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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 18:34

Laboratori di analisi, in Umbria troppe frammentazioni e doppioni: ecco il nuovo modello

La giunta ridisegna il sistema che colloca gli ospedali su tre livelli basati su diversi gradi di complessità delle prestazioni

Il laboratorio di Microbiologia di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Due laboratori – a Perugia e Terni – in cui eseguire ogni tipo di prestazione, altri cinque in altrettanti ospedali di primo livello in cui verranno fatti tutti i tipi di analisi a parte quelli legati all’alta specialità e, infine, sei laboratori in altrettanti presidi di base in cui saranno garantite le prestazioni a bassa complessità. È questo il nuovo modello di «riorganizzazione e razionalizzazione» della rete dei laboratori di analisi approvato mercoledì dalla giunta regionale.

Il precedente L’ultimo riassetto, che risale al 2018, prevedeva cinque centri hub (negli ospedali di Perugia, Terni, Foligno, Orvieto e Castello) e nove spoke a Castiglione, Pantalla, Branca, Umbertide, Amelia, Nardi, Spoleto, Assisi e Nocera. Un modello che garantiva diagnostica di base e urgenze sia per i ricoverati sia per coloro che arrivano nei pronto soccorso, copertura in rete H24 e un assetto organizzativo con una presenza attiva (articolata in sei o dodici ore) sulla base delle prestazioni previste e delle dotazioni organiche.

Nuovo modello Nel luglio scorso Palazzo Donini ha deciso di affidare alla professoressa Carla Ferri, ex direttrice del laboratorio centralizzato di Patologia clinica ed Ematologia dell’ospedale di Perugia, l’elaborazione di una revisione complessiva. Analizzando la situazione la professoressa, che si è avvalsa di una serie di collaboratori, ha individuato diversi mali del sistema: eccessiva frammentazione della rete, che prevede centri diagnostici spoke anche in strutture ospedaliere con un numero limitato di dimissioni, troppe duplicazioni nella tipologia di esami anche nei centri vicini agli hub di primo livello e una «disomogenea distribuzione» dei cittadini residenti rispetto a dotazioni tecnologiche e mission dei centri hub di primo e secondo livello.

Cosa cambia La riorganizzazione è dettata anche da quanto previsto dal decreto ministeriale 70 del 2015 (che fissa gli standard dell’assistenza ospedaliera) e ha come obiettivi la garanzia di un adeguato trattamento ai cittadini dei diversi distretti, risparmi di risorse, migliorare l’efficienza, valorizzare le professionalità e rendere disponibili i dati di laboratorio agli utenti e ai professionisti, ovviamente nel rispetto di privacy e sicurezza, riducendo anche i tempi di risposta. Gli ospedali di Perugia e Terni saranno quindi i due centri hub dedicati a tutte le prestazioni a favore dei pazienti interni e di quelli del bacino di riferimento; gli ospedali di Città di Castello, Branca, Foligno, Orvieto e Spoleto garantiranno tutte le prestazioni a parte le alte specialità, mentre nei presidi di Umbertide, Castiglione, Pantalla, Assisi, Narni-Amelia, Orvieto e Norcia-Cascia ci si occuperà di esami a risposta rapida a bassa complessità.

Le azioni Al centro del progetto ci sarà anche una adeguata programmazione della logistica, con un sistema di trasporti che «dovrà garantire – scrive la giunta – sicurezza, tracciabilità, tempestività e qualità di risultato delle analisi». Prevista anche una standardizzazione della gestione del controllo di qualità, la definizione degli esami a bassa complessità da implementare nei diversi ospedali (come le alte specialità di esclusiva competenza degli hub), una pianificazione unica per le gare relative a macchinari e kit, una formazione mirata per il personale e un tariffario delle prestazioni che regoli remunerazioni e rapporti tra le aziende territoriali. A questo punto la palla passa ai vertici delle aziende (il cui ricambio è ufficialmente iniziato nei giorni scorsi), che entro 30 giorni dovranno proporre un modello attuativo.

Twitter @DanieleBovi

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