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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 07:58

La lega al Pride: «Si chieda scusa per la volgarità a cui abbiamo assistito davanti ai bambini»

«Ci complimentiamo con tutte le istituzioni che, preventivamente, hanno preso le dovute distanze da questo evento»

©Camilla Fiorito

Non fosse stato chiaro fino a oggi la determinazione della Lega a non concedere patrocini all’Umbria pride, viene ribadito: «Le fotografie di esibizioni oscene – scrive il gruppo Consiliare Lega – ci creano imbarazzo, soprattutto per tutti quei bambini che, loro malgrado, avranno avuto modo di vederle – proseguono i consiglieri -. Ci domandiamo come si possa giustificare ai loro occhi, che quelle sceneggiate esibizioniste abbiano a che fare con il rispetto dei diritti, forse non ne hanno nemmeno coloro che tali cortei hanno la pretesa di difendere. Prendiamo nettamente le distanze anche dalle frasi blasfeme scritte in molti cartelli. Ma la cosa gravissima si è concretizzata nelle dichiarazioni finali, dove con inaccettabile spregiudicatezza si è tentato di gettare discredito, con il meschino pretesto di casi di pedofilia, su tutta la Chiesa cattolica e sulle associazioni che, con riferimento a valori cristiano cattolici, condivisi dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, salvano con le loro opere persone in difficoltà, famiglie e bambini da amari destini di solitudine. Ci complimentiamo con tutte le istituzioni che, preventivamente, hanno preso le dovute distanze da questo evento e confermiamo il nostro impegno all’interno delle stesse a contrastare il caos voluto da taluni con le certezze identitarie della nostra cultura. Crediamo che per resistere alle sfide del terzo millennio, oggi non abbiamo bisogno di generare confusione, ma al contrario, recuperare centralità e sicurezza delle figure fondanti dello Stato e della famiglia. Continueremo a vigilare per questo ad ogni livello».

Sulla stessa linea il consigliere regionale Pastorelli che attacca il capogruppo Pd Simona Meloni. La consigliera Pd ha parlato di «avvilente siparietto» messo in scena da Provita e Famiglia, affermando che «i venti partecipanti si commentano da soli». Ha anche sottolineato come a a fomentare la protesta contro la presidente leghista della Giunta regionale Donatella Tesei c’erano il capogruppo della Lega in Regione Stefano Pastorelli e i consiglieri Daniele Carissimi e Valerio Mancini. Li ha definiti «retrogradi» «contro le libertà individuali e il corpo delle donne. Ha poi aggiunto: «Stentiamo a credere che la presidente Tesei si sia trasformata da garante di un percorso condiviso, a nemica del popolo della famiglia, solo per aver concesso, a sua insaputa o indotta all’errore da un funzionario poco zelante (come sostiene Pastorelli) un patrocinio al prossimo Pride. Sarebbe bello che ciò rappresentasse un gesto di abiura rispetto al progetto ultraconservatore immaginato dal senatore Pillon che, su questi temi, pensa di guidare l’Umbria in forma eterodiretta. Ma non sarà così. Al contrario, ci attendiamo un’offensiva ancora più liberticida da parte dei consiglieri regionali della Lega tesa a modificare leggi e statuti regionali al solo scopo di ridurre gli spazi di democrazia e di civiltà»

Lunedì arriva la risposta di Pastorelli a Meloni: «Dimostri di essere coerente con sé stessa e chieda scusa per le volgarità a cui abbiamo assistito». Se la prende anche con «certa stampa» e continua parlando di «bambini costretti a guardare spettacoli indecorosi di gente in pose oscene, insulti gratuiti nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni, blasfemie lanciate dal palco contro la religione cristiana e vergognosi attacchi contro i parroci dell’Umbria trattati tutti da pedofili ‘con le mani nelle mutande dei bambini’. È questo – prosegue Pastorelli – quello che pensa il Partito democratico? Con una mano – conclude – si chiede rispetto e comprensione, con l’altra si insulta e si offendono in modo indecente non solo valori fondanti come la famiglia e la fede, ma chi si ‘permette’ di avere visioni diverse dalle loro. Ci dica la Meloni se questo è rispetto. E chieda scusa»

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