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mercoledì 24 febbraio - Aggiornato alle 18:54

Live club e discoteche, tra ‘Ultimo concerto’ e campagna vaccini: «Un terzo dei locali non riaprirà dopo il covid»

In attesa di risposte concrete due realtà perugine hanno aderito alla campagna nazionale di sensibilizzazione. Altre hanno dato la disponibilità di spazi per la vaccinazione di massa

La campagna nazionale 'L'ultimo concerto'

di Danilo Nardoni

Il mondo dell’intrattenimento in Umbria, con l’universo degli 82 locali con licenza di pubblico spettacolo (live club, discoteche, ecc…), è ancora bloccato e naturalmente sempre più preoccupato, con le chiusure per effetto della pandemia. Tranne una piccola parentesi per i locali all’aperto (riaperti tra giugno e agosto grazie anche alle ordinanze regionali), questi spazi sono chiusi dalla fine di febbraio 2020, pertanto da quasi 12 mesi e senza alcuna previsione su una prossima riapertura. E intanto? Mentre due live club, tra quelli dedicati alla musica dal vivo, hanno aderito alla campagna nazionale “Ultimoconcerto”, altri locali hanno dato la disponibilità ad usare i propri spazi per le vaccinazioni di massa che si spera possano partire anche in Umbria tra marzo e aprile. Chiusi quindi da circa un anno ormai e senza certezze anche discoteche e live club, oltre a sensibilizzare ancora opinione pubblica e istituzioni sul loro momento difficile, vogliono quindi pure dare una mano, come ha sottolineato nei giorni scorsi Assointrattenimento, l’associazione degli imprenditori dell’intrattenimento che fa capo a Confindustria.

L’Ultimo concerto Con una vasta opera di sensibilizzazione, un centinaio di sale da concerto italiane hanno pubblicato sui loro profili un’immagine con un grande punto interrogativo. A rappresentare le domande: Cosa succederà al settore nei prossimi mesi? L’ultimo concerto c’è già stato? Due realtà perugine come Urban e Afterlife, tra i maggiori live club della regione come capienza e come proposte, hanno così aderito alla campagna #ultimoconcerto dei locali stremati dalla chiusura forzata causa pandemia. Una sorta di ultimo tentativo per richiamare l’attenzione: il rischio infatti è quello di scomparire per sempre e per questo viene simulata, al momento però solo sui social, la “morte” della loro attività. Nelle foto anche dei due locali umbri l’immagine è quella dell’ingresso chiuso o del palco vuoto, perché il 2021 ai loro occhi, e non solo, appare come un altro anno di agonia per il settore dell’intrattenimento, con tutto il portato di conseguenze economiche e sociali che questo può comportare. Pe il momento ai locali è rimasto solo un vivere di memoria. E su questo si prova almeno a “giocare”. Quale serata non dimenticherai mai? E i locali chiedono al pubblico di raccontarla su Facebook e Instagram con una foto, utilizzando l’hashtag #ultimoconcerto.

In attesa di risposte Il momento però è critico: tra gli operatori del settore c’è chi nel 2020 ha perso il 90% dei ricavi. Quando si parla di Live Club dobbiamo pensare infatti a strutture che vanno mantenute in vita, alle persone che ci lavorano con impegno e costanza per offrire una proposta legata alla musica di qualità. Spazi che si trovano oggi in una situazione di assoluta emergenza, senza alcuna certezza sul futuro e sulla effettiva possibilità di riuscire a superare questo, ormai interminabile, momento di crisi. Il 2021 quindi potrebbe essere non l’anno della ripartenza ma della morte di molti i live club. Lasciati soli, non considerati, non inclusi nel dibattito pubblico. Tutto questo in un clima di disinteresse generale, come denunciano anche Urban e Afterlife. “Siamo chiusi da un anno – spiegano – e al momento ancora per quanto ci riguarda non si hanno notizie su niente. Per noi la situazione è drammatica. Aderendo alla campagna nazionale con gli altri club, il nostro intento è quindi quello di sensibilizzare tutti, dall’opinione pubblica a chi prende le decisioni, per riflettere su una crisi che non è solo economica e di settore ma anche socio-culturale perché i locali come i nostri sono un fulcro di cultura e socializzazione”.

