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martedì 6 dicembre - Aggiornato alle 10:57

Messaggi pubblicitari via WhatsApp senza il consenso del ricevente, l’azienda si difende: «Siamo in regola, forse un errore»

E’ una ciclofficina che promuovere l’attività, ma alcuni denunciano l’uso improprio dei propri contatti: «Mai messo piede nel negozio»

di Elle Biscarini

Una newsletter WhatsApp con numeri di telefono privati e senza che il proprietario avesse dato l’autorizzazione all’utilizzo del proprio numero per scopi pubblicitari. Alcuni di loro sono persino iscritti al registro delle obiezioni. «Una storia – dicono le persone coinvolte – tra l’assurdo e il potenzialmente illegale» per uso improprio di dati personali. Ma l’azienda si difende: «Nessun illecito, i nostri clienti firmano per il trattamento dei dati a scopi commerciali».

Il messaggio «Ciao Maria Rossi! Come stai? Spero tutto bene. Sono Matteo Testi di Testi Cicli ed ho pensato di scriverti per un motivo importante». Questo l’inizio del messaggio WhatsApp che in tanti hanno ricevuto negli ultimi giorni da parte del rinomato negozio di biciclette di Ellera di Corciano. Una «newsletter WhatsApp», un modo, secondo il messaggio, per trasmettere la passione per la bici «a chi ci ha dato fiducia negli anni senza essere pesante». Peccato che un po’ pesante lo siano stati, almeno secondo le reazioni sorprese e infastidite di chi ha ricevuto il messaggio, sostenendo di non aver mai dato l’autorizzazione per l’uso commerciale. «Il messaggio è arrivato sul mio numero personale, a mio nome, e quando sono rientrato a casa ho scoperto pure a nome di mio fratello, sul telefono di mia madre. Che mia madre sia andata da Testi mi pare strano – dice Alberto, una delle persone che hanno ricevuto il messaggio -.  Nome e cognome, sul cellulare privato e senza essere mai stati clienti. Sicuro che da oggi in poi non lo sarò». Alberto racconta di non essere mai stato cliente dell’azienda, e come lui così la sua famiglia: «Al massimo potrò essere andato da ragazzino, 10 anni fa, a prendere un pezzo e potremmo aver lasciato un numero, il classico ‘quando arriva ti chiamo’ come fai da un meccanico. Ma sono sicuro di non aver firmato mai nulla. Mio fratello ha compiuto 20 anni da poco, ha una bici nuova da 3/4 anni, comprata altrove, e a mia madre è arrivato un messaggio con il nome di mio fratello. Com’è possibile questa cosa? Negli ultimi due anni non siamo mai stati da loro, hanno trattato i dati di un minorenne?».

Regolamento sui dati personali Dall’adozione del Regolamento generale sulla protezione dei dati n. 2016/679, chiunque tratti dati personali di clienti e utenti, è tenuto a chiedere il consenso esplicito per l’utilizzo di quegli stessi dati, per scopi che non siano strettamente legati al servizio che si vuole ricevere. Ad esempio, se si tratta di un’azienda che vende e ripara biciclette, come in questo caso, se il cliente lascia il proprio numero per essere richiamato una volta pronta la bici che ha portato a riparare e non ha espressamente firmato il consenso per l’utilizzo del proprio numero di telefono per l’invio di materiale commerciale e pubblicitario, il proprietario dell’azienda può utilizzare il contatto del cliente solo per richiamarlo quando la bici sarà pronta. Non per inviare materiale promozionale. E anche se Alberto fosse andato 10 anni fa, quando ancora il regolamento del 2016 non era in vigore, per legge i dati dei clienti “devono essere conservati in una forma che consenta l’identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati” (Regolamento n.2016/679). In pratica, una volta che la bici è stata riparata e il cliente richiamato per ritirarla, il numero dovrebbe essere cancellato. Tuttavia, “i dati personali possono essere conservati per periodi più lunghi a condizione che siano trattati esclusivamente a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici” fatta salva la prerogativa del cliente di richiedere la cancellazione dei propri dati in ogni momento. Per gli scopi commerciali e pubblicitari, comunque, è necessario un consenso esplicito e separato, che Alberto dice di non aver mai dato.

Cosa dice Testi Secondo l’azienda, invece, non ci sarebbe alcun illecito. «Abbiamo utilizzato i numeri dei nostri clienti che teniamo in un database da oltre 15 anni – dice Matteo Testi, titolare dell’azienda -. Non intendevamo infastidire nessuno, la nostra era solo un’idea per promuovere l’attività, ci dispiace se qualcuno si è risentito». Un’idea che è stata, per la maggior parte almeno, ben accolta dai clienti della ciclofficina. «Abbiamo un tasso di richieste di cancellazione veramente basso – spiega l’addetto che avrebbe creato la newsletter – su circa 10mila contatti a cui abbiamo inviato il messaggio, un 10/12 percento ha chiesto di non essere ricontattato. Ma tutti senza problemi. Alcuni ci hanno scritto anche il perché: chi non va più in bici, chi si è trasferito, abbiamo persino un giocatore del Perugia calcio che ora vive all’estero. Non escludo possa trattarsi di un errore, ma non abbiamo violato la privacy di nessuno intenzionalmente». Dall’azienda ammettono che alcuni dei numeri utilizzati per la newsletter sarebbero contatti privati personali dei titolari (amici e parenti, a loro dire), ma al di là di questo, a tutti i clienti quando vengono serviti, «persino per comprare una camera d’aria, un gesto insignificante che molti non ricordano nemmeno», viene somministrata una scheda da compilare con i propri dati personali per essere inseriti nel database dei clienti. «In quella scheda chiediamo l’autorizzazione per il trattamento ai dati anche a scopi pubblicitari» si difende Testi.

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