domenica 18 agosto - Aggiornato alle 22:44

Lo sfogo dei terremotati di San Pellegrino: «Ricostruzione è una parola astratta, coinvolgeteci»

Documento con elenco di criticità letto e consegnato a Crimi e Farabollini dai residenti del paese sconquassato dal sisma

Vito Crimi a San Pellegrino

di Chia.Fa.

«Esigiamo risposte  concrete e coinvolgimento diretto, perché per noi la ricostruzione è una parola astratta, sconosciuta». Questo uno dei passaggi della lettera che i residenti di San Pellegrino, una tra le frazioni di Norcia più sconquassata dal terremoto, hanno letto e consegnato al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vito Crimi e al commissario Piero Farabollini, per il secondo giorno nel cratere umbro del sisma.

La lettera coi problemi Nel documento i residenti hanno elencato nove criticità, mettendo al primo posto la «riduzione della zona rossa che consentirebbe alla nostra comunità – ha detto Marina, la residente che ha letto la lettera – di riappropriarsi di almeno parte del nostro paese». Definita «drammatica la situazione del cimitero, chiuso dal 24 agosto 2016, col conseguente divieto di visitare i nostri cari». In particolare, poi, a San Pellegrino tornano a galla le criticità legate alle casette, coi terremotati che hanno chiesto «una verifica da parte della Asl della eventuale pericolosità per la salute umana delle muffe presenti in alcune Sae» e anche, naturalmente, «la sistemazione definitiva dei pavimenti» che si sollevano per l’umidità. Analoghe criticità sono state segnalate anche per i moduli degli allevatori (Mapre) che «si sono rivelati non idonei a queste zone di montagna». Sempre sulle Sae i residenti di San Pellegrino, dove si contano tre insediamenti di casette, dicono a Crimi e a Farabollini che «ad oggi nessun proprietario delle aree dove sono state installate le casette ha ricevuto alcun indennizzo, ciò ha comportato, comporta e comporterà un grave danno economico».

Lo sfogo dei terremotati Nella lettera i terremotati parlano anche del piano attuativo per la loro frazione, interamente da ricostruire, lamentando «che la procedura per l’affidamento dell’incarico di redazione del documento non è stata avviata», e propongono di «valutare la possibilità di suddividere l’abitato della frazione in due parti, come avvenne nel post sisma del 1979 e come fatto oggi per Ancarano, in modo da redigere due piani attuativi con importo ognuno inferiore a 40 mila euro così da non dover passare dalla centrale di committenza di Spoleto». Quindi lo sfogo finale: «Ricostruzione per noi è una parola astratta, sconosciuta, auspichiamo risposte concrete alle problematiche, esigendo di essere coinvolti direttamente, con incontri periodici (al massimo trimestrali) in qualunque decisione ci riguardi. Ricordiamo che dal 24 agosto 2016 – ha scandito Marina – in questo paese non si può nascere e non si può star male, non si può vivere, né lavorare, non si può progettare il futuro e purtroppo nemmeno morire, visto che il cimitero non è agibile. Non stiamo chiedendo la luna, chiediamo di tornare alla situazione del 24 agosto 2016 e per farlo ci serve una scossa, non sismica, ma un segnale tangibile che ci possa far sperare in un futuro migliore, anche perché a due anni e mezzo dal primo terremoto abbiamo diritto di sapere con chiarezza di che morte dobbiamo morire».

Crimi a Norcia, dove è arrivato dopo aver visitato il deposito dei beni culturali di Spoleto, ha ribadito che «Se al 31 dicembre le cose non vanno, se la ricostruzione non sarà iniziata, cambiamo tutto, a costo di azzerare i modelli utilizzati fin qui. Serve uno slancio, un’iniezione di fiducia – ha spiegato – per ora lavoriamo sulla legge esistente migliorandola e dando maggiore autonomia ai sindaci. Servono norme speciali, stiamo pagando ancora le conseguenze dell’applicazione di norme ordinarie. A fine anno faremo un bilancio e se non sarà bastato a far partire la ricostruzione, allora ribaltiamo tutto».

Marini Da vagliare con cura anche le proposte di modifiche presentate direttamente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dai quattro governatori: «Al governo ed al parlamento – ha detto in questo la presidente Catiuscia Marini – abbiamo chiesto alcune modifiche per aiutare i cittadini, i professionisti e le imprese già impegnate in Umbria nell’opera di ricostruzione, a snellire e velocizzare il procedimento autorizzativo. Ci aspettiamo che Governo e Parlamento accolgano gli emendamenti che in tal senso abbiamo avanzato come Presidenti delle quattro Regioni colpite dagli eventi sismici. È quanto ci aspettiamo se si vuole davvero aiutare la ricostruzione. Accanto a questo, occorre anche rafforzare il personale impegnato negli Uffici speciali per la ricostruzione, soprattutto in una fase come quella che si sta aprendo e che vedrà aumentare enormemente nel corso di questo anno, e del prossimo, il numero delle pratiche autorizzative per la ricostruzione. È ciò che chiedono innanzitutto i cittadini».

Alemanno Con loro anche il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, secondo cui «dopo un lungo periodo in cui è stato necessario per il governo prendere coscienza della situazione, oggi risentiamo la presenza non simbolica ma concreto dello Stato che si mette a disposizione del territorio per risolvere le criticità del post terremoto. Non era semplice per nessuno entrare in una situazione così complessa come quella della ricostruzione – ha spiegato Alemanno – ma adesso nel sottosegretario e nel commissario Farabollini abbiamo due interlocutori con i quali si può allacciare un discorso e hanno orecchie pronte ad ascoltare le problematiche sollevate dai sindaci».

De Augustinis Martedì mattina in una nota stampa del Comune di Spoleto, il sindaco Umberto De Augustinis è tornato a dire come «le numerose inagibilità relative agli edifici pubblici e scolastici, tutti presenti nel centro storico, stanno provocando uno spopolamento della parte più antica della città. Abbiamo istituzioni culturali, come il Centro Italiano Studi sull’Alto Medioevo, costretto da due anni a lavorare in condizioni difficili e senza poter accedere alla sede di Palazzo Ancaiani. Serve semplificare le procedure per la ricostruzione, tanto per l’edilizia pubblica, quanto per quella privata, consentire ai comuni di assumere ulteriore personale tecnico e prevedere nuove misure incentivanti, al posto di quelle attuali che non sono sufficienti».

@chilodice

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