobiliari e l’Immobiliare Vincioni di Terni, a sua volta coinvolta in altri affari legati alla diocesi di Terni. Gli acquirenti versano 100 mila euro di anticipo e si impegnano per il resto.

La vendita A gennaio 2012 gli acquirenti versano una seconda rata, di 600 mila euro, mentre il resto (un milione e 66 mila euro) lo paga l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, che riappare per dirsi disposto a valutare la possibilità di acquistare le quote della Società Iniziative Immobiliari e subentrare, con una clausola di recesso, nell’affare. Il comune incassa, tutto contento. E incassa anche gli attacchi della minoranza: «Dopo molto tempo – accusa il consigliere Sergio Bruschini – si è arrivati a svendere questa struttura solo per fare cassa, per incassare i soldi e togliersi di torno il problema della vendita incompiuta».

Il balletto A novembre inizia una giravolta – tutta virtuale – di quote e quattrini. Avvalendosi della clausola di recesso, l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero si sfila e restituisce le quote alla Società Iniziative Immobiliari, che gli ridà il milione e spiccioli. Cioè, per la verità non gli ridà un bel niente, perché si limita a girargli altri quattrini, per un importo identico, che riceve dalla Diocesi di Terni e dall’Ente seminario vescovile di Narni, a cui cede le stesse quote appena ricevute di ritorno: la Diocesi versa 900 mila euro, visto chi se ne compra l’84,34%, mentre l’Ente seminario versa 166 mila euro e spiccioli, per il rimanente 15,62%. Ma c’è un’altra clausola: i due nuovi acquirenti possono recedere dall’acquisto. Entro il 31 dicembre del 2013. Tanto per tenere la giostra in movimento.

Il progetto Dall’inizio di questa storia, a ben vedere, sono passati quasi due anni e mezzo. Nel frattempo nessuno ha mai visto nulla, non un progetto, ma nemmeno un disegno, per la verità, relativo al vagheggiato albergo con una cinquantina di camere, suite di lusso, sala convegni, ristorante e piscina. «In effetti – conferma il sindaco, Francesco De Rebotti, che ha assistito solo all’ultimo atto della vicenda, essendo stato eletto a maggio 2012 – negli uffici comunali non è mai stato depositato nulla, al riguardo». E, intanto, restano fermi anche i 600 milioni che il Piano urbanistico complesso (Puc2) prevedeva per quell’operazione.

Oggi Nel frattempo, il castello continua a cadere a pezzi. Anche se il sindaco minimizza: «Lo sento dire da quando ero bambino, ma non mi pare che le cose siano peggiorate molto ultimamente». Punti di vista, si dirà. Come lo era, forse, quello dell’architetto Antonio Zitti, responsabile del procedimento di vendita per il comune, quando nel 2010 diceva che «l’albergo, in assoluto il primo sul nostro territorio ad offrire una disponibilità così importante di camere, ospiterà prevalentemente gruppi di persone che sono solite spostarsi per motivi legati ad un turismo di carattere religioso, ma anche scolaresche e gruppi sportivi». Gruppi di persone forse no, ma la vegetazione spontanea che, com’è noto, è solita spostarsi come le pare – lungo le pareti di una struttura in rovina, di un rudere che necessita di tempestivi lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, per scongiurare il rischio di un crollo totale – nel castello di San Girolamo la fa da padrona.

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