mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 21:59

Medici in uscita dalla pediatria di Perugia: rischio collasso e chiusura servizi

Cinque su 11 vanno via, carte bollate e lettere in Regione. Ambulatori e pronto soccorso una incognita. Caos e stress nella struttura

© Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Il rischio è quello di una paralisi delle attività alla Pediatria dell’ospedale Perugino. Lo apprende Umbria24 ma ormai da tempo sono in corso segnalazioni, anche ufficiali, alla Regione e alla direzione sanitaria. Da questo reparto, punto di riferimento anche per le maggiori condizioni di gravità, per bambini di tutta la Regione, diversi allarmi sono scattati negli anni. Dalle incomprensioni ai problemi organizzativi che hanno determinato l’allontanamento dell’ex capo Esposito, fino all’esigenza, più volte denunciata, di realizzare un vero pronto soccorso pediatrico e un efficiente servizio di triage che non si è mai concretizzato. Ora però non si tratta di migliorare. Si tratta di evitare il collasso, la fine. Lo mette nero su bianco anche il direttivo della Società italiana di Pediatria dell’Umbria e i pediatri umbri, in una nota formalizzata alla presidente Tesei, con la quale in segno di sostegno ai colleghi ospedalieri denunciano che nella situazione «al limite del collasso», il «responsabile della struttura potrebbe essere costretto a cessare l’attività».

La situazione Per essere più che chiari, alla clinica pediatrica del Santa Maria della Misericordia di Perugia, 5 medici su 11 vanno via a luglio. Due se ne vanno in pensione, anticipando i tempi, uno ritorna ad operare nel territorio con il servizio di base, e due non rinnovano la proroga del contratto: erano stati assunti a tempo determinato durante l’emergenza Covid.  Vanno via tutti, con motivazioni più che valide, sia sul piano formale che sostanziale. Ma quello che apprende Umbria 24 è che accomuna tutti una condizione di fondo: la sensazione dell’impossibilità a procedere con queste modalità organizzative. Si pensi soltanto che il personale medico non è ancora nelle disponibilità degli orari per il mese di luglio. Che le ferie sono a rischio. Che non c’è garanzia sulla copertura dei turni. Che un medico pediatra di questa struttura è impegnato, contemporaneamente, sia sulle attività dell’emergenza (per quello che non può essere definito un pronto soccorso pediatrico, anche se sostanzialmente lo è, con la forza, l’impegno e lo sforzo morale dei medici), sia nelle attività di reparto, sia in quelle di ambulatorio. Si pensi ad esempio che i medici impiegati durante il Covid e che ora lasciano l’attività, hanno operato nella struttura in un periodo, tutto sommato, di minore carico. E si immagini quindi, cosa potrà accadere, nel periodo di massimo afflusso, con i letti tutti occupati sulle emergenze influenzali.

Approfondimento Quello che però accade ora, dopo l’addio dei 5 medici, è l’impossibilità di procedere. E’ chiaro e lo sostengono i pediatri che resistono all’interno. Parliamo di una struttura di terzo livello, riferimento regionale per le patologie gravi. Le attività che rischiano di più, sono appunto quelle ambulatoriali. Ovvero quelle non legate all’emergenza. Tuttavia parliamo di bambini con handicap, anche gravi, che richiedono follow up, parliamo della diabetologia che già ha subito disfunzioni e determinato disservizi ai piccoli pazienti, di endocrinologia, neurologia, parliamo del settore delle ecografie. Insomma di una serie di servizi riservati al mondo dell’infanzia strettamente collegati a condizioni di malattia complicate e che richiedono livelli alti di assistenza sanitaria. Saremmo di fronte al primo caso in Italia di Pediatria di riferimento regionale che non è nelle condizioni di garantire il servizio. E se intanto sono state già avviate le carte bollate, quello che viene richiesto ora, dai sanitari, non è una attenzione nei loro confronti, per cui ci sono modi e luoghi idonei, ma nei confronti dei bambini malati. Per evitare che si sospendano, restringano o addirittura chiudano i servizi ambulatoriali di assistenza, e poi anche quelli dell’emergenza, ovvero del pronto soccorso, c’è necessità di sostituire i 5 medici in uscita. Uno sarebbe stato già individuato. Entrerebbe nei prossimi giorni ma occorre del tempo per entrare nelle piene funzioni. Si pensi, inoltre, che il pronto soccorso pediatrico, a Perugia, supera come numero di interventi, quello del pronto soccorso normale. Dai numeri in possesso di Umbria24, emerge che nel 2019 la differenza era 2082 a 2308, mentre nel 2018, 2041 per il pronto soccorso, contro i 2526 di quello pediatrico. Per un totale di circa 700 pazienti in più, in due anni.

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