lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 03:08

L’ombra templare nei ritrovamenti etruschi a forma di piramide scoperti a Orvieto

Fin da subito si è rivelato come unico nel suo genere il ritrovamento archeologico di Orvieto. Ma i segni che emergono lasciano pensare a qualcosa di ancora più importante

La cavità e gli archeologi al lavoro

La cavità e gli archeologi al lavoro

di Maurizio Troccoli

Al momento è poco più di una suggestione quella degli «edifici templari», ovvero sacri, che risponderebbero alla funzione delle strutture a forma di tronco piramidale rinvenute sotto la città di Orvieto. Ed anche se ha presupposti logici ma non elementi scientifici una simile ipotesi, l’archeologo impegnato nella ricerca e riconosciuto conoscitore della realtà etrusca della zona, Claudio Bizzarri, mette le mani avanti e dice: «Si tratta di una ipotesi lontanissima, senza alcun elemento scientifico che se però fosse confermata rappresenterebbe una rilevante novità per la ricerca archeologica di tutti i tempi, in tutta l’Etruria».

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I ritrovamenti Stiamo quindi ai fatti, «il ritrovamento effettuato – spiega a Umbria24 Bizzarri – è relativo a una delle innumerevoli cavità che si trovano al di sotto del Pianolo di Orvieto, precisamente al di sotto di un’abitazione. E’ opportuno precisare che in quest’area sono conosciute 1200 grotte, questa è quindi una delle tante. In questa cavità un settore specifico è stato analizzato archeologicamente e le sue caratteristiche fanno dire con certezza che la struttura in mattoni di tufo diventa più larga man mano che si scende. Presenta una serie di gradini scavati nel tufo», quelli che disegnano la forma piramidale di cui si è scritto e parlato.

Mai visto nulla di simile L’archeologo spiega che nulla di questo genere è stato mai trovato negli scavi che riguardano l’antica civiltà etrusca. Nell’individuare una precisa datazione del ritrovamento esprime anche l’incertezza, in questa fase esplorativa, dell’attribuzione della funzione di questi elementi architettonici: «Lo strato archeologico asportato per 7 metri è databile a metà del quinto secolo avanti cristo. Il ritrovamento assume una particolare importanza perché non se ne conoscono di simili in Etruria ed è una sorta di strato sigillato, a partire dal quinto secolo avanti Cristo». Si scava nel mondo dei vivi, contrariamente a quanto avviene per la maggior parte delle indagini archeologiche incuneate tra tombe e sotterranei legati al mondo dei morti, in quello che è apparso fin da subito come un interessante scavo nel tempo della civiltà etrusca. Oggetti, monili e resti di arnesi legati ad attività quotidiane restituiscono la sensazione di un luogo frequentato e vissuto da incrociare con le conoscenze che già sono stabilite rispetto ad antichi insediamenti in quest’area.  «Abbiamo trovato ceramiche in bucchero – dice ancora Bizzarri -, ceramiche comuni, bracieri, una significativa quantità di frammenti ceramici, insomma un po’ di tutto quello che può far pensare ad un insediamento importante che subisce una serie di rifacimenti».

Primi elementi di indagine Siamo alla prima fase di indagine e non è detto che non ci si debba aspettare ulteriori sorprese, basti pensare che è stato da poco scoperto un vano simile a quello rinvenuto, a questi collegato da un cunicolo. Ma l’incognita resta sempre quello dell’utilità di questo luogo e di questa struttura. «Cerchiamo di capirne la funzione – dice ancora Bizzarri – , al momento attuale non la sappiamo interpretare. Questo vano non è una cisterna poiché non presenta materiale impermeabile, non è un pozzo poichè non ne ha le caratteristiche note, è un vano a quadrilatero di cinque metri e mezzo per lato, quindi parliamo di dimensioni significative, collegato con altri luoghi attraverso dei cunicoli scavati nel tufo. E’ al di sopra di questo strato che collochiamo l’insediamento etrusco. Questo può aggiungersi come elemento conoscitivo per dare scientificamente un senso, nel tempo, forse negli anni, a questo ritrovamento».

L’ipotesi e la scienza E allora partiamo dagli elementi noti per provare a disegnare una sagoma su cui collocare le ipotesi più probabili e quelle più lontane. «Orvieto dell’epoca – spiega Bizzarri – era tra le più importanti realtà dell’ Etruria. Come dicevamo scaviamo in luoghi urbani, nella città dei vivi. E troviamo forme insolite di spazi, di strutture adibite a qualcosa che al momento non possiamo identificare scientificamente. Di più abbiamo la presenza di resti di ceramica che rimandano ad attività umane, come i bracieri. E oltre a questo abbiamo già individuato un altro luogo simile, un altro vano paragonabile a questo per dimensioni e per aspetto, collegato con quest’ultimo attraverso un cunicolo. Hanno cioè la forma di una piramide cava, meglio definibile come forma tronco piramidale». Potrebbero dunque essercene delle altre, rinvenibili man mano che si continua a scavare, come potrebbero essere le sole. Sull’una e sull’altra opzione l’archeologo non conferma e non smentisce, tuttavia non sfugge e spiega i motivi della cautela. «Ipotesi non ne abbiamo avanzate al momento soprattutto perché non abbiamo cose simili. Non abbiamo cioè termini di paragone su cui basare analisi conseguenti». Ecco la cifra dell’importanza del ritrovamento, qualcosa che ancorché in fase iniziale lascia trapelare i segni dell’unicità.

L’ombra templare «Possiamo anche aggiungere – dice ancora Bizzarri – che quando si parla di sottosuolo, si tratta di pozzi o di cisterne o di vani legati al culto. Come ipotesi lontanissima, se questo luogo fosse legato ad un ‘edificio templare di superficie’, nel senso di sacro, ci troveremmo di fronte ad un ritrovamento particolarmente interessante dal punto di vista archeologico, scientifico».

Luoghi di culto Insomma quello dell’edificio sacro è qualcosa di più di una semplice suggestione, quel luogo potrebbe essere un «deposito votivo». «Lo scavo è avvenuto nel mese di giugno e luglio – conclude Bizzarri -. In futuro se fosse confermato che la cavità è in collegamento con luoghi di culto saremmo dinnanzi ad una delle principali scoperte dell’Etruria».

 

 

 

Una replica a “L’ombra templare nei ritrovamenti etruschi a forma di piramide scoperti a Orvieto”

  1. Claudio Bizzarri ha detto:

    Mi spiace registrare una imprecisione basilare nel titolo dell’articolo: I Templari non entrano in alcun modo nell’indagine in atto ad Orvieto. Voglio credere che l’incomprensione sia nata dall’uso del termine “edificio templare”, ovviamente da intenderi quale edificio a destinazione sacra d’epoca etrusca.

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