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lunedì 25 ottobre - Aggiornato alle 13:19

Manifesti ‘pro vita’, sindaco: ‘Tutti rimossi’ come la Raggi a Roma

«Messaggio eccessivamente aggressivo particolarmente per chi ha vissuto in prima persona il dramma dell’aborto»

di M.T.

Sono i messaggi che contiene che hanno fatto urtare il sindaco fino al punto di farli rimuovere.

La ricostruzione Sono i manifesti ‘pro vita’ che hanno scatenato polemiche in tutta Italia e che hanno portato alla decisione della rimozione anche in Umbria, precisamente da parte del sindaco di Magione Giacomo Chiodini. Ne sono stati tolti circa una ventina dalle strade della cittadina lacustre.

Il manifesto Quei messaggi affiancati all’immagine di un feto, che riportano: ‘Tutti i tuoi organi erano presenti’ o ‘il tuo cuore batteva già’, proprio non vanno giù al sindaco e a molti, trasversalmente considerati come oltremodo forti, particolarmente per chi ha vissuto questo dramma.

Il sindaco «Si è ritenuto opportuno dare, così come in altri luoghi d’Italia – dice il sindaco Chiodini -, un segnale rispetto ad una campagna dai toni cruenti, volutamente urtanti, che ledono la sensibilità delle donne che hanno vissuto la drammatica esperienza di un aborto». La nota di Chiodini arriva in risposta a quella del consigliere Regionale De Vincenzi con la quale ha chiesto di «rivedere l’ordinanza di rimozione, alla luce delle disposizioni delle Carte Internazionali», tenuto conto che «i manifesti mettono in risalto una verità inconfutabile. Ovvero -scrive De Vincenzi – che la nascita di un persona è tale perché si è scelto di portare a termine la gravidanza. La legge 194/78, per quaranta anni interpretata ideologicamente come schermo normativo di tutela della libertà di aborto, in insiste sul diritto alla vita e alla maternità e delinea chiaramente dei percorsi di cura e di supporto della gestante negli aspetti biologici e psicologici. Poi, certamente, legalizza la pratica di aborto concedendo piena libertà alla gestante, sempre all’interno di una cornice legislativa ben definita». In tal senso appare davvero inspiegabile la rimozione dei manifestiChiodini ha annunciato che comunque «l’ordinanza non sarà ulteriormente replicata. Manifestare le proprie idee è sacrosanto – conclude Chiodini – purché le modalità della comunicazione non siano finalizzate a creare allarme tramite un messaggio eccessivamente aggressivo».

Il dilemma di Todini: toglierli o lasciarli? In un post un altro sindaco umbro, Alfio Todini di Marsciano, denuncia l’aggressività di una simile comunicazione. «Il contenuto di questo manifesto e di questa campagna è emotivamente odioso e razionalmente inaccettabile. E’, nel suo modo becero e moralmente ricattatorio, figlio di questi tempi malati di ritorno agli istinti primordiali. Con l’aggravante della strumentalizzazione del dolore che ogni donna prova di fronte a questo tema, tanto intimo quanto, appunto, difficilissimo. Vederli nella città di cui sono Sindaco è doppiamente doloroso. Ho pensato di ordinarne la copertura ma qui mi trovo di fronte ad un altro dilemma, lo stesso di tanti altri miei colleghi con alcuni dei quali mi sono confrontato. Non credo ricorrano i presupposti nè costituzionali nè normativi per un intervento di censura che, confesso, avrei tanta voglia di fare. E che qualcuno ha fatto peraltro. Queste forme espressive (c’è davvero bisogno di arrivare a tanto per manifestare un’idea?) sono, come dicevo, il frutto di questi tempi malati di ignoranza e intolleranza. Dai NoVax ai ProVita, dal razzismo ai ritorni xenofobi. E’ un’onda, ora forse al suo massimo ‘splendore’. Non rassegniamoci a subirla».

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