Locali per la vaccinazione In attesa di risposte, tutto questo universo pensa anche a fare qualcosa per la comunità. È partita così da un consiglio direttivo di Assointrattenimento di inizio dicembre, la proposta fatta agli imprenditori iscritti all’associazione e più in generale a tutte le discoteche italiane chiuse ormai da quasi un anno, di mettere a disposizione della comunità i propri locali. “Strutture chiuse e inutilizzate che quindi – afferma Luciano Zanchi, presidente dell’associazione – potrebbero servire invece ad ospitare attività sanitarie quali, ad esempio, la somministrazione di vaccini o l’esecuzione di tamponi a beneficio di tutta la collettività”. Tutto ciò quindi per cercare di alleggerire il grande flusso di persone nei centri sanitari che certamente avverrà in fase di somministrazione di massa del vaccino anti-Covid 19. Le discoteche – spiegano – possono essere utilizzate da subito senza la necessità di particolari interventi in quanto dotati di ampi spazi con numerosi ingressi e uscite, di impianti sanitari, e capaci di ospitare contemporaneamente diverse centinaia di persone senza creare pericolosi assembramenti.

Sopralluoghi Da questa proposta sono scaturite le prime “messe a disposizione di discoteche” alle autorità del territorio che sono già avvenute in numerose città italiane e regioni, come anche in Umbria. A ribadire l’adesione in chiave regionale, con i 36 locali aderenti ad Assointrattenimento Umbria (di cui 6 a Perugia) che al momento hanno dato la disponibilità in caso di necessità come luoghi per la somministrazione dei vaccini in sicurezza, è il rappresentante regionale Fabio Faina nonché titolare del Lido Tevere di Ponte San Giovanni. Così come stanno dando la propria disponibilità singolarmente anche molti degli altri non aderenti ad Assointrattenimento. “Dal ministero – dice Faina – ci hanno detto che riapriremo tra un anno, e quindi saranno altri 12 mesi di grande difficoltà per noi. Un danno enorme ma non ci scoraggiamo e intanto, per dare il nostro contributo all’emergenza sanitaria, mettiamo a disposizione della comunità i nostri spazi capienti che devono restare chiusi”. Il commissario per l’emergenza Covid in Umbria, che sta seguendo la questione dei vaccini, come ha ricordato Faina, ha fatto dei sopralluoghi nei giorni scorsi in alcuni locali e con il suo staff sta valutando se potranno essere utilizzati, per capienza, parcheggi. Tra i 22 punti vaccinali annunciati in Umbria, che nelle prossime ore dovrebbero essere anche finalmente individuati e scelti, potrebbero quindi essere inseriti anche questo tipo di spazi.

Rischio chiusure definitive E per il futuro? “Siamo le uniche attività – dichiara ancora Faina – che non hanno ripreso sotto nessuna forma. Abbiamo comunque delle uscite fisse, tra affitti e bollette. Chiediamo di ripartire anche con finanziamenti a medio-lungo termine per poter investire, visto che con le chiusure così prolungate non abbiamo avuto introiti e le strutture e gli impianti tecnologici si logorano. Speriamo che arrivino aiuti anche perché restare fermi un altro anno significa decretare la fine di molti locali. Secondo una stima fatta a livello nazionale 1/3 dei locali non ripartiranno comunque a fine della pandemia e anche in Umbria la situazione rispecchia purtroppo questa triste realtà”. Osservatori del settore chiedono inoltre anche ai locali umbri di fare attenzione a chi arriva “con soldi di dubbia provenienza” per acquistare i locali, facile preda quindi di un sistema organizzato che ha quindi tutte altre motivazioni rispetto a quelle di rilanciare spazi d’intrattenimento regionali.

Cambio marcia Con i cosiddetti “decreti ristori” – denunciano ancora da Assointrattenimento – “vengono inflitti ulteriori aggravamenti della situazione per la quasi totalità del settore che, a differenza di quanto annunciato (400% del valore dei rimborsi parametrati alla differenza di incasso raffrontando il mese di aprile2019 con lo stesso mese del 2020), nella realtà risultano validi solo per un numero minimo di imprese dello spettacolo”. La richiesta è quindi quella di “cambiare marcia, per aiutare le imprese in difficoltà ma soprattutto per iniziare ad avere una strategica visione per la futura ripartenza delle attività”.

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