martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:14

La denuncia: «Donna partorisce nel parcheggio dell’ospedale», direzione: «medici lì subito»

La denuncia: «Una sbarra chiusa», la risposta: «Ha partorito con operatori 118». Ecco la ricostruzione

Il pronto soccorso (foto archivio F.Troccoli)

di M.T.

La denuncia è che una donna sarebbe riuscita ad arrivare in ospedale per partorire ma, a causa di una sbarra chiusa, sarebbe stata costretta a fare nascere la bambina fuori, nel parcheggio, alla sola presenza del marito. La risposta dell’ospedale è che invece i medici, sono immediatamente giunti sul posto e che la bambina sarebbe nata assistita dal personale del 118.

L’ospedale Chi denuncia è un esponente dei Verdi, Gianfranco Mascia, sul proprio profilo social, attraverso un post che descrive le tappe della vicenda. Dalla partenza da casa, alla telefonata al 118, fino al coordinamento con gli operatori, l’arrivo al parcheggio, la sbarra chiusa per accedere al reparto e poi: le urla e la disperazione del marito della donna, un citofono che suona a vuoto e il parto portato a termine da soli. Chi risponde è la direzione dell’ospedale che, attraverso una nota, parla di «parto precipitoso» e spiega che dalle verifiche di tabulati e telecamere di videosorveglianza «la prima telefonata di allerta è arrivata al 118, durante il tragitto per raggiungere l’ospedale, registrata alle ore 4.38». Mentre «dai video risulta che il conducente che accompagnava la mamma, si è fermato davanti alla sbarra alle ore 4.41.37 sec. ed ha suonato il campanello alle ore 4.41.44 secondi. Alle ore 4.43 il marito comunica telefonicamente al 118 che si trova difronte alla sbarra di accesso ma che la stessa non si apre. A questo punto l’operatore del 118 dirige l’autoambulanza medicalizzata, già preallertata dalla precedente telefonata, che arriva sul posto alle 4.44. Contemporaneamente all’arrivo dei sanitari, la donna ha aperto lo sportello della propria autovettura e, assistita dagli stessi operatori, ha dato alla luce una bambina». Sarebbe quindi trascorso all’incirca un minuto da quando viene comunicata la sbarra chiusa all’arrivo dell’ambulanza. E’ ancora l’ospedale a informare del fatto che la «madre e la neonata sono stati trasferiti  a cura degli operatori del 118 nel reparto di Ostetricia e presi in carico dal personale. Entrambi stanno bene, la bambina è nata in perfette condizioni come risulta dagli indici di benessere neonatale. L’evento conclusosi felicemente pure con l’inconveniente dichiarato può essere inquadrato clinicamente secondo le valutazioni dei professionisti come ‘parto precipitoso’».

La denuncia Il post della denuncia invece recita così: «E’ sera, Alessia C., una ragazza di 32 anni incinta, ha le contrazioni, Francesco V., il marito, parte da Corciano, dove la coppia abita, con l’auto verso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia; nel frattempo concordano al telefono con il Pronto soccorso la necessità di trovare tutto pronto perché il tempo tra una contrazione e l’altra sta diminuendo». E’ il racconto di Mascia che prosegue: «Dal Pronto soccorso assicurano che possono dirigersi verso il reparto maternità, dove tutto sarà predisposto per il parto. 15 minuti è il tempo del tragitto, per giungere da Corciano all’ospedale. Quando arrivano davanti alla Maternità, come concordato con i medici, si trovano davanti un ostacolo, l’entrata è chiusa da una barriera automatica. Le contrazioni aumentano e i due futuri genitori suonano il campanello a più non posso, ad un certo punto Francesco urla, e le sue grida si confondono con quelle di Alessia che ormai non ce la fa più a trattenersi. A quel punto non possono più aspettare, decidono di far sdraiare Alessia sul marciapiede, ormai non c’è più tempo. Così Francesco la aiuta a partorire Carolina, una splendida bambina, sull’asfalto, senza aiuto di un dottore, né di un’ostetrica, né di un infermiere, Da soli, con tutti i rischi del caso. Alessia, sdraiata sul selciato, ha la bambina in braccio con il cordone ancora da tagliare, quando arriva l’ambulanza dal Pronto soccorso dove il personale sanitario le fa accomodare sulla lettiga e le porta, finalmente, passando dall’entrata del Pronto soccorso, al reparto maternità. La storia ha un bel finale, ma le cose sarebbero potute andare diversamente».

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