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martedì 6 dicembre - Aggiornato alle 11:56

Maratta puzza di pesce, scatta il piano elimina-odori

Interrogazione di Pd e M5s: «Problema dura da anni». A ottobre scadenza per piano definitivo

Per la puzza di pesce a Maratta è in arrivo «il piano di mitigazione olfattiva che sarà implementato nei successivi quattro mesi». Lo ha detto giovedì mattina la vicesindaca con delega all’Ambiente Benedetta Salvati in risposta alle due interrogazione del Pd e del Movimento 5 stelle nell’ambito del question time. Scadenza per un piano definitivo? 12 ottobre.

Puzza a Maratta Si torna a parlare degli «odori non sopportabili, in particolare nella zona di vocabolo Sabbione, a Maratta», un problema che, come ricordato dai consiglieri di opposizione giovedì mattina, si trascina dal 2019 e che è stato segnalato a più riprese «da imprenditori, lavoratori, persone che frequentano la zona commerciale e industriale, che si trovano a dover fare i conti con un fenomeno che definiscono disgustoso, ovvero quell’odore di presce avariato che viene ricondotto a una impresa che svolge una particolare lavorazione». La vicesindaca si è rifatta a un recente rapporto di Arpa sulla vicenda. Il problema viene monitorato da marzo 2020 ed Arpa è intervenuta nei confronti della ditta che lavora mangimi con alcuni prescrizioni: «Ad aprile 2021 il controllo analitico dei fumi del cammino principale ha evidenziato il rispetto dei valori limite degli inquinanti stabiliti in autorizzazione (polveri e sostanze organiche volatili). Non sono attualmente previsti valori limite in termini di odori». Successivi controlli  hanno evidenziato comunque alcune irregolarità.  Arpa in questi anni ha chiesto una ‘mitigazione della problematica odorigena’. Lo studio presentato dalla ditta è stato ritenuto carente. Ora la nuova scadenza del 12 ottobre 2022 per un piano definitivo. Gli interroganti si sono mostrato insoddisfatti della risposta avuta: «Sono almeno tre anni che la questione va avanti – ha detto Francesco Filipponi – con un impatto notevole nei confronti delle centinaia di persone che ogni giorno lavorano o circolano in quella zona. Occorre fare di più, occorre che Regione, Comune e Arpa pretendano e ottengano interventi risolutivi da parte della ditta».  «Nessun accanimento nei confronti della ditta che produce mangimi – aggiunge Federico Pasculli – ma occorrono misure per rispettare le altre ditte della zona».

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