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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 00:08

Le finte malattie dei no green pass lievitano in Umbria: oltre il doppio di certificati medici

I dati dell’Inps parlano chiaro: ecco il rapporto tra quanti erano in malattia prima e dopo l’obbligo

di Maurizio Troccoli

Lievitano i certificati medici dei dipendenti pubblici e privati consegnati all’Inps nell’ultimo periodo. L’effetto ‘raddoppio’ dei presunti malati si fa evidente quando si mettono a paragone i dati di una settimana sull’altra. Prendiamo ad esempio il 15 di ottobre che è di venerdì e mettiamolo a confronto con il venerdì precedente. L’8 ottobre in Umbria avevamo 802 certificati medici presentati dai lavoratori all’Insp. Il venerdì successivo ne abbiamo 1042. Vale a dire precisamente 240 lavoratori malati in più. Proviamo a fare un altro confronto: quello del lunedì sul lunedì precedente. Vediamo che il 18 ottobre abbiamo 2507 lavoratori che sono in malattia in Umbria, mentre il lunedì precedente, ovvero l’11 ottobre, ce n’erano 2118, una differenza tonda di 389 lavoratori in malattia. Ovvero un rapporto in crescita e che potrebbe essere destinato a continuare a salire.

I dati C’era chi sosteneva che a pensar male si fa peccato ma, spesso, ci si azzecca. E se non fosse sufficientemente chiaro, stiamo parlando delle date attorno all’introduzione dell’obbligo del green pass, scattato, in tutta Italia, venerdì 15 ottobre. Quando in Umbria ci troviamo improvvisamente con 240 lavoratori malati in più rispetto al venerdì precedente. Un numero che cresce considerevolmente. Infatti tenuto conto che si trova in mezzo il fine settimana, se passiamo da venerdì al lunedì successivo ci troviamo da 1042 lavoratori malati il venerdì a 2.507 il lunedì 18 ottobre, il primo lunedì sotto l’obbligo di green pass. Un scatto di 1465 lavoratori malati in più in soli due giorni. Cioè lunedì ci sono molti più del doppio di lavoratori malati rispetto a venerdì. E’ il fenomeno che gli osservatori definiscono ‘finte malattie da green pass’ e che sarebbe spiegato dal fatto che conviene raggirare piuttosto che venire sospesi. In effetti presentarsi a lavoro senza green pass significherebbe venire sospesi. Quindi perdere lo stipendio da qui alla fine dell’obbligo, ovvero fino al 31 dicembre (data attuale del termine), ma anche il pagamento dei contributi e una serie di vantaggi quali possono essere gli assegni familiari. Se invece di farsi sospendere si risulta malati, allora si evitano queste conseguenze spiacevoli.

Raggiro? Qui c’è da fare una doppia considerazione. Se chi pensa male, come chi scrive, non si sbaglia, c’è da tenere conto dell’eventuale complicità dei medici nel rilasciare certificati fasulli, oltre all’incapacità dei controlli. Tuttavia ci si potrebbe anche domandare perchè mai fare la morale ai medici e non all’eventuale lavoratore che raggira il proprio datore di lavoro fingendosi malato. Non sono entrambi lavoratori e pertanto moralmente legati con un patto di onestà verso chi garantisce il reddito? Certo, il medico, risponde anche a una deontologia. Ma non è il solo. C’è poi la questione dei controlli. Stando ai dati dell’Inps, in Umbria, ci sarebbero 2 medici legali che dovrebbero procedere ai controlli di oltre 2500 lavoratori in malattia attualmente. Per quanto l’Inps possa fare ricorso ai medici in convenzione per questa attività di monitoraggio, è facile comprendere che il meccanismo delle finte malattie non è impossibile a realizzarsi. Basta cioè trovarsi un medico che certifica una malattia senza accertarla. Complicato?

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