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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 17:53

Invasione del pesce siluro in Umbria: ce n’è talmente tanto che è meglio conviverci e iniziare a cucinarlo

Intervista all’esperto. Si tratta di specie aliena che nel Tevere supera addirittura il quintale

Catturato a spinning nel fiume Po durante una piena il 19 febbraio 2015 alle ore 10,00 da Dino e Dario Ferrari - team Sportex Italia

di Maurizio Troccoli

Dopo avere ascoltato l’esperto, considerato che le informazioni sul fenomeno del pesce siluro in Umbria sono carenti e non ne restituiscono l’entità, si potrebbe raggiungere direttamente la conclusione che, eradicarlo è quasi impossibile. Meglio imparare a conviverci e, magari, come fanno in diversi paesi dell’est, cucinarlo. Sul fenomeno è stato intervistato Michele Croce, responsabile della Regione Umbria per la Tutela del patrimonio ittico e pesca sportiva.  Stiamo parlando del ‘peggiore pesce in assoluto’ che le acque di laghi e fiumi in Umbria potessero ospitare. Questo a parere di chi pratica la pesca sportiva. Tra cui, potrebbe nascondersi, chi ha immesso e immette questo pesce nelle nostre acque, portandolo. Così, per divertirsi a pescarlo. Ma sono congetture, ipotesi che non trovano riscontro obiettivo. I riscontri invece ci sono, eccome, rispetto alla capacità che ha questo pesce, di stravolgere l’ecosistema nel quale arriva. E’ come una pianta infestante. Arriva lui e tutto cambia. Non perché abbia chissà quali caratteristiche ‘pestifere’, ma perché ha grandi dimensioni.

E’ così’?
Si è una specie aliena e invasiva che compromette la struttura della comunità ittica autoctona. E’ in grado di raggiungere dimensioni notevoli, noi ne abbiamo pescati di 15 chili, ma arrivano ben oltre, e quindi mangiano più di altri pesci e soprattutto mangiano gli altri pesci. Mentre il rischio di essere mangiati a loro volta si riduce man mano che crescono.

Cosa fare quindi?
Non è facile stabilirlo. Intanto pensare di eradicarli è pressoché impossibile, richiederebbe grandi sforzi operativi e non solo. Per ora come Regione Umbria, abbiamo soltanto appena iniziato una prima fase di contenimento. Tra l’altro semplicemente autorizzando chi la compie. E’ accaduto a Umbertide su iniziativa della Fipsas (Federazione italiana per la pesca sportiva), a cui abbiamo detto sì a una tecnica, quella dell’elettrostorditore, che spinge i pesci in reti generalmente non autorizzate.

Ma è vero che dove arrivano loro non ci sono più altri pesci?
E’ una questione di quantità, di equilibri. Come detto compromettono gli ecosistemi, quindi distruggono altre specie. Ma è vero anche che dove li troviamo individuiamo anche altre specie. In che misura? E’ questo il problema. Possiamo affermare che le comunità ittiche si ri-tarano. Ci sono specie co-evolute che hanno sviluppato abilità antipredatorie proprio convivendo, in passato, con questa specie. Quindi riescono a resistere e a convivere. Altre no, quindi vengono drasticamente ridotte.

In quali acque dell’Umbria è presente?
Prevalentemente lungo tutto il tratto del Tevere. Qui, nella zona del lago di Corbara ha raggiunto dimensioni che superano il quintale. E’ l’area di maggiore presenza, quindi nella Media Valle, nelle vicinanze di Todi. E’ poi è presente lungo tutto il Chiascio e nel Topino. Qui abbiamo esemplari di massimo 20 chili, segnalati. Non è presente nel Trasimeno. Ma, per intenderci, ne sono stati segnalati un paio di esemplari anche al Clitunno dove le caratteristiche dell’acqua non ne consentirebbero l’adattabilità. Significa che vengono immessi illegalmente. Anche lungo il Chiascio, perchè non riuscirebbero a raggiungerlo dal Tevere, tenuto conto degli sbarramenti difficilmente superabili.

L’impatto è notevole, le persone che erano abituati ad altri ecosistemi si lamentano, come i pescatori…
Comprensibile. L’impatto è dovuto anche alle grandi dimensioni. Questi sono pesci che arrivano da fiumi come il Volga, il Danubio. Chiaro che le dimensioni del Chiascio o del Tevere non reggono il confronto.

Insomma bisogna conviverci…
Se non si compiono scelte di maggiore mitigazione, credo che l’ipotesi più probabile, al momento sia questa.

E allora andrebbero cucinati anche in Umbria…(ride). C’è chi fa la battuta che qualche sagra ne favorirebbe la cattura, che ne pensa?
Non abbiamo una tradizione al consumo di questo pesce. E non è detto che cucinarlo significhi contenerlo, anzi potrebbe accadere il contrario. Tuttavia in altri paesi questa tradizione esiste. E c’è persino chi lo considera prelibato.

Nota a margine. Il pesce siluro è commestibile e viene anche allevato. Se ne consuma molto anche in Francia. bisogna stare attenti che non provenga da acque inquinate, accumulando nella parte grassa metalli pesanti o altre sostanze dannose. Gli esperti consigliano di concentrarsi su esemplari di massimo 15Kg per il consumo alimentare, meglio se si consumano quelli da 2 chili, che non superano i 12 mesi. Evitare quelli giganti. Presenta carni bianche, delicate e compatte con poche spine, basso apporto calorico, di poco superiore a quello del merluzzo. Presenta molte proteine, vitamine B12 e minerali. Viene acquistato fresco o affumicato, essiccato o salato. Alta tenuta in cottura, si presta quindi per stufato, fritture, impanature e cotolette, ma anche scaloppine, involtini e tranci al latte di cocco.

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