Currently set to Index
Currently set to Follow
domenica 19 settembre - Aggiornato alle 12:22

Livelli assistenza: Umbria al sesto posto dei vecchi Lea. Sarebbe nona con i nuovi criteri di valutazione

La nuova classifica dei servizi sanitari offerti ai cittadini misurata con il vecchio e il nuovo metodo

I Lea con i vecchi e i nuovi criteri. Fonte dati ministero Salute. Grafica Il Sole 24 Ore

di Maurizio Troccoli

Si confermano ancora una volta prime in Italia il Veneto, la Toscana e l’Emilia, nel garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria ai cittadini. Mentre l’Umbria arriva dopo la Lombardia e le Marche. E’ quanto emerge dalla nuova classifica che fotografa la situazione al 2019, ovvero prima della pandemia. Una classifica che per l’ultima volta si basa sui vecchi 38 parametri di valutazione che vanno dai tempi di ospedalizzazione, ai posti per anziani e disabili e fino agli screening. Dal nuovo anno, cioè a partire dalle valutazioni sull’annualità 2020, i criteri saranno nuovi e diversi.

I Lea con i vecchi e i nuovi criteri. Fonte dati ministero Salute. Grafica Il Sole 24 Ore

 

Vecchio criterio La classifica Sul vecchio metodo se il Veneto e la Toscana raggiungono 222 punti, l’Emilia è a 221, la Lombardia a 215, le Marche a 212 e l’Umbria a 211. Questi parametri promuovono le regioni che ottengono un punteggio uguale o superiore a 160 che è il livello minimo accettabile . Sono 17 le regioni che superano questa soglia, mentre sono 10 quelle che superano il risultato dei 200 e l’Umbria è tra queste, insieme alle prime cinque dette in precedenza, seguita da Liguria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Lazio. In proporzione al risultato raggiunto le regioni si dividono un fondo premiale che equivale allo 0,25% di oltre 110 miliardi del fondo sanitario. Le regioni bocciate, ovviamente, perdono la premialità. Sono la provincia autonoma di Bolzano, Molise, Calabria e Sardegna.

Nuovo criterio Con il nuovo criterio sarebbero 6, due in più, le regioni bocciate, ovvero sotto i criteri minimi stabiliti, e quindi che perdono il premio economico. Provando a simularlo con i dati ufficiali di Salutequlità, come riportato dal Sole 24 Ore, l’Umbria, con i dati relativi al 2019, non sarebbe al sesto posto ma al nono. E la classifica sarebbe la seguente: Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia e Sardegna. Seguono le regioni che non garantiscono i Lea: Valle D’Aosta, provincia autonoma di Bolzano, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. Questi nuovi criteri terrebbero conto di 80 indicatori, che si sintetizzano in tre ambiti: prevenzione, distrettuale e ospedaliero. Basta avere una insufficienza (ovvero un valore uguale o inferiore a 60) in uno di questi tre ambiti per essere bocciati e perdere la premialità. L’ambito con maggiore criticità, sui dati del 2019, sarebbe quella distrettuale con ben 4 regioni bocciate: Valle ‘Daosta, Bolzano, Basilicata e Calabria. Quello ella prevenzione ne vedrebbe tre: Bolzano, Calabria e Sicilia. Mentre quello ospedaliero vedrebbe Calabria e Molise bocciati. La Calabria è inadempiente su tutte e tre le aree.

Regioni autonome fuori dal premio Pur rimanendo nelle classifiche le Regioni Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e delle Province Autonome di Trento e Bolzano, in ragione della loro autonomia speciale, non sono sottoposte a verifica degli adempimenti per l’accesso alle quote premiali del Fondo sanitario.

Classifica anno per anno Tenuto conto del massimo punteggio di 225 punti sui 38 parametri valutati, l’Umbria ha il seguente storico. Nel 2018 ha raggiunto 210 punti, al settimo posto in classifica nazionale. Nel 2017, 208 punti, al quinto posto, nel 2016 ancora quinto a 199 punti, sesto nel 2015 con 189 punti, al sesto con 190 punti nel 2014, sesto nel 2013 con 179 punti, sesto posto nel 2012 con 171 punti.

I commenti sono chiusi